Il sottosegretario Micillo incontra Informare

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Il sottosegretario Micillo: «Ecco come stiamo intervenendo sul Litorale Domitio»

Salvatore Micillo, sottosegretario al Ministero dell’Ambiente, è stato ospite della nostra redazione per una lunga intervista, grazie alla quale ha spiegato i suoi attuali impegni per la tutela ambientale e gli interventi da mettere in campo sul Litorale Domitio.

Un territorio divenuto complesso ha ora più che mai bisogno di risposte concrete, di sinergia tra le istituzioni. La disponibilità e le costanti attività del sottosegretario Micillo ci fanno percepire finalmente un’attenzione seria da parte dello Stato in questi territori, ma siamo ben consapevoli che ancora tante emergenze hanno bisogno di una risoluzione definitiva che sia monito di una legalità spesso latitante.

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Iniziamo da una panoramica sulle questioni ambientali del territorio campano in generale, con un approfondimento del territorio casertano.

«Partiamo dalla presenza dello Stato in queste zone e vi ringrazio per il titolo dato ad un vostro recente articolo, che è appunto “finalmente lo Stato è sul territorio”. Lo gridavo già da parlamentare d’opposizione che lo Stato deve fare lo Stato. Per il dissesto idrogeologico sono stati stanziati dal Ministero dell’Ambiente, del Sud e dalla Presidenza del Consiglio undici miliardi, per ogni territorio che necessita di essere messo in sicurezza e, ove i comuni fossero troppo piccoli, il Ministero mette a disposizione competenza e fondi. Quando ci sono difficoltà, diciamo: “Venite al Ministero, ragioniamoci assieme”. Per i Regi Lagni il focus è particolare: stiamo lavorando ad un masterplan, ci sono molti fondi ma dobbiamo focalizzarli bene. Si tratta di mettere in sicurezza un territorio e farlo riemergere».

Senza controllo si rischierebbe di ritrovarsi nella stessa problematica: con questi fondi sono previsti anche strumenti di videosorveglianza e controllo?

«Il masterplan a cui stiamo lavorando è ragionato su breve, medio e lungo termine. Quello in breve termine si riassume nel mettere in sicurezza, sorveglianza ed eliminazione del materiale accumulatosi nei canali. In seguito saranno previsti interventi più strutturali; è utile ricordare che parliamo di opere borboniche che erano state realizzate anche per trasportare navi. Ragionarci ora significa rimodernare un pensiero che era certamente all’avanguardia per quegli anni, ma le priorità sono sicurezza e controllo».

L’ultima firma apportata dal Ministro Costa riguarda il Piano Stralcio 2019: partiranno i primi 263 interventi, alla Campania destinati 16 milioni di euro. Sono previsti altri interventi oltre ai primi 263?

«Si tratta dei primi 365 milioni degli 11 miliardi stanziati. Sul dissesto idrogeologico c’è una piattaforma regionale dove i comuni possono indicare quali sono gli interventi necessari sul proprio territorio. Il Ministro Costa ha fortemente voluto che la delega al dissesto idrogeologico passasse dalla Presidenza del Consiglio al Ministero dell’Ambiente. Altra delega importante, che prima non esisteva, era quella all’economia circolare».

Dopo quattro anni, quali sono i riscontri della legge 68/2015?

«Dai dati raccolti da Legambiente, le infrazioni ambientali accertate sono state 28.137, mentre sono state 35.104 le persone denunciate e 252 quelle arrestate. I sequestri superano quota 10.000. Le contestazioni da parte delle forze dell’ordine sono complessivamente pari a 1.108. Oltre 5 milioni di euro di sanzioni sono rientrate nelle casse dello Stato. Per la legge 68/2015 la difficoltà maggiore è stata la sua attuazione: eravamo all’opposizione, inoltre alcuni magistrati credevano che mettesse in pericolo i processi antecedenti alla legge».

Come si sta muovendo il Ministero per incentivare la green economy e diffondere questa nuova presa di coscienza ambientalista che potrà salvare il nostro futuro?

«Parliamo di due cose complementari: da una parte la green economy che oggi rappresenta 88 miliardi di investimenti e 575 mila persone occupate. Dall’altra parte noi siamo partiti con un progetto insieme al MIUR che mettesse insieme fondi per arrivare nelle scuole. Il mio sogno è di poter arrivare a fine legislatura con un’ora di educazione ambientale obbligatoria in tutte le scuole.Sarebbe il più grande messaggio da lasciare alle prossime generazioni».

Lei è l’ideatore della campagna #iosonomare. Come sta procedendo?

«Anche #iosonomare purtroppo è basata su un’emergenza. Il pescato dei nostri mari è attualmente costituito per almeno il 50% da materiali plastici, quindi la catena alimentare è completamente saltata. Ingeriamo plastica ogni giorno. Il d.l. Salvamare, con la campagna #iosonomare, incentiverà i nostri pescatori a recuperare la plastica raccolta in mare. Prima a loro conveniva rigettare tutto in mare anche perchè, se l’avessero accumulato sulla barca potevano rischiare delle sanzioni. A seguito di sperimentazione di poche settimane è stato possibile recuperare circa 70/80 tonnellate di plastica. Credo che #iosonomare possa rappresentare una grande azione di tutela del mare da parte dello Stato».

di Antonio Casaccio

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°196
AGOSTO 2019

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