il sogno di burney

“Il Sogno di Burney” a Caserta: uno spettacolo di prosa e musica

Redazione Informare 10/08/2022
Updated 2022/08/11 at 11:50 AM
7 Minuti per la lettura

Nell’edizione di quest’anno, Campania Teatro Festival ha voluto ricordare la grande epopea del Settecento Musicale Napoletano attraverso uno spettacolo, Il Sogno di Burney, andato in scena il 10 luglio 2022 presso il Teatro comunale di Caserta e prodotto dall’Associazione Maria Malibran.  

È l’epoca del Gran Tour, è l’anno della visita di Wolfgang Amadeus Mozart a Napoli e il 16 ottobre del 1770, si ritrova nella Capitale del Regno uno dei pionieri della storiografia musicale l’inglese, Charles Burney. Napoli era una meta ambita per i viaggiatori del Gran Tour, Charles Burney arriva in Città spinto dalla voglia di conoscenza e soprattutto dalla voglia di capire da vicino come a Napoli si affrontava lo studio della musica e come si realizzava quella copiosa produzione di opere rappresentate nei numerosi teatri cittadini San Carlo in testa. 

Ne Il Sogno di Burney Raffaella Ambrosino, che impersonifica la Regina Mab, Shakespeariana  fata  delle nuvole,  insieme ai suoi compagni d’arte, gli attori Patrizio Rispo e Stefano Sannino, il costumista Artemio Cabassi, il regista Riccardo Canessa, anche nei panni di un burbero impresario, costruiscono un percorso fantastico nella storia musicale della Napoli del Settecento che attraverso il Canto-Incanto della protagonista proiettano nella visione degli spettatori le gradi figure dei musicisti amati da Charles Burney: Georg Friedrich Händel, Niccolò Jommelli, Rinaldo di Capua, Giovanni Paisiello, Domenico Cimarosa, Riccardo Broschi, Henry Purcell. 

Ed è la musica la protagonista di questo spettacolo con gli adattamenti, la ricerca e lo studio filologico delle partiture musicali affidata al giovane ma già abile Riccardo Iozzia Ambrosino e l’esecuzione dei virtuosi e raffinati violini di Marco Piantoni e Nunzia Sorrentino, il violoncello di Raffaele Sorrentino, guidati al cembalo da Cosimo Prontera

“Il Sogno di Burney”: intervista a Raffaella Ambrosino  

Raccontare la musica del Settecento Napoletano attraverso un “Sogno” di Charles Burney. Come nasce questa idea? 

«L’ idea dello spettacolo “Il Sogno di Burney” è nata leggendo il Diario di viaggio che il musicologo inglese scrisse nel 1771, “Viaggio musicale in Italia” in cui Charles Burney racconta che il suo incontro con Georg Friedrich Händel fu la folgorante scintilla per l’ispirazione a intraprendere il lungo viaggio fino a Napoli, ed è lì che trova il massimo del piacere Musicale. In effetti più leggevo il libro e più immaginavo Mister Burney passeggiare per le strade di Napoli in cui io avrei voluto vivere, quella del secolo d’oro, cioè il diciottesimo secolo». 

Determinante la collaborazione in questo lavoro di Riccardo Iozzia Ambrosino. Che emozione si prova a lavorare con il proprio figlio?  

«La collaborazione professionale con Riccardo rappresenta le fondamenta stesse delle produzioni dell’Associazione Maria Malibran di cui sono presidente. Tutte le mie idee sono sostenute da Riccardo in cui ho sempre riconosciuto il talento per la composizione sin da piccolo. Il lavoro di ricerca filologico e di analisi della partitura a cui io e mio figlio lavoriamo in sinergia è la struttura sostanziale di ogni progetto artistico. Mio figlio rappresenta per me la sicurezza professionale e mi riempie di orgoglio averlo al mio fianco in ogni produzione. Mi ritengo una madre molto fortunata». 

Quattro musicisti eccezionali esponenti della musica barocca italiana, Marco Piantoni e Nunzia Sorrentino ai violini, Raffaele Sorrentino al violoncello e Cosimo Prontera Maestro al Cembalo. Come è stato affrontato il difficile repertorio che lei ha cantato? 

«Ho voluto fortemente un ensemble strumentale piccolo ma immensamente grande di qualità poiché il repertorio barocco di scuola Napoletana è tra i più difficili e solo chi vive con passione e competenza questa musica può davvero eseguirla per com’è stata scritta. Non avevo mai lavorato con questo ensemble e quindi forse eravamo un po’ tesi al primo incontro ma poi di lì alle prime note siamo diventati un solo strumento, il sogno si è riempito di luce ed io, su quel tappeto armonico scritto e suonato con grande maestria, ho potuto indossare il più bell’abito musicale per il mio Burney». 

Pensa che questo spettacolo possa essere riproposto in Inghilterra, patria di Charles Burney? 

«È il mio desiderio più grande ripercorrere il viaggio che fu del musicologo a ritroso e quindi da regina dei sogni degli inglesi riportare Mister Burney a casa, e cantando pagine di musica partenopea, raccontare chi era Charles Burney per la città di Napoli nel 1770. 

Intervista a Patrizio Rispo 

Voce narrante del colto viaggiatore Charles Burney. Come ha affrontato questo ruolo?  

«Questa esperienza è stata un piacevole momento del mio lavoro. Per me è sempre una gioia lavorare con musicisti, cantanti, perché quella affrontata con “Il Sogno” di Burney” è una forma di spettacolo che oggi trovo molto consona alla mia età e al mio modo di fare l’attore. È molto interessante la commistione tra le varie arti, tra l’altro i musicisti e i cantanti sono una categoria che adoro». 

Sappiamo che lei è un grande appassionato di musica, quanto incide la musica sul suo lavoro di attore?  

«Per me la musica è stata sempre la mia compagna di vita, mi sveglio e mi addormento sempre con la musica e anche quando non c’è la sento, passeggio e mi immagino fischiettando tra me e me la musica». 

Come si è trovato a lavorare con artisti che provengono da molteplici e varie esperienze? 

«Molto bene, era un ensemble di amici oltre che di artisti per cui ci siamo divertiti così come fanno i jazzisti ad improvvisare. Anche il tipo di messa in scena che volevamo realizzare, ha incontrato subito realizzazione e ci siamo trovati subito nelle corde giuste.  Un ensemble di musicisti eccellenti, un mezzosoprano di rinomata fama come Raffaella Ambrosino, avevo la garanzia di un testo scritto da Stefano Valanzuolo, la regia di un esperto regista come Riccardo Canessa e il celebre costumista Artemio Cabassi. Insomma è stata una esperienza molto piacevole che spero di ripetere quanto prima».  

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