diritti televisivi

Il sistema economico sportivo: il funzionamento dello spettacolo e la gerarchia dei diritti televisivi

Redazione Informare 21/11/2022
Updated 2022/11/24 at 11:36 AM
6 Minuti per la lettura

Lo sport e il rivoluzionamento tecnologico: nascono i diritti televisivi

Di sport viviamo quotidianamente, sarà perché è un veicolo di intense emozioni.

Dal successo popolare, con l’avvento della tecnologia e lo sviluppo di macchine di ripresa capaci di trasmettere in diretta, gli eventi sportivi hanno raggiunto un’affermazione di massa.

Competizioni regionali, nazionali, internazionali e mondiali guidano folle di persone negli stadi di tutto il mondo. Chi non riesce a raggiungere fisicamente i grandi templi dello sport, può allo stesso modo godere dello spettacolo del momento fruendolo comodamente da casa.

«E con la possibilità di irradiare avvenimenti in diretta, lo sport si è trasformato in un formidabile veicolo pubblicitario. Così l’obiettivo delle emittenti televisive è diventato quello di acquistare, in via esclusiva o più vicina possibile, il diritto di trasmissione (fonte Treccani)».

È un circuito economico delicatamente connesso. L’aumento delle entrate delle società sportive influenza il mercato degli atleti professionisti, in quanto il loro talento può essere meglio retribuito, e la TV a sua volta migliora qualità e quantità dell’offerta sul mercato per fidelizzare lo spettatore-consumatore. Quest’ultimo, influenzato dal messaggio televisivo, diventa acquirente di beni e servizi; quindi, l’efficacia di tecniche pubblicitarie e sponsorizzazioni si ripercuote sui risultati di vendita delle imprese.

La tematica relativa ai diritti di trasmissione audiovisivi degli eventi sportivi all’inizio del nuovo millennio ha subito una decisa implementazione. Soprattutto in Europa il passaggio dalla televisione analogica a quella digitale ha comportato la nascita di una quantità di nuove emittenti e l’accendersi di una forte concorrenza fra queste, in lotta per l’acquisizione dei diritti di trasmissione e di vendita.

Al canone televisivo pagato all’emittente di Stato si è affiancato l’abbonamento a tema nel caso delle pay-TV, o una determinata tariffa per ogni singola rappresentazione nel caso della pay-per-view. Di fronte alle pressioni del mercato – la grande domanda di avvenimenti sportivi da parte dei telespettatori, accompagnata dall’ingente massa di denaro offerta dalle catene televisive ‒ si è accentuato il potere di condizionamento del settore televisivo sulle federazioni sportive, al punto da portare a cambiamenti nei momenti di svolgimento degli eventi o addirittura alla modifica dei regolamenti tecnici. Gli sport hanno progressivamente accettato le esigenze della televisione, per l’importanza delle risorse economiche conseguentemente generate.

Si pensi, come semplice esempio, all’introduzione, a partire dal 2000, del rally-point system nella pallavolo, oppure ai brevi tempi tecnici di riposo in diverse discipline, sfruttati di fatto per la messa in onda di spot pubblicitari. Da segnalare anche il fatto che in diverse edizioni dei Giochi olimpici alcune finali sono state disputate di mattina per esigenze televisive, in contrasto con quelle tipiche degli atleti che solitamente, per motivi fisiologici, realizzano i loro migliori risultati nel pomeriggio.

La Serie A entra in crisi e perde quota nel sistema dei diritti tv

Ma a cambiare non sono state soltanto le condizioni tecnologiche di fruizione dello spettacolo sportivo. In Italia il campionato sportivo più visionato in assoluto, quello calcistico, è stato oggetto di grosse trasformazioni. La Serie A rappresentava senza dubbio il miglior campionato di calcio al mondo, poi ha perso sempre più peso, fino ad arrivare ai tempi recenti. Ora, i diritti televisivi della Serie A sono scivolati al 4 posto nel ranking dei diritti tv legati allo sport.

A dirlo, oltre ai risultati sul campo nelle coppe europee che negli ultimi anni hanno registrato molte vittorie da parte di club inglesi, tedeschi e spagnoli, sono i numeri. Un riflesso questo del valore della vendita dei diritti televisivi: negli ultimi 10 anni il nostro campionato ha registrato un aumento pari ad “appena” 398 milioni di euro. Cifra importante ma comunque relegata al 4° posto nei 5 migliori campionati al mondo.

Dietro il nostro torneo soltanto la Ligue 1 francese (+115 milioni), davanti un terzetto irraggiungibile con la Bundesliga a +997,8 milioni, la Liga a +1,1 miliardi e infine la Premier League inglese, nuovo punto di riferimento del calcio mondiale, con un aumento di 2,7 miliardi di euro. Numeri impressionanti che esprimono chiaramente la forbice sempre più ampia che si è venuta a creare negli ultimi anni.

La Serie A è in forte crisi. Tra il nostro campionato la Premier League inglese l’abisso non riguarda soltanto l’indice di crescita dei diritti tv, ma anche il valore complessivo degli stessi: 1,127 miliardi per la prima, che dal mercato estero incassa poco più di 200 milioni, 4,126 miliardi per la seconda con proventi equamente divisi tra mercato nazionale ed estero.

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