Amrit Kaur

Il segreto di Amrit Kaur: la principessa indiana deportata dai nazisti

Marianna Donadio 01/10/2022
Updated 2022/10/01 at 1:48 PM
5 Minuti per la lettura

Era il 2007 quando Livia Manera Sambuy, scrittrice e giornalista per il Corriere della Sera, si è messa per la prima volta sulle tracce della principessa Amrit Kaur. Aveva appena perso suo fratello quando, in un viaggio a Bombay, si imbatte in una foto della donna esposta in un museo, affianco a quella di numerosi altri maharaja e maharani (titoli indiani per principi e principesse) degli anni ’20 e ’30. La didascalia al di sotto della foto le apre uno spiraglio su una storia che, da giornalista, non può evitare di approfondire.

La principessa, educata in Inghilterra e in Francia, aveva vissuto a Parigi durante gli anni ’30 ed era rimasta lì fino all’arrivo dei tedeschi. Da una lettera trapela che nel 1940 sia stata poi arrestata dalla Gestapo con l’accusa di avere venduto i suoi gioielli reali per aiutare degli amici ebrei a lasciare la Francia. Verrà per questo motivo deportata in un campo di concentramento, dove morirà nel ’41.

Com’era possibile che una principessa Sikh, che veniva dal Punjab, si facesse arrestare a Parigi dai nazisti per aiutare degli ebrei?

«È stata questa concentrazione di cosmopolitismo ad incuriosirmi. Da qui è iniziata la mia avventura alla ricerca della vera storia, che quasi subito ho capito essere molto più complicata di così» spiega la Sambuy alla presentazione del suo nuovo libro, pubblicato in Italia a inizio settembre, tenutasi al Palazzo Reale in occasione del Campania Libri Festival.

La ricerca della scrittrice la porterà fino alla figlia della donna, ormai ottantenne: Bubbles. L’anziana signora si rivela l’unica della sua famiglia disposta ad aiutarla nelle sue ricerche, che incontreranno invece un astio apertamente dichiarato da parte del resto degli ex reali, decisi a sotterrare la vicenda. La due donne però, all’inizio di questo viaggio alla scoperta del passato, non hanno quasi nessuna traccia della biografia di Amrit. L’unica cosa che Bubbles sa di certo su sua madre è che l’ha abbandonata: aveva pochi anni quando partì per la Francia, lasciando in India lei e il fratello assieme a tutta la loro famiglia. Dare una risposta al grande “perché” di Bubbles diventa quindi il nuovo scopo della scrittrice, che decide di restituire alla donna un ritratto veritiero di sua madre, con cui forse potrà ora finalmente riappacificarsi.

“Il segreto di Amrit Kaur” nel dettaglio

L’opera si articola dunque in tre storie femminili parallele. Da una parte c’è la principessa Amrit Kaur, con la sua storia di mistero e dolore, dall’altra la figlia rimasta per tutta la vita all’oscuro della storia di sua madre, infine c’è la storia dell’autrice stessa e dell’avventura che l’ha portata a mettere insieme i pezzi di questo puzzle.

«Tra i tanti temi, il libro affronta anche quello della perdita. Racconta della mia perdita ma soprattutto delle perdite di Bubbles. Bubbles aveva perso la madre, le ricchezze, lo status, ed è la persona più saggia ed armoniosa che io abbia conosciuto. In suo onore avrei voluto intitolare il romanzo L’arte di perdere».

Nel nostro primo incontro Bubbles mi ha chiesto il perché delle mie ricerche. Io ingenuamente ho risposto che sono una scrittrice, che la storia mi interessava. Solo alla fine ho scoperto che quest’avventura è stata per me un percorso di guarigione. Venivo da un periodo particolarmente difficile e questo libro mi ha liberata completamente. Ho capito che per tutto il tempo avevo cercato di fare per Bubbles quello che non ero stata capace di fare per me stessa. Il fatto di aver permesso a Bubbles di fare pace con questo ricordo, di riavvicinarsi a sua madre, ha profondamente cambiato la mia vita».

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