Il saldo del conto corrente alla morte del cointestatario: cosa succede?

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Se il conto corrente bancario o postale è intestato a più persone, gli intestatari sono considerati creditori o debitori in solido dei saldi del conto (art. 1854 c.c.), ed hanno la facoltà di compiere operazioni anche separatamente (ma in tal caso si parlerà di conto a firma disgiunta). Sovente, la contitolarità del conto corrente riguarda soggetti legati da rapporto di coniugio o vincoli di parentela/affinità, ma può anche riguardare soggetti estranei a tali vincoli o rapporti.

Ma cosa accade alle somme depositate sul conto corrente alla morte di uno dei cointestatari? Della questione se n’è occupata la Suprema Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 4838/2021 (pubblicata il 23 febbraio 2021).

Il caso pratico riguarda due fratelli, i quali, alla morte del terzo fratello, in qualità di eredi di quest’ultimo, citavano in giudizio la moglie del defunto onde ottenere l’attribuzione pro quota della metà delle somme risultanti dal saldo del conto corrente di cui erano intestatari i coniugi. Si costituiva in giudizio la vedova del fratello eccependo che le somme giacenti sul conto provenivano per la maggior parte da suoi conferimenti, e pertanto, chiedeva il rigetto della domanda.
In primo ai grado ai fratelli superstiti veniva riconosciuta una quota del saldo pari ad un terzo, ma in secondo grado, la Corte d’Appello ribaltava completamente la decisione del Tribunale. I due fratelli ricorrevano in Cassazione.

La Suprema Corte, accoglieva il ricorso dei due fratelli stabilendo che “nel conto corrente bancario intestato a due (o più) persone, i rapporti interni tra correntisti non sono regolati dall’art. 1854 c.c., riguardante i rapporti con la banca, bensì dall’art. 1298 c.c., comma 2, in base al quale debito e credito solidale si dividono in quote uguali, solo se non risulti diversamente”. Precisava la Corte, che “la cointestazione di un conto corrente tra coniugi attribuisce agli stessi, ex art. 1854 c.c., la qualità di creditori o debitori solidali dei saldi del conto, sia nei confronti dei terzi che nei rapporti interni, e fa presumere la contitolarità dell’oggetto del contratto; tale presunzione dà luogo ad una inversione dell’onere probatorio che può essere superata attraverso presunzioni semplici – purché gravi, precise e concordanti – dalla parte che deduca una situazione giuridica diversa da quella risultante dalla cointestazione stessa”. E proprio in relazione all’analisi della situazione giuridica, la Suprema Corte ha rimproverato alla Corte di Appello di non aver compiuto “una ricostruzione più articolata dei fatti che avesse avuto riguardo allo svolgimento dell’intero rapporto, considerando solo le singole rimesse”.

Pertanto, in caso di cointestazione di un conto corrente bancario/postale, il correntista che contribuisce all’alimentazione del conto con la maggior parte dei conferimenti, dovrà sobbarcarsi l’onere della prova di tali fatti poiché in mancanza, alla morte di uno dei cointestatari, prevarrà il principio in base al quale se non risulti diversamente, debito e credito solidale si dividono in quote uguali.

Di Davide Daverio

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