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II conflitto in ucraina si sta portando con se oltre all’orrore tipico di ogni guerra, che sempre va ripudiata, una serie di conseguenze di natura “gasivora” e alimentare sulle quali è concentrata l’attenzione dell’intero globo. Si sa che nella vita si fa caso alle cose solo quando mancano e difficile può apparire, nell’era del turbocapitalismo e della velocità delle comunicazioni, ampliare lo sguardo su come altri paesi di cui poco si parla possano godere di una situazione geopolitica di notevole interesse.

È il caso del Kazakistan, la cui posizione geografica, la ricchezza energetica ed il processo di ammodernamento intrapreso nel Paese, lo vedono sempre più influente dal punto di vista internazionale nello scacchiere  centroasiatico: soprattutto negli equilibri delle due potenze confinanti Russia e Cina.

La storia del Kazakistan è contraddistinta da una lunga influenza dalla madre patria Russa fino all’indomani della dissoluzione dell’Unione Sovietica, quando il paese intraprende un percorso di trasformazione iniziando da quello dell’indipendenza politico-economico e industriale. Nel dicembre 1991 con la costituzione della neonata Repubblica Kazaka venne eletto a primo ministro Nursultan Nazarbaev, il quale realizzo un sistema politico autoritario fino al 2015 quando fu rieletto per la seconda volta legando a sé sia i maggiori gruppi economici-finanziari i quali decidevano le sorti politiche ed economiche del paese,  in particolare i ricchi giacimenti di materie prime dove il Kazakistan risulta essere il secondo paese più ricco del centro asiatico.
Solo nel 2019 Nazarbaev decise di dimettersi lasciando la guida del paese ad un suo successore, il fedelissimo Qasym-Jomart Toqaev. Quest’ultimo salito al potere nel 2019 annuncia l’avvio di una stagione di in senso liberaldemocratico: una riforma costituzionale per incrementare il pluralismo politico, una nuova legge elettorale per incoraggiare le pari opportunità, ed altre riforme migliorative di cui necessita il paese. Di fatto nonostante le buone intenzioni annunciate dal primo ministro, la nuova stagione di riforme promesse tali sono rimaste lasciando inalterato lo “status quo” del paese.
Mancate riforme che hanno purtroppo generato disordini, quando nel gennaio 2022 in maniera inaspettata si registrano manifestazioni di piazza da parte della popolazione a seguito della decisione dell’aumento del prezzo del Gpl, quest’ultima è infatti una diretta conseguenza della progressiva liberalizzazione del carburante, attualmente venduto esclusivamente secondo le leggi di mercato, che nel quotidiano si è rivelata insostenibile nella gran parte della classe media.
Ma non solo l’aumento del prezzo del gas. Tensioni sono state generate anche a causa dell’inflazione in aumento attestatasi all’8,7% annuo nel 2021 e il fatto che un’economia basata esclusivamente sull’esportazione di risorse naturali sembrava offrire poche opportunità di diversificazione. Contesto difficile a cui si aggiunse il mancato rilancio del mercato del lavoro favorendo così la concentrazione di ricchezza solo ad una ristretta elitè a discapito delle classi operaie, tanto da far aumentare il divario socioeconomico nella popolazione provocando come diretta conseguenza le proteste e disordini nel paese.
In sintesi una situazione abbastanza paradossale in cui ancora una volta alla grande quantità di risorse naturali, indi di ricchezza, non sempre segue una equa distribuzione della stessa. Ed infatti la debolezza emersa dal governo di Toqaev  ha rimesso in discussione un’apparente indipendenza politico-economica iniziata agli inizi degli anni 90’ tanto da indurre il primo ministro a richiedere l’intervento dell’organizzazione del trattato di sicurezza collettiva (CSTO). La Russia è dovuta intervenire prontamente in soccorso del Kazakistan per sedare i disordini e riportare il controllo nelle mani dell’esecutivo.
Mossa che ha di fatto evidenziato la necessità da parte del primo ministro che il Kazakistan ha bisogno dell’appoggio della Russia per garantire almeno nell’immediatezza quella sottile stabilità che non si è raggiunta, anche se nello stesso tempo il governo Kazako ha deciso di assumere una posizione equidistante nello conflitto bellico tra la Russia e l’Ucraina, con lo scopo di preservare gli interessi economici e politici.
Ciò fa riflettere su come ormai anche i conflitti, non tutti, siamo mutati, in cui alle armi si aggiungono restrizioni economiche e di derrate agro alimentare. Un gioco pericoloso che sembra non escludere nessuno considerato la globalizzazione delle relazioni su scala planetaria. Quindi come dire, sempre meglio la Pace.
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