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“Il riscatto del Made in Italy”: le parole del Ministro Di Maio

Silvia De Martino 03/12/2021
Updated 2021/12/03 at 4:37 PM
6 Minuti per la lettura

Il Made in Italy continua ad essere un marchio estremamente attrattivo all’estero, ma, secondo gli ultimi dati, a fronte dei 40 miliardi di euro di prodotti veri italiani venduti al di là delle Alpi, ci sono circa 100 miliardi di euro di Made in Italy falso acquistato dagli stranieri. Tradotto, significa che la richiesta elevata di merce tricolore, spesso non viene soddisfatta. Il problema sorge perché sono poche le imprese locali, soprattutto piccole e medie, che puntano all’internazionalizzazione e che guardano, quindi, oltre l’Italia. Questo si verifica maggiormente nel Mezzogiorno, dove ci sono elevate difficoltà strutturali ed infrastrutturali.

A questo proposito, al centro commerciale Jambo 1 di Trentola Ducenta, si è tenuto un incontro voluto dall’amministratore generale Salvatore Scarpa, al quale hanno partecipato Gianluca Isaia – CEO e Presidente di ISAIA – e Luigi Di Maio – Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale –.

Il dottor Scarpa ha introdotto l’evento presentando la struttura che dirige e che oggi rappresenta la più importante realtà imprenditoriale dell’Agro Aversano: «Il Jambo è un’azienda gestita da un’agenzia nazionale per i beni confiscati e sequestrati alla criminalità organizzata e dal Tribunale di Napoli, che ad oggi conta circa 100 esercenti e 1000 occupati. Io, con tutti i miei collaboratori, ho iniziato da quattro anni un percorso parallelo: non perseguiamo solo uno scopo di lucro, ma anche un fine culturale. Forse siamo a livello nazionale l’unico grande magazzino che ha portato un museo all’interno della propria struttura». Il centro commerciale di Trentola Ducenta si distingue dagli altri poiché si caratterizza anche come un social hub, promuovendo incontri, mostre e manifestazioni culturali.

Come esempio di esportazione del prodotto napoletano nel mondo, è intervenuto Gianluca Isaia, in rappresentanza della sua azienda. Innanzitutto, ha sottolineato come la realtà del Jambo dovrebbe essere raccontata anche all’estero, per cancellare l’immagine negativa che ancora oggi molti stranieri hanno di Napoli: «ISAIA è un’azienda nata nel 1957, quando mio nonno si spostò da piazza Nicola Amore a Casalnuovo, avviando la produzione di capi sartoriali.  Fino agli anni ’90 il nostro fatturato derivava per il 90% dall’Italia e solamente per il 10% dall’estero; ad oggi, solo gli Stati Uniti rappresentano il 50% del nostro business. È un riscatto, perché il prodotto sartoriale napoletano adesso è conosciuto all’estero ed è molto apprezzato».

La visione di ISAIA, quindi, negli ultimi anni si è concentrata sull’internazionalizzazione e sull’apertura globale, puntando prima al Giappone e poi agli Stati Uniti. L’obiettivo è quello di far conoscere Napoli al mondo e infatti il rappresentante dell’azienda conclude dicendo: «Per me il riscatto sarà completo quando anche l’immagine della città di Napoli sarà al livello della sua sartoria».

Infine, ha preso parola il ministro Di Maio, che ha analizzato la situazione italiana, e soprattutto quella del Sud, per quanto riguarda l’export, presentando, inoltre, le operazioni di governo poste in essere per migliorare su questo fronte: «Il nostro problema è che il Sud esporta solo il 10% di tutto il fatturato Made in Italy, con proiezioni future verso il 12%. Abbiamo messo in campo politiche di sostegno alle imprese, erogando fondi, in particolare al Mezzogiorno, per chi vuole esportare le proprie eccellenze in tutto il mondo. Prima si destinavano a questo comparto 300 milioni di euro, mentre adesso abbiamo costruito un piano da 5 miliardi per le piccole e medie imprese che hanno bisogno o di finanziamenti o di conoscenze per esportare».

Secondo quanto reso noto, inoltre, il ministero ha sviluppato una nuova iniziativa con le università – a cui prende parte anche la Federico II – per formare imprenditori e dirigenti delle aziende attraverso l’accademia dell’internazionalizzazione. Il risultato di queste politiche è che nel 2021, nei primi 8 mesi, l’Italia ha segnato il record storico del Made in Italy nel mondo, portando ad un aumento consequenziale del PIL del 6%: «Il 32% del nostro Prodotto interno lordo è dato dall’export del Made in Italy e il 15% dal turismo. Ciò significa che questi due comparti fanno la metà della nostra ricchezza nazionale».

Il ministro ha infine concluso il suo intervento con queste parole: «È chiaro che paghiamo vari deficit strutturali e infrastrutturali e che abbiamo tanti problemi, ma siamo in una fase in cui la digitalizzazione ci può aiutare a superare questi gap. Lo possiamo fare insieme: questo territorio non deve fare altro che prendersi quello che merita».

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°224 – DICEMBRE 2021

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