Una gestione rifiuti

Il riciclo chimico dei rifiuti: un approccio innovativo per affrontare la crisi ambientale?

Giacomo Marotta 09/08/2023
Updated 2023/08/09 at 1:08 AM
7 Minuti per la lettura

L’accumulo di rifiuti e il loro impatto sull’ambiente sono diventati uno dei problemi più urgenti del nostro tempo. Mentre il riciclo tradizionale è diventato una pratica comune per ridurre l’impatto dei rifiuti solidi, il riciclo chimico sta emergendo come un approccio promettente per affrontare questa sfida ambientale in modo ancora più efficace.

Il riciclo chimico è una tecnologia avanzata che trasforma i rifiuti, soprattutto plastica e materiali polimerici, in materie prime utili attraverso processi chimici. A differenza del riciclo tradizionale, che si basa sulla separazione e trasformazione meccanica dei materiali, il riciclo chimico scompone i rifiuti in componenti molecolari fondamentali, che possono poi essere utilizzati per produrre nuovi materiali e prodotti.

Le prime applicazioni hanno riguardato perlopiù il mondo delle plastiche, tuttavia secondo i vaei studi forniti dal JRC (Joint Research Centre, il centro di ricerca di riferimento della Commissione europea per le materie scientifiche), questi processi trovano potenzialmente applicazione anche nel trattamento di altre frazioni, come i rifiuti tessili, i rifiuti organici e indifferenziati.

Il riciclo chimico sta guadagnando sempre più attenzione e interesse in Europa come una potenziale soluzione per affrontare la crescente crisi dei rifiuti e per avanzare verso un’economia circolare più sostenibile.

Principali tecnologie di riciclo chimico dei rifiuti

Il riciclo chimico comprende diverse tipologie di processi e tecnologie. Alcune delle principali tecnologie di riciclo chimico sono:

  • Pirolisi: La pirolisi è un processo termico in cui i rifiuti vengono sottoposti a temperature elevate in assenza di ossigeno. Ciò provoca la decomposizione termica dei materiali organici nei rifiuti, producendo gas, olio di pirolisi e carbone. Il gas e l’olio di pirolisi possono essere utilizzati come combustibili o per produrre energia, mentre il carbone di pirolisi può essere impiegato come materia prima per prodotti chimici.
  • Gassificazione: La gassificazione è un processo che trasforma i rifiuti in un gas di sintesi, noto come syngas, composto principalmente da monossido di carbonio e idrogeno. Questo syngas può essere utilizzato come combustibile o come materia prima per prodotti chimici e carburanti sintetici.
  • Depolimerizzazione: La depolimerizzazione è un processo che scompone i materiali polimerici nei rifiuti, come la plastica, in monomeri o oligomeri. Questi monomeri possono poi essere utilizzati per produrre nuovi polimeri o altri prodotti chimici.
  • Idrolisi: L’idrolisi è una reazione chimica che coinvolge l’uso di acqua per scomporre i legami chimici nei materiali presenti nei rifiuti. Questo processo può essere impiegato per produrre acidi, alcoli e altre sostanze chimiche di interesse industriale.

A che punto siamo?

In Europa, il riciclo chimico è considerato uno dei pilastri chiave dell’economia circolare, poiché offre l’opportunità di recuperare risorse preziose dai rifiuti, specialmente dalla plastica e da altri materiali polimerici difficili da riciclare con metodi tradizionali.

In tutta Europa, ci sono stati diversi progetti e investimenti nel campo del riciclo chimico. Progetti pilota e dimostrativi per testare e valutare l’efficacia delle diverse tecnologie su scala commerciale. Tra i più rilevanti e , solo per citarne alcuni, i processi di “plastic to fuel” (P2F) o “plastic to oil” (P2O): una tecnologia di riciclo chimico che trasforma i rifiuti di plastica in combustibili o prodotti derivati del petrolio. Allo stesso modo il Progetto ChemCycling di BASF (una delle principali aziende chimiche al mondo) il cui progetto mira a convertire i rifiuti di plastica in materie prime chimiche utilizzabili per prodotti di alta qualità.

Anche l’Italia sta gradualmente iniziando a interessarsi al riciclo chimico con alcuni progetti pilota e investimenti per testare e sviluppare le tecnologie. Questi progetti hanno coinvolto sia il settore pubblico che il settore privato. Le autorità locali e regionali, insieme a diverse aziende, hanno avviato iniziative per valutare l’efficacia e la fattibilità delle diverse tecnologie su scala ridotta.

Tuttavia, dal punto di vista normativo manca ancora una chiara definizione di riciclo chimico, che sarebbe importante per differenziare il riciclo chimico plastica-plastica (Progetto ChemCycling di BASF citato precedentmente) da quello plastica-combustibili (processi Plastic to Fuel).

Le sfide da affrontare

Nonostante l’interesse crescente per il riciclo chimico in Europa, ci sono anche sfide significative da affrontare. Alcune delle tecnologie possono ancora essere costose da implementare su larga scala. È necessario pertanto garantire che le tecnologie diventino economicamente sostenibili e competitive rispetto alle alternative tradizionali.

Il riciclo chimico può avere diversi impatti ambientali, sia positivi che negativi, a seconda dei materiali trattati, delle tecnologie utilizzate e delle pratiche di gestione. Da un lato si inserisce perfettamente nel concetto di economia circolare. Riduce la quantità di rifiuti destinati alle discariche, consente di recuperare materiali di valore dai rifiuti riducendo la dipendenza dalle risorse naturali vergini.

Allo stesso modo, alcuni processi di riciclo chimico possono generare emissioni inquinanti, odori sgradevoli e sottopordotti (solidi o liquidi) che necessitano di essere smaltiti in modo sicuro per evitare impatti ambientali significativi. Perlopiù alcune di queste tecnologie possono richiedere l’uso di fonti di energia fossile per alimentare i processi, contribuendo alla dipendenza continua da queste risorse non rinnovabili.

La filiera del riciclo chimico è ancora molto giovane, la maggior parte degli impainti nel mercato sono ancora in una fase pilota. Vista la mancanza di dati, è difficile dire ad oggi quale sia il vero impatto ambientale del riciclo chimico. allo stesso modo risulta difficile compararlo con le tecnologie di riciclo tradizionali. Per i primi dati utili avremo da attendere il quinquennio 2025-2030, sino ad allora spazio alla ricerca e sviluppo.

Condividi questo Articolo
Lascia un Commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *