Il restauro del “Gran Mosaico”

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Ritrovato nel corso di scavi ottocenteschi a Pompei, nella Casa del Fauno, dove rappresentava una porzione molto ampia della pavimentazione, il Mosaico con “La Battaglia di Isso”, anche noto come Mosaico di Alessandro Magno, ritrae una scena di battaglia tra il Grande Conquistatore Macedone Alessandro Magno contro Dario III, Re di Persia.

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Il mosaico, romano, risale all’anno 100 a.C. ed è costituito da circa un milione e mezzo di piastrelle policrome minuscole, disposte in curve graduali, applicate con la tecnica dell’opus vermiculatum, ossia posizionate in maniera asimmetrica, seguendo il contorno delle immagini raffigurate. Il lavoro è realizzato utilizzando quattro colori, quelli tipici dei mosaici classici: bianco, giallo, rosso e blunero.

Conservato dopo lo scavo e recuperato con un’operazione eccezionale, nel 1843 il mosaico venne ricollocato come pezzo unico nel Real Museo Borbonico, ora sede museale napoletana del MANN, Museo Archeologico Nazionale di Napoli, prima immenso Palazzo degli Studi di Napoli.

L’opera rappresenta una delle bellezze del sito, orgoglio della collezione archeologica partenopea. Affascinano prima di ogni cosa le sue dimensioni: 5,12 x 2,71 metri se si esclude la cornice esterna, con la quale raggiunge i 5,82 x 3,13 metri. Ma anche il peso notevole e la piccola forma delle tessere. La fattura del mosaico pompeiano, come tutti i mosaici della Casa del Fauno, rivela una provenienza alessandrina, infatti molto probabilmente alessandrini erano gli artigiani che ne furono autori, e che omaggiarono il Conquistatore a seguito della leggenda che si andò costituendo proprio ad Alessandria all’indomani della morte del giovane Re.

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In questi giorni, al MANN con la supervisione dell’Istituto Centrale per il Restauro (ICR) e con attività diagnostiche promosse in rete con l’Università del Molise (UNIMOL) ed il Center for Research on Archaeometry and Conservation Science (CRACS) si è avviato il necessario restauro del Mosaico di Alessandro. La direzione scientifica dei lavori è stata affidata al Professor Antonio De Simone, che con Amanda Piezzo, progettazione e direzione lavori, e Mariateresa Operetto, direzione operativa, concluderanno l’intervento il 18 aprile 2021.

L’intervento di restauro è in corso in situ, come spiega il direttore del MANN Paolo Giulierini, mediante l’allestimento di un cantiere visibile per la messa in sicurezza della superficie prima della movimentazione. A seguire, il mosaico sarà rimosso dall’attuale collocazione e le lavorazioni saranno eseguite sulla superficie retrostante dell’opera: le tessere musive, in tale frangente, non saranno visibili perché coperte dal un tavolato ligneo di protezione che sarà apposto sul retro. A Museo aperto, il cantiere sarà reso visibile da parte del pubblico dei visitatori.

Un significativo contributo al restauro è stato fornito da TIM, in collaborazione con NTT DATA che hanno messo a disposizione, in via sperimentale, un’applicazione che consente di visualizzare sul mosaico attraverso smart glasses i dati diagnostici prodotti dalle Università. Dai rilievi, attraverso le speciali lenti, tagli informativi individueranno avvallamenti e fessurazioni che saranno visualizzati in tempo reale con soluzioni di realtà virtuale e aumentata, e che saranno utili per eseguire il restauro, permettendo la messa in sicurezza del mosaico.
Attendiamo, dunque, la riapertura dei Musei per osservare da vicino il cantiere, e la data del 18 aprile per una Battaglia di Isso, restaurata.

di Mina Grasso

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE NUMERO 216

APRILE 2021

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