Il resoconto dei giorni bui di Gaza

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Dopo l’accordo che sarebbe stato trovato per il cessate il fuoco fra Israele e Hamas, condizionale d’obbligo, ci sono state tensioni a Gerusalemme Est, parte occupata da Israele, dove la polizia ha preso d’assalto la moschea di Al Aqsa Mosque, dopo la preghiera del venerdì ha iniziato a sparare gas lacrimogeni.
La fine delle ostilità, mediata dall’Egitto, è entrata in vigore nelle prime ore di venerdì, dopo undici giorni di bombardamenti israeliani e numerose risposte di Hamas, gruppo che governa la Striscia.

Da sottolineare il bilancio di al Jazeera, dove si specifica che il bombardamento di Gaza da parte di Israele ha causato non meno di 243 morti palestinesi, di cui 66 bambini. Esso ha portato una devastazione diffusa nel territorio, già impoverito.
Dodici le persone uccise nella sponda israeliana. Un funzionario di Hamas ha rilasciato dichiarazioni ad Associated Press, egli afferma che ” il cessate il fuoco annunciato da Israele è stato una vittoria per il popolo palestinese”. Interpretazione condivisa anche dalla gente festosa per le strade di Gaza.
“Questo è il giorno della vittoria, il giorno della libertà, ed è il giorno più bello che abbiamo vissuto”, questo è quanto arriva dalle voci di Gaza.

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Basem Naim, del Consiglio di Hamas sulle relazioni internazionali, ha dichiarato alla BBC di essere scettico sul fatto che la tregua sarebbe durata “senza giustizia per i palestinesi, senza fermare l’aggressione israeliana e le atrocità israeliane”. Un membro dell’ufficio politico di Hamas, Izzat al-Reshiq, ha lanciato un avvertimento a Israele, dichiarando quanto sia “vero che la battaglia finisce oggi, ma Netanyahu e il mondo intero dovrebbero sapere che il nostro dito è sul grilletto e continueremo a intensificare le capacità di questa resistenza”, ha detto l’uomo all’agenzia di stampa Reuters.

Unione Europea a trazione israeliana

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In questi giorni, dall’Ue si è potuto capire che l’appoggio ad Israele era pieno, in alcuni casi è riusciti ad avvicinare forze politiche come quella sovranista, euroscettica e di ultradestra come l’Ungheria di Orban al liberalismo che strizza l’occhio alla destra nazionalista di Macron, fino ad arrivare all’ulteriore alleato strategico di Israele nell’Unione, la Germania.

La Francia è rimasta in allerta, causa preponderante la massiccia presenza di malcontenti delle minoranze, fomentate dal sistema intrinsecamente razzista promosso da decenni dall’Eliseo, accompagnato da iniziative come la legge sulla sicurezza globale che rischia di combinare la discriminazione sistemica agli abusi di potere, tali da creare una Minneapolis 2.0. Una bomba ad orologeria.

Angela Merkel, invece, ha condannato aspramente i continui attacchi missilistici su Israele da Gaza e ha assicurato al primo ministro Netanyahu la solidarietà del governo tedesco. Tuttavia, stando a quanto specificato dal portavoce Steffen Seibert, date le molteplici vite civili perse da entrambe le parti, “la cancelliera ha espresso la sua speranza che i combattimenti finiscano il prima possibile”. Ancora da capire la posizione della cancelliera.

In ultimo luogo, l’Austria si è accodata all’Ungheria, fomentata anch’essa dalla politica di destra islamofobica, dove pare si stia verificando lo stesso processo di disumanizzazione dell’individuo che vide protagonisti altre etnie in epoche passate. “Trump ha promosso non solo la politica di destra in Europa, ma ha guidato un nuovo allineamento di governi etno-nazionalisti che tendono a sostenere Israele”, ha dichiarato Hugh Lovatt, ricercatore presso il Consiglio europeo sulle relazioni estere. Inoltre “c’è stata sempre una decrescente attenzione nei confronti della questione palestinese da parte dei governi”, spiega Kristina Kausch, una senior fellow del German Marshall Fund.

La conta dei danni

Tornando al palcoscenico di guerra, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riportato il danneggiamento di trenta strutture sanitarie in quel di Gaza. Un attacco aereo, inoltre, ha danneggiato l’unico impianto di Gaza utilizzabile per effettuare test anti-Covid.
Fabrizio Carboni, direttore regionale nel Medio Oriente presso il Comitato Internazionale della Croce Rossa, ha stimato che ci fossero “diverse centinaia” di ordigni inesplosi sparsi a Gaza, aggiungendo che le forniture mediche erano un bisogno urgente.

L’allarme non smetterà di essere tale con il cessate il fuoco, le conseguenze saranno pesanti, l’impoverimento della Palestina e la mancanza di supporto ospedaliero per il suo popolo diventano nuovo terreno di scontro, in gioco ci sono altre vite. Come sempre.

di Matteo Giacca

 

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