Il Procuratore nazionale antimafia al convegno FAI: “Così perdiamo la partita Pnrr”

Antonio Casaccio 17/05/2023
Updated 2023/05/17 at 1:14 PM
3 Minuti per la lettura

Il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo è intervenuto lunedì 15 maggio a Napoli, durante il convegno organizzato dalla Federazione antiracket e antiusura.

Il ruolo delle imprese edili nella prevenzione delle infiltrazioni mafiose nel PNRR”. Questo il titolo del convegno promosso dalla FAI, per porre l’attenzione su una tematica quanto mai attuale. Sul tema Tano Grasso, Presidente onorario della FAI, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, il Prefetto di Napoli Claudio Palomba e il Commissario straordinario di Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura Maria Grazia Nicolò.


A concludere l’incontro c’è stato l’intervento del Procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo Giovanni Melillo, che ha esternato preoccupazione sul buon esito dei fondi destinati all’Italia nel Pnrr. «Come si pensa di fare prevenzione? – afferma il Procuratore nazionale antimafia – Penso che si sia iniziati col piede sbagliato, dobbiamo considerare che stavolta la partita non è domestica, ma si gioca sotto gli occhi dell’Europa». Nella chiosa, Melillo cita l’ex premier Mario Draghi. «In occasione della sua visita alla Dna, a Roma, disse: “Guai se si diffondesse in Europa l’idea che i finanziamenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che sono soldi versati da tutti i contribuenti europei, finissero nelle tasche delle mafie”».

L’emergenza infiltrazioni

L’intervento del Procuratore nazionale antimafia è andato anche oltre la sola analisi del Pnrr, per andare a toccare il problema delle inflitrazioni delle mafie nei circuiti economici legali. «Chiamiamo le cose con il loro nome: sono aree sporche, e non ne è esente nemmeno l’impresa, anzi direi che oggi la mafia è diventata una componente strutturale del mercato dell’impresa, altra dimensione della criminalità. Gli imprenditori sanno che, accanto all’estorsione fatta dal signore con la coppola in testa e la lupara sulle spalle, c’è una forma di vessazione che si consuma all’interno dell’impresa stessa: perché quando un’azienda mafiosa entra in una rete più ampia, inquina l’intero network». Il dott. Melillo riporta poi esempi concreti che macchiano il lavoro delle imprese: «Le false fatturazioni: vogliamo dirlo che una parte del tessuto economico e produttivo si nutre oggi dei flussi finanziari e delle provviste clandestine determinate dal ricorso sistematico a gigantesche frodi fiscali? E oggi la criminalità economica mafiosa è anche questo».

Il Capo dell’antimafia davanti a queste accuse rimarca l’assenza delle sigle sindacali, ancora troppo assenti: «Oggi non vedo tracce di interventi sindacali sulle mafie. Sul versante dell’aggressione ai diritti portato dalla criminalità organizzata da tempo ormai non vedo più intervenire le formazioni intermedie: su questo fronte del sindacato, tranne qualche convegno, non vedo più traccia di denuncia, che pure servirebbe ad esempio in occasione delle confische e dei sequestri di aziende».

Il dott. Melillo ha poi espresso ammirazione per il lavoro svolto della FAI, ribadendo che occorre rafforzare maggiormente il tessuto associativo «Prendo atto che resta solo la solitudine dell’associazionismo» – conclude il Procuratore nazionale antimafia. 

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