Il problema delle droghe in Sud Corea

Giovanna Di Pietro 04/01/2024
Updated 2024/01/04 at 4:16 PM
4 Minuti per la lettura

Il suicidio dell’attore sudcoreano Lee Sun-kyun ha acceso il dibattito sul problema delle droghe in Sud Corea. Attore di grande successo e star del film vincitore agli Oscar Parasite, Sun-kyun è stato travolto da uno scandalo mediatico che gli è costata la vita. La sua morte, lo scorso 28 dicembre, ha tuttavia acceso i riflettori sul proibizionismo autoritario nel Paese.

Il proibizionismo sudcoreano

A partire dalla sua elezione, il Presidente Yoon Suk Yeol ha dichiarato una “guerra alle droghe” che ha causato l’accusa di circa 17mila persone e l’arresto di più di 2mila persone da Marzo a Novembre 2022, la maggior parte dei quali giovanissimi. Questi sono i dati più alti registrati negli ultimi 10 anni. La leadership conservatrice del Paese ha l’obiettivo di preservare il soft-power coreano attraverso una rigidissima criminalizzazione dei comportamenti “immorali”, come l’uso di droghe, alcol, porno e gioco d’azzardo.

Nonostante il proibizionismo vigente, i consumatori di droghe- specialmente metanfetamine e cannabis- sono in aumento nel Paese. Anzi, sono stati proprio alcuni casi relativi al consumo di droga, riguardanti diverse celebrità sudcoreane, ad aver aumentato la stigmatizzazione delle sostanze. Dopo un incidente in una scuola privata di Gangnam, dove i ragazzi bevevano drink mischiati con metanfetamine per aumentare la concentrazione, il governo ha promesso di controllare e punire il consumo di sostanze.

Il processo mediatico

Tutto è partito a Ottobre, quando l’attore ha denunciato per estorsione una hostess, che lo ricattava in cambio del silenzio sull’ uso di marijuana e ketamina. Sun-kyun ha dichiarato di non sapere che si trattasse di droga e si era scusato con l’opinione pubblica, ma non è bastato.

La sua difesa non aveva convinto né l’opinione pubblica né la polizia, che lo scorso 23 dicembre lo aveva trattenuto per un terzo interrogatorio, durato 19 ore. La procedura degli interrogatori aperti alla stampa, secondo il Korea Times, è contro i diritti umani per la mancanza di privacy. Prima di entrare nella stazione di polizia, gli accusati sono infatti obbligati a essere fotografati e intervistati pubblicamente, in una cosiddetta “photo-line“. Così, il sospettato diventa colpevole fino a prova contraria, punito prima ancora del processo. Oltre a rischiare 5 anni di carcere, l’attore era stato pesantemente penalizzato nella sua carriera. Escluso dalla serie No Way Out, dove avrebbe dovuto interpretare il protagonista, e da altri progetti con Hollywood.

Una tendenza spaventosa

La morte di Lee Sun-kyun, come unica via d’uscita all’inferno mediatico, riflette una tendenza spaventosa in Corea del Sud. Il Paese ha infatti uno dei tassi di suicidio pro-capite più alti al mondo e neanche personaggi pubblici come idoli K-pop e politici ne sono immuni. La de-stigmatizzazione della dipendenza potrebbe essere una strada per risolvere il problema delle droghe in Sud Corea. Come osservato dal giornalista Roberto Saviano, le organizzazioni criminali beneficiano enormemente dal proibizionismo, mentre i cittadini vengono limitati nella propria libertà individuale. L’approccio autoritario e proibizionista del governo sta esacerbando il clima sociale nel Paese, oltre ad aumentare l’influenza del narcotraffico sudcoreano.

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