Nel contesto di Rione Terra a Pozzuoli il giorno 12 Aprile 2019 si è tenuto un importante convegno sul popolo Sahrawi, organizzato dall’associazione bambini senza confini onlus.

Il presidente dell’associazione Fulvio Rino, ci racconta in breve la storia di questo popolo, tenendo a precisare alcune date fondamentali.

«Il popolo Sahrawi vive all’ombra di un lunghissimo muro da più di 40 anni: le terre del Sahara occidentale sono state divise da 2700 km di muro da marocchini e mauritani».

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Fulvio Rino

«Dopo il ritiro degli spagnoli, il 6 novembre 1975 gli invasori si sono accaparrati il lato più occidentale del territorio, che affaccia sull’Oceano Atlantico, dove le acque sono tra le più pescose al mondo; ma non solo: i territori sono ricchi di fosfati, e le miniere sono un’importante risorsa economica.

Il muro nel deserto è inavvicinabile: interamente minato (si stimano circa 6000 mine, molte delle quali prodotte in Italia dalla Beretta) è causa di almeno 10-15 morti l’anno, persone che tentano di riavvicinarsi alle proprie famiglie al di là del muro. È visibile all’orizzonte, diventa un segno netto quando lo si osserva dal satellite».

«Le forze marocchine e quelle del Fronte Polisario sono state in guerriglia fino al cessate il fuoco del 6 settembre 1991. Da quel momento l’ONU è presente sul territorio con una missione di pace, MINURSO, con l’obiettivo di proclamare i risultati del referendum, che vedranno gli Sharawi decidere tra annessione al Marocco o Indipendenza. Tutt’oggi non è ancora stata trovata una soluzione».

Gli interventi di Omar Mih e Fatima Mahafud – Rappresentanti in Italia della Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi – chiariscono la situazione politica e amministrativa del territorio.

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Omar Mih

«Il più lungo muro del mondo dopo la muraglia cinese non ha mai spaventato il popolo Sahrawi. Formando un Governo hanno dichiarato la propria Indipendenza, la Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi ed avviando un complesso di Relazioni Internazionali hanno visto riconoscersi da 82 Stati membri dell’ONU, divenendo membro dell’Unione Africana. La RADS mantiene il controllo del lembo di terra ad oriente del muro nel Sahara Occidentale e di 5 campi profughi in terra algerina».

«Nei campi profughi lo svolgersi della vita è affidata alle donne; inizialmente l’assenza degli uomini occupati nella lotta armata ha lasciato alla donna Sahrawi moltissimi compiti da svolgere. Ciò ha rafforzato la posizione della donna, centrale da sempre nella società nomade: sono loro ad amministrare Scuole, Ambulatori, Ospedali, Centri di Formazione ed Accoglienza, Asili Nido.

La speranza del popolo Sahrawi è nei giovani: l’alfabetizzazione nei campi è tra le più alte d’Africa (oltre il 90%). Il sistema scolastico è capillare ma raggiunge solo il grado di medie Inferiori. Poi i giovani meritevoli, attraverso un sistema di borse di studio, hanno la possibilità di andare a studiare nelle Università estere, principalmente in Europa. Solo alla fine di questo percorso possono ritornare ad arricchire culturalmente la propria Nazione».

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Fatima Mahafud

Il problema di questi campi profughi però è l’architettura. La maggior parte degli edifici sono costruiti in mattoni di fango e nonostante i lunghi periodi di siccità, bastano pochi giorni o anche poche ore di pioggia per causare veri e propri disastri. Ma gli Sahrawi non demordono e restano attaccati alla propria causa:

«Non vogliamo case in cemento – dice Fatima – altrimenti saremo sconfitti e resteremo per sempre qui, lontani dalle nostre terre».

Il lavoro dell’associazione bambini senza confini onlus ci viene spiegato meglio dalla vulcanica Maria Gaita.

Nei mesi estivi si sviluppa un programma di accoglienza per alcuni bambini Sahrawi ospitati come una piccola comunità tra Napoli e Pozzuoli. Tantissime attività nei mesi più caldi per i giovani provenienti dal deserto dell’Hammada: escursioni, visite guidate, laboratori, lezioni di lingua che arricchiranno il patrimonio culturale dei piccoli Sahrawi.

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Rappresentazione grafica del muro

Si augura dunque anche quest’anno agli ospiti ed ai volontari dell’associazione, dal cuore napoletano ed anima puteolana, un buon vento, che possa mantenerli lungo la giusta rotta che hanno intrapreso ormai dal 2004.

Sahara Libre!

di Francesco Cimmino

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