Nel Casertano sprofonda il numero delle denunce

Il racket, comunemente definito “pizzo”, è una delle principali attività di tutte le organizzazioni criminali estese sul territorio nazionale. Questo approvvigionamento illecito di denaro mediante l’intimidazione, o la minaccia, ha una funzione polivalente per le mafie italiane. Mediante questo sistema estorsivo, infatti, i clan esercitano allo stesso tempo un’azione sia economica che sociale. Il perché è molto semplice: con l’estorsione, oltre al palese ed illecito guadagno economico a danno delle imprese, le mafie esercitano un’azione fondamentale per la loro stessa sussistenza: il controllo sociale del territorio, l’impavida consapevolezza di essere determinanti e sovrani nella vita degli imprenditori. Il territorio casertano è un succoso scenario di queste attività, la terra maledetta spartita tra omertosi e martiri. Sì, perché nel nostro territorio, con cadenza quasi mensile, ci ritroviamo a ricordare il coraggio di imprenditori che si sono sottratti alla “legge del pizzo”, intraprendendo una silenziosa battaglia di legalità. Con l’esponenziale aumento del fenomeno estorsivo è aumentata anche la forte rete d’associazionismo al fine di contrastare il fenomeno, tra gli esempi più limpidi e datati c’è sicuramente la F.A.I. (Federazione delle Associazioni Antiracket e Antiusura Italiane). La F.A.I. svolge da 25 anni un intenso lavoro di contrasto al racket, aiutando, e facendo partecipare all’interno di essa, gli imprenditori che decidono di girare le spalle alla camorra. Ad essere molto preoccupato dell’attuale situazione è il presidente della F.A.I. Campania Luigi Ferrucci, imprenditore casertano che al tempo denunciò le attività estorsive dei clan.

Allora Luigi, la vostra associazione ha fatto un resoconto della situazione riguardante il racket nella nostra regione?
«Ci stiamo interrogando molto sulla diminuzione delle denunce, in particolare in Campania ed in Sicilia. Ti posso dire che la situazione a Napoli è ben diversa da quella nel casertano, nella prima non passa settimana in cui non vi siano almeno un paio di denunce, mentre qui a Caserta siamo vicini, se non proprio, allo zero. Non che a Napoli fiocchino, ma a Caserta bisogna invertire rotta».

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Tano Grasso presidente nazionale F.A.I. e Luigi Ferrucci responsabile regionale F.A.I.

Quali sono le azioni che intraprenderà la F.A.I. per arginare questo fenomeno?
«Siamo in costante confronto sulle strategie da usare, anche in base ai dati allarmanti che ho citato in precedenza. Dobbiamo sicuramente mettere a frutto l’eccellente rapporto che abbiamo con le Forze dell’Ordine, sicuramente il Governo può fare di più, ci sono delle leggi già buone, ma che necessitano di miglioramenti. E torno a ripetere ciò che ho detto alla commemorazione di Ciardullo e Fabozzi (vittime della camorra): riguardo la Provincia di Caserta, è quasi un delitto non approfittare di Forze dell’Ordine e Istituzioni presenti sul territorio, poiché sono molto avanti rispetto agli operatori economici, un esempio è sicuramente il Dott. Ruberto. (prefetto di Caserta .ndr)».

Prima hai parlato del casertano, vorrei che mi specificassi la situazione attuale a Castel Volturno, anche perché spesso ascoltiamo persone dire che la battaglia contro il pizzo in questo comune sia stata vinta.
«A Castel Volturno quest’estate non abbiamo avuto notizie di denunce, ma è già da tempo che, come dicevi, sembra “sia stata vinta questa battaglia”. Se così fosse, e fossimo confortati in ciò dalle Forze dell’Ordine, saremo i primi ad aprire una bella bottiglia per festeggiare. Sarebbe un successo clamoroso, ma temo che sicuramente non sia così. Ciò che pensiamo è che molti non denunciano per convenienza, magari molti in questi territori si trovano in quella famosa zona grigia. Ecco, ad esempio, magari io ho un’attività e non cammino alla luce del Sole, quindi non mi conviene espormi e fare una scelta di legalità».
Passiamo ora ad un argomento diverso e che riguarda la vostra associazione. La F.A.I. è stata al centro di alcune accuse, dopo un’indagine della Corte dei Conti sulla vostra acquisizione di fondi pari a 7 milioni di euro, “Lega per la Legalità” ed “S.O.S. Impresa” hanno parlato di “mercificazione dell’attività contro il pizzo” riferendosi a voi. Quest’estate il vicepresidente pugliese della F.A.I. Roberto De Blasio è stato coinvolto in un’operazione riguardante i clan di Bari.

Cosa risponde a questi attacchi?
«Quell’indagine poi si concluse accertando la regolare acquisizione dei fondi PON, quella è stata l’unica volta in cui partecipammo, anche perché noi siamo e nasciamo come associazione di volontariato. Stiamo sempre molto attenti ad evitare eventuali infiltrazioni, il problema vero è che quando accadono queste cose la popolazione tende ad interrogarsi sul mondo dell’antimafia.
Il mondo dell’antimafia viene minato da queste notizie, potrei ricordare anche altri episodi: il caso della giudice Saguto, il caso Montante che ha investito Confindustria Sicilia. Noi facciamo di tutto per cercare di filtrare tutto ciò che è possibile, le nostre associazioni sono piccole e capillari, ma ci affidiamo costantemente alle Forze dell’Ordine e alla Prefettura in modo da evitare questi casi».

 

di Antonio Casaccio