Il panorama musicale italiano e le sue difficoltà: intervista a MonkeyMax

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Tanti fino ad oggi hanno sognato e sognano di poter diventare cantanti, rapper, artisti. Il panorama musicale italiano è ormai famoso in tutto il mondo ed è sempre più difficile riuscire a fare delle proprie passioni un lavoro.

Massimo Castagliuolo, in arte MonkeyMax, ha 24 anni e vive sull’isola d’Ischia. Scrive e canta canzoni da circa 8 anni, è un artista indipendente e si autofinanzia tutti i progetti. Negli anni è riuscito ad aprire vari Live di artisti rinomati, come: Achille Lauro, Capo Plaza e Gué Pequeno. Testimone di cosa significa essere un giovane artista in Italia oggi, desidera poter realizzare i propri sogni e vivere con la musica nonostante tutto.

Il mese scorso hai lanciato il tuo nuovo pezzo. Ti va di parlarne?

«Seconda Chance è uscita il 29 ottobre su Spotify. Tratta di un argomento molto personale, un incidente che ebbi a 14 anni ma non è il classico pezzo. Dopo un’introduzione in cui parlo in prima persona, affronto il tema dal punto di vista del genitore. Io divento mia madre e mio padre, le loro preoccupazioni e paure. Mi diverto molto a variare tra i generi, negli anni ne ho toccati diversi. Quest’ultimo è pop-rock e mi emoziona ogni volta che lo riascolto».

Come hai iniziato la tua carriera musicale?

«Da piccolo ho sempre legato molto bene con la musica, la mia famiglia mi ha permesso di studiare già a 8 anni e credo che questo mi abbia aiutato molto perché quando sono arrivato a voler scrivere, non ho avuto grossi problemi. Ammetto sempre di aver iniziato per moda e divertimento, facendo freestyle a scuola. Però poi ciò che mi ha contraddistinto è che la moda si è evoluta in passione, col tempo non riuscivo a farne a meno e dopo poco ho iniziato a conoscere persone importanti che potessero aiutarmi a fare di più».

Hai avuto difficoltà ad affermarti come artista?

«Per qualsiasi sogno che vuoi portare avanti, soprattutto quelli complicati, troverai sul tuo percorso mille difficoltà e persone che ti giudicano e denigrano. Ischia è sempre stata un problema, non hai molte possibilità e non è una frase fatta. Io sono sicuro che se fossi in qualsiasi altra città sarebbe più semplice. Verso i 18-19 anni ero un po’ buffone, anche perché dal nulla sono diventato tra i primi 23 in Campania per freestyle e questo sicuramente ha alimentato il montare della mia testa. Le difficoltà che ho avuto sono state pazzesche, è come se la musica mi avesse distrutto l’adolescenza. Venivo sfruttato e preso in giro per qualsiasi cosa facessi, anche solo camminando per strada. Di certo poi il mio aspetto non aiutava, nonostante non sia tossico o alcolizzato. Grazie alla passione e la voglia di fare di più ho resistito e sto andando ancora avanti».

Secondo te perché è così difficile iniziare a fare musica?

«Il mercato musicale italiano è saturo, c’è tutto e non ci sono più spazi, quindi le persone che voglio essere serie non ottengono la giusta visibilità. Molti credono che i talent show siano un trampolino di lancio, ma in realtà sono degli ascensori perché non appena lasci la tua fama ricade giù. La musica così come tante altre passioni ti porta a sentirti come l’ultimo degli ultimi, ma ciò non vuol dire che non potrai essere tra i primi. Non arrenderti e cerca di fare sempre di più».

Quale consiglio daresti ad un giovane ragazzo che sogna di entrare nel mondo musicale?

«Io credo che non esistano scorciatoie. Sicuramente i giovani si fanno influenzare da ciò che vedono e quindi cercano di copiarlo. Così rischi di risultare solo uno dei tanti che ci provano. Cerca invece di disegnarti come la persona che vorresti diventare. In primis credo che bisogni essere costanti e non lasciarsi abbattere dalle ovvie delusioni e porte chiuse in faccia. Non perché un giorno verrai ripagato, probabilmente non lo sarai mai, ma perché potrai dire di averci provato se è davvero un tuo sogno. C’è un solo argomento che devi raccontare in modo sincero: te stesso. In questo modo la gente può immedesimarsi nel tuo racconto»

di Iolanda Caserta

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