Il Palazzo Mediceo di Ottaviano non è il Palazzo di Cutolo

Silvia De Martino 03/12/2021
Updated 2021/12/03 at 4:37 PM
5 Minuti per la lettura

Il Palazzo Mediceo di Ottaviano sorge in età longobarda, prima dell’anno 1000, dando dimora ad una serie di feudatari importanti. Prende la sua denominazione, però, nel 1567, quando viene acquistato dalla famiglia toscana de’ Medici, precisamente da Bernardetto, nipote di Cosimo il Vecchio ed esponente del ramo cadetto dei Medici di Ottajano. Il nobile toscano, dunque, lascia la sua Firenze per trasferirsi nella zona vesuviana del Regno di Napoli con l’intento di avviare una produzione vinicola sul feudo acquisito. La presenza dei Medici nel Palazzo dura per oltre trecento anni, fino al 1894, anno in cui Giuseppe V muore senza lasciare eredi maschi.

Ma il Castello è purtroppo noto ai più per l’appartenenza ad un’altra famiglia. Infatti, nel 1980, è stato acquistato dalla società immobiliare facente capo al boss della malavita Raffaele Cutolo. Sebbene si tratti di una parentesi molto breve, il Palazzo Mediceo è ancora oggi soggetto di un’associazione infelice, che lo vede correlato alla criminalità organizzata. In realtà, Cutolo non ha mai vissuto all’interno del Castello, solamente sua moglie vi soggiornò per poco tempo. L’acquisizione del Palazzo Mediceo aveva un intento di rappresentanza.

Infatti, esso sorge 282 metri sopra il livello del mare e domina simbolicamente non solo la città di Ottaviano, ma tutto il territorio vesuviano.
L’occupazione effettiva della dimora da parte del boss della camorra dura solo 3 anni, poiché nel 1983 il Palazzo viene sequestrato per essere poi confiscato otto anni dopo. Nel 1995, il Castello Mediceo viene affidato alla città di Ottaviano, che da quel giorno lo destina ad attività culturali. Oggi, inoltre, è anche sede dell’ente nazionale del Vesuvio e rappresenta un simbolo della legalità ritrovata e del recupero di un bene storico posto al servizio della comunità.

A fronte di oltre mille anni di storia, infatti, la permanenza della malavita risulta insignificante, sebbene faccia più rumore. In realtà, il Palazzo ha dei trascorsi ben più importanti, avendo anche ospitato personalità eccelse del panorama culturale italiano, come ad esempio Gabriele d’Annunzio.

Il poeta vi soggiornò per qualche mese con Maria Gravina, principessa siciliana nonché moglie del Conte Anguissola, con la quale intrattenne una relazione da cui nacque anche una figlia. I due dopo la scoperta dell’adulterio cercarono rifugio ad Ottaviano e da qui d’Annunzio inviò una serie di lettere ai suoi amici che testimoniano la sua presenza in loco.
Il Castello nasce in epoca longobarda con un intento prettamente difensivo ed acquisisce l’aspetto rinascimentale, con cui oggi si presenta, durante la permanenza dei Medici. Ad oggi, quindi, è più corretto denominarlo come un palazzo, essendo cambiata la sua destinazione d’uso da roccaforte, da cui controllare l’intero panorama vesuviano, a dimora nobiliare.

Sebbene l’esterno sia completamente restaurato, le condizioni in cui riversano le sale interne sono estremamente precarie. In alcune stanze, infatti, non è consentito l’accesso, mentre molte altre si presentano in uno stato non ottimale. Nonostante ciò, la bellezza del Palazzo resta indiscutibile, ma risulta necessario un intervento per recuperare quello che è un bene inestimabile per il Comune d’Ottaviano e per il panorama culturale campano in generale.

A questo proposito, il FAI – Fondo per l’ambiente italiano –, che ha aperto le porte del Palazzo durante le giornate FAI d’Autunno e che da sempre si impegna per la salvaguardia del panorama artistico nazionale, aprirà a maggio le votazioni per il luogo del cuore. Si tratta di un censimento annuale, in cui chiunque, in maniera gratuita, può inserire un bene e votare affinché venga restaurato. Vengono predisposti a livello nazionale tre fondi, che saranno destinati a tre siti differenti in base ai risultati delle votazioni.

Il Palazzo Mediceo potrebbe essere uno dei luoghi con il quale accedere a questo fondo, puntando a ridare luce ad un bene prezioso presente sul nostro territorio. Il Palazzo Mediceo di Ottaviano non è “il palazzo di Cutolo” come spesso si tende a sostenere erroneamente. È un bene pubblico, un patrimonio campano, un sito culturale ritrovato, con una storia da raccontare che nulla ha in comune con la criminalità organizzata.

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°224 – DICEMBRE 2021

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