Il pagamento di una scommessa

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L’occasione fornitami dal Procuratore Generale dello Stato di Bahia di partecipare alla presentazione della rivista commemorativa dei 30 anni dalla promulgazione della Legge che introdusse i reati contro le discriminazioni razziali, mi ha fornito la possibilitá di raccontare un aneddoto in cui è protagonista il deputato che volle fortemente questa legge.


Correva l’anno 1968 e le proteste da parte di ampi settori della società civile contro il regime dittatoriale appena instauratosi in Brasile aumentavano con le prime avvisaglie dei grandi movimenti di strada, il primo dei quali fu la “Passeata dos Cem Mil” (la marcia dei centomila) una grande manifestazione popolare organizzata dal movimento studentesco il 26 giugno di quell’anno a Rio de Janeiro e a cui parteciparono artisti, intellettuali lavoratori.

Il colpo di stato del 1964 aveva inizialmente spostato sull’asse Rio-São Paulo molti militanti della sinistra bahiana che giá erano impegnati nei movimenti sociali e nelle università per il riconoscimento di riforme sociali. Intanto, però, si moltiplicavano gli IPMs (Inquéritos Policiais Militares) gruppi di indagine e persecuzione costituiti dai membri delle forze armate brasiliane per reprimere le proteste degli oppositori alla dittatura e dunque a molti di quei militanti, per evitare il carcere, non restò che trasferirsi nei grandi centri meridionali, dove il regime non disponeva ancora dei mezzi di controllo, di cui avrebbe la disponibilitá di lí a poco.

A Rio de Janeiro, le vittime della repressione, vennero isolate e pur perdendo ogni contatto con le basi di origine, cercarono di mantenere viva la fiammella della resistenza alla dittatura.

Tra i membri di questo gruppo di “esiliati” baiani, figurava anche Carlos Alberto Oliveira dos Santos che sin dai tempi degli studi all’Università di Bahia si era distinto per la sua assidua presenza nelle riunioni politiche e successivamente nelle attività socio-culturali che coinvolgevano i bahiani a Rio.

Spesso polemico, sviluppò il suo lavoro con grande lucidità e coerenza, senza abbandonare illusioni di speranza di condizioni migliori, a differenza di altri che avendo accesso per il loro ruolo ai centri decisionali, si lasciarono corrompere dal potere.

Nema, anche lui militante della sinistra baiana e protagonista di quei giorni difficili, in quel periodo si trovava a Rio, dove frequentava nel quartiere di Santa Teresa la casa di Caó (come veniva affettuosamente chiamato Carlos Alberto Oliveira dos Santos).

In uno di questi incontri, nel dicembre del 1968, quando la temperatura politica era in forte ascesa, Nema, colpito dalla crescita dei movimenti popolari, presagiva la prossima caduta del regime, a differenza di ció che invece Caó riteneva, e cioé la sensazione di un aggravamento della repressione e quindi del maggior attecchimento della dittatura.

Nella foga del dibattito, decisero di scommettere su chi avrebbe avuto ragione, se Nema con la sua idea piú idealistica o Caó con il suo pragmatismo.

Non trascorse molto tempo e Nema perse la scommessa. Infatti, solo pochi giorni dopo, il 14 dicembre, con l’Ato Institucional n°5, venne sciolto il Congresso, istituita la rigorosa censura della stampa, di fatto istituzionalizzata la tortura con un notevole incremento delle prigioni.

Una notte lunga undici anni si abbatté sul paese.

Nema non poté onorare la scommessa perché pochi giorni dopo, il suo appartamento fu invaso dagli agenti della dittatura e lui fu costretto a lasciare Rio e “cadere nella clandestinità” fino a quando molti anni dopo non vennero ripristinate alcune garanzie democratiche. In definitiva Nema persa la scommessa non fu piú in grado di onorarla.

Oggi peró ecco che Nema vede la possibilitá di questo riscatto con il suo omaggio, in queste righe, poche ma pregne di ricordi, ad un uomo a cui il Brasile deve molto.

Caó ha scritto, con il suo stesso corpo, la storia della lotta contro la discriminazione razziale, con frutti notevoli di cui il più grande è senza dubbio la Legge che porta il suo nome, Legge N°7.716 del 5 gennaio 1989. Onorarlo quindi è salvare la continuità di questa lotta per gli ideali di Uguaglianza e Giustizia. Lotta che continua ancora oggi quando la storia sembra ripetersi, e chissà se in farsa o tragedia.

di Bruno Marfé

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