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Il nostro pianeta ancora arranca dinanzi alle terribili politiche ambientali attuate tutt’oggi dai principali governi mondiali. Aumenta però la consapevolezza dei popoli che a gran voce chiedono un cambio di rotta, una nuova frontiera energetica. Chiedono a gran voce un futuro.

Risulta troppo pesante sulla bilancia ambientale il tasso di emissioni di CO2 che, secondo le previsioni, è destinato addirittura ad aumentare nel corso del 2021 con una percentuale del 5%, arrivando a toccare i 33 miliardi di tonnellate di CO2. Questo fenomeno è dovuto all’aumento di domanda di carbone in seguito al 2020, caratterizzato dalle grandi perdite dovute ai lockdown. È probabilmente l’aumento più significativo nella storia, in linea con il grande aumento che si ebbe nel 2010, primo anno di ripresa in seguito al biennio di crisi finanziaria del 2008-2009.

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L’aumento di emissioni di carbonio è stimato intorno a 1.5 miliardi di tonnellate quest’anno. Stima che assai va scontrandosi con il tentativo di promuovere la ricerca di nuove fonti d’energia alternativa. Questo dato preoccupa poiché difficilmente il nostro clima sarà in grado di supportare questi ritmi a lungo, in futuro. Ed il quadro risulta dunque assai più allarmante quando si comparano i dati circa l’aumento del carbone e quelli, invece, delle energie rinnovabili. Risulta infatti che l’uso del carbone sarà superiore a quello delle energie rinnovabili di quasi 60%. Di questo enorme aumento di domanda, ben l’80% proverrá soltanto dall’Asia, guidata dalla Cina, seguita poi dagli USA e solo dopo dalla UE.

Il processo di transizione ecologica è ancora lungo e tortuoso. È necessario, dunque, trovare un modo per tamponare, per quanto possibile, l’enorme quantità di CO2 nell’atmosfera. È per questo che si fa strada, sempre di più, la nuova idea di cattura e stoccaggio di CO2.

L’idea consiste nel catturare, quindi immagazzinare, isolare e trattare chimicamente grandi quantitativi di anidride carbonica ed imprigionarli sotto terra all’intero dei giganteschi giacimenti naturali che per milioni di hanno hanno ospitato gas e petrolio. Questi spazi, lontani circa 2-3 chilometri dalla superficie, sono infatti ricoperti da uno strato impermeabile di rocce, solitamente di natura argillosa. L’ impermeabilità di questi grandi serbatoi assicura che i gas restino al di sotto della superficie senza che si disperdano.

Questa tecnica è già da tempo utilizzata in Italia, non per lo stoccaggio di CO2, bensì di gas metano: iniettandolo durante il periodo estivo per poi estrarlo, nuovamente, in inverno, quando ce n’è più bisogno. Naturalmente la composizione dell’anitride carbonica è diversa da quella del gas metano ed è per questo che sono ancora in corso degli studi per garantire l’efficienza di questo progetto.

Non sarà di certo questa la soluzione a risollevare le sorti del nostro pianeta ma è di certo un ottimo modo per guadagnare tempo e ridurre sensibilmente i quantitativi di CO2 attualmente nell’atmosfera. In attesa di giorni migliori.

di Gennaro Alvino

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