non-binarismo

Il non-binarismo: confusione fluida in un mondo complesso

Giovanna Di Pietro 02/01/2023
Updated 2023/01/01 at 11:35 PM
5 Minuti per la lettura

Il non-binarismo di genere è un tema che non trova spazio alcuno nella sfera pubblica italiana, ancora fortemente legata ad un’ottica binaria di rigida contrapposizione tra maschile e femminile. Il non-binarismo intende superarla, creando una via alternativa nell’affermazione di genere. Ho tentato di creare questo spazio lasciando la parola a tre persone non binarie, che mi hanno parlato della loro esperienza.

Enea: «Sono Enea e utilizzo pronomi maschili o neutri, in inglese. Mi definisco una persona non-binaria con un’esperienza di vita trans. Quando ho capito di non essere una ragazza, non mi riconoscevo nemmeno come un ragazzo, mi sembrava una cosa troppo stretta, quindi la consapevolezza di essere non-binario mi ha dato molta pace. L’attività politica per me si è sviluppata insieme al riconoscimento della mia identità di genere, perché anche spiegare chi sono è un atto politico, oltre che una responsabilità, educando chi non ne sa nulla ed essere vulnerabili».

E: «Sono Elena, ma preferisco E ed utilizzo pronomi sia maschili che femminili. Ho accettato di essere non-binario alla fine di un percorso di disagio che mi ha accompagnato per tanti anni e che all’inizio pensavo riguardasse il mio orientamento sessuale. Questo sentire parte dall’interno, dal mettere in discussione chi sei, ma implica l’esterno, trasmetterlo alla persona con cui ne parli».

Nina: «Mi chiamo Nina e utilizzo entrambi i pronomi. Ho iniziato ad interrogarmi su di me grazie al confronto con persone che già lo avevano maturato, con la fortuna di essere guidata, approcciando questa domanda come un’aggiunta rispetto al mio essere e al mio sentire. La confusione fluida è giusta in un mondo complesso».

Non-binary, gender fluid, queer e transessuale: qual è la differenza?

E: «La parola queer è un insieme che include le persone, a prescindere della propria identità, nel loro agire politico. Il non-binarismo invece tende a scardinare la logica binaria dell’affermazione di genere e contiene il termine gender fluid, che implica il definirsi in base a come ci si sente, perché si ha ben chiaro che il genere è anche performance».

Enea: «Di solito uso la parola “trans” troncata, perché anche se sono sicuro della mia identità, ho imparato queste parole con un peso negativo e mi sembra che così siano più leggere. La parola transessuale – rispetto atransgender – ha una connotazione più binaria, per indicare chi fa un percorso di affermazione di genere, soprattutto fisico».

Cosa è cambiato negli ultimi tempi?

Enea: «La situazione è ancora difficile e violenta, ma qualcosa sta cambiando perché le voci delle persone queer si stanno alzando, anche all’infuori della comunità. Sono fiducioso, perché ci si rende conto dell’importanza di una lotta intersezionale».

Nina: «L’intersezionalità delle lotte è fondamentale, ma anche mettere in prospettiva alcune tematiche usando dei principi più semplici, ad esempio guardando al mondo con la lente dell’amore sarebbe più facile empatizzare e smuovere le coscienze».

E: «L’accesso a Internet ha cambiato tanto, perché anche se di non-binarismo si parla da poco l’evoluzione è veloce come il periodo storico che stiamo vivendo».

Cosa c’è ancora da fare?

Enea: «Il percorso di affermazione di genere dovrebbe essere più accessibile e meno patologico: ora è una corsa ad ostacoli, che porta via tempo e soldi. Sono fiero di essere trans, ma la mia vita sarebbe stata diversa se non avessi dovuto decostruire ciò che mi veniva imposto dall’esterno. La diagnosi è comoda per spiegare come mi sento, ma se sto male è perché sono all’interno di questa società».

E: «Bisogna continuare a sensibilizzare, parlandone anche in maniera serena, attraverso un’azione fondamentale che è vedere l’altro ed essere visti, generando un cambiamento lento e costante».

Nina: «C’è bisogno di una comunicazione serena, cioè propositiva. Decostruire è un processo doloroso, ma può essere anche un punto in più, per costruire una società diversa. Questo può succedere anche a partire dal linguaggio, usare delle parole non violente e positive, perché essere diversi dovrebbe essere normale».

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