“Il Napoli come sogno nel cassetto”

Intervista a Nikita Contini, portiere della Virtus Entella

Nikita Contini, classe 96’, è un calciatore di proprietà del Napoli in prestito quest’anno alla Virtus Entella, squadra che milita in Serie B. Seppur ancora giovanissimo, Contini ha già calcato terreni di gioco prestigiosi, disputando diversi campionati di Lega Pro con Robur Siena, Pontedera e Carrarese e contribuendo alla promozione della Spal in Serie B nella stagione 2015-16. L’avventura di Contini inizia nel lontano 2000 al Giugliano, paese nel quale si traferì all’età di soli 3 anni con la famiglia dall’Ucraina, terra d’origine del giovane portiere. Gli anni e le diverse esperienze fatte lo hanno portato al suo primo campionato di Serie B con l’Entella, ma Contini è pronto a crescere e maturare ancor di più per un possibile approdo definitivo in Serie A.

Nikita, una carriera iniziata a Giugliano all’età di 4 anni. Cosa ti ha lasciato quella piazza e quanto è stata importante per gli anni successivi?

«Il Giugliano è stato il mio trampolino di lancio, mi ha fatto crescere tanto. Da 30 anni mio padre fa scuola calcio lì, e ciò mi ha dato l’opportunità di entrare in un campo di calcio a soli 4 anni. Nei primi anni del 2000 il Giugliano giocava ancora al vecchio De Cristofaro e ricordo che i mister mi facevano disputare partite con ragazzini di 6 o 7 anni. Con il passare del tempo, il Napoli ha iniziato a mostrare interesse nei miei confronti e, nel 2008, la società ha deciso di inserirmi nelle giovanili».

Hai trascorso 7 anni nelle giovanili del Napoli e hai fatto diversi ritiri a Dimaro con la prima squadra, allenandoti con portieri di calibro internazionale come Reina, Ospina, Meret. C’è qualche portiere a cui ti ispiri?

«Mi sono allenato con tutti i portieri del Napoli degli ultimi anni e posso dire che ognuno di loro mi ha insegnato qualcosa, a partire da De Sanctis. Ritengo che ci sia sempre da imparare da professionisti esperti di livello internazionale come loro. Da piccolo il mio idolo era Nelson Dida, erano i suoi anni d’oro e quelli del Milan. Però, se dovessi dire il nome di un portiere al quale mi ispiro oggi, direi sicuramente Handanovic, perché mi piacciono tutte le sue qualità e tutti i suoi lati da portiere».

La Serie A può essere un traguardo raggiungibile quest’anno secondo te?

«Il campionato è molto equilibrato quest’anno, a parte il Benevento che rimane la squadra da battere. Mancano ancora tante giornate alla fine e siamo a pochi punti dai playoff, ma dobbiamo stare attenti anche ai playout perché la classifica è davvero corta.

Penseremo prima a conquistare 6-7 punti per la salvezza e poi vedere se i playoff saranno raggiungibili. La squadra è formata da un gruppo fantastico: ci sono sia calciatori esperti sia giovani che hanno tanta voglia di fare, e se riuscissimo ad approdare ai playoff, perché no, potremmo puntare anche alla Serie A».

Il calcio italiano è ripartito dopo più di 3 mesi di sosta. Sei d’accordo con la decisione di riprendere o è ancora troppo rischioso giocare in questo periodo di Covid-19?

«I contagi sono davvero pochi rispetto all’inizio ma, fin quando non arriva il vaccino, non siamo completamente al sicuro. Noi calciatori abbiamo delle precauzioni e dei protocolli da rispettare continuamente per gli allenamenti, per le trasferte e per le partite.

Facciamo tamponi ogni 4 giorni e test sierologici ogni 10 giorni e, finché risulterà tutto negativo, non avrò paura di contatti e possibili contagi con calciatori di altre squadre. Noi siamo più sotto controllo rispetto a tutte le altre attività quotidiane, come bar e ristoranti, e se loro sono ripartiti, per me è giusto che ripartano anche i campionati».

Nell’estate scorsa sul web ti abbiamo visto cantare “O’ surdato nnamurato” insieme ai tuoi compagni dell’Entella. Una dimostrazione che porti sempre Napoli nel cuore. Speri un giorno di vestire la maglia azzurra?

«Anche non essendo nato a Napoli, mi sento napoletano a tutti gli effetti e amo portare la napoletanità nei posti in cui gioco.

Da piccolo ero tifoso del Milan poi, crescendo nelle giovanili del Napoli e avendo a che fare con i calciatori della prima squadra, inizi a diventare napoletano perché hai sempre l’azzurro addosso. Ogni anno penso alla squadra nella quale mi trovo, però non nascondo che per me sarebbe un sogno vestire quella maglia e giocare al San Paolo. Diciamo che questo è il mio piccolo sogno nel cassetto e proverò a realizzarlo».

di Donato Di Stasio

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°207
LUGLIO 2020

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