Il napoletano su Tik Tok: un avanguardista della comunicazione di massa

Giuseppe Spada 10/01/2023
Updated 2023/01/10 at 5:49 PM
3 Minuti per la lettura

Lo avrete notato, non si può non notarlo, perché un napoletano su Tik Tok è come una drag queen a un funerale. Ed è per questo, perché è impossibile staccargli gli occhi di dosso, che il popolo partenopeo acquisisce un successo enorme sui social. La formula per il successo è semplicissima: scarsa istruzione, scarsa moralità e minorenni incinte: praticamente Real Time nel 2011. E il bello sta nel modo in cui le storie di Rita De Crescenzo, di Very e Sasy, di Lino Orso passino attraverso di noi prima dall’indignazione e poi dall’ossessione. Come se quelle persone che sono così facili da giudicare rappresentassero la valvola di sfogo della nostra coscienza. “C’è chi è peggio di me” ci giustifica a fare qualche schifezza in più, probabilmente.

Sia chiaro, queste poche righe non hanno l’intento di criticare persone che hanno deciso di esporre il proprio vero (che a noi pare tanto fantasioso) sui social, questo articolo vuole esaminare quanto quel verismo moderno, quasi verghiano, funzioni meravigliosamente sulla nostra psiche. “Trash” li definiamo, mi viene da chiedermi come loro definiscono noi. Perché loro, ve lo assicuro è così, sono più furbi di te che stai leggendo: non avendo molto pudore e scarsa dignità sono in grado di lucrare sui tristi fatti della loro vita, di cantarci sopra se serve, di farci poi i battesimi e i matrimoni. È incredibile quanto la storia di un qualsiasi vascio napoletano diventi così facilmente l’anima di una festa di piazza dell’agro aversano.

Qualcuno, un po’ di tempo fa, disse che “anche la monnezza può diventare oro”. Forse definire queste persone, continuamente, come spazzatura è un po’ cattivo e sbagliato. Nessuno è spazzatura, tantomeno qualche napoletano un po’ più vivace, ma possiamo sicuramente dire che qualcuno si avvicina alle discariche. Prendiamo ad esempio il fatto che più mi ha sconvolto negli ultimi mesi: Rita De Crescenzo che racconta di quella volta in cui ha rubato il cadavere di suo padre. Esiste forse un’azione più vile che profanare le spoglie mortali di un proprio genitore? Eppure, chi non vorrebbe ascoltare questa storia? Ecco svelato il segreto comunicativo. È come vedere un incidente sulla strada: ci fa impressione, non vogliamo guardare eppure non possiamo fare a meno di sbirciare per vedere se c’è qualche cadavere. È l’atavico gusto per il macabro dell’umano che ci porta a venerare, sì a venerare, queste persone. E tu che sei un buonista e stai dicendo “io a questi soggetti non do nemmeno visibilità” stai mentendo a te stesso. Per odiarli devi averli visti almeno una volta, se li hai visti almeno una volta li hai visti anche una seconda e una terza perché danno più assuefazione della metanfetamina.

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