Il mondo della Stand-up Comedy in Italia

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Intervista a Luca Ravenna

In Italia è sicuramente più popolare la tipologia di comicità da tormentone, tipica dei programmi da prima serata e culla di artisti che fanno uno spettacolo da fabbrica: omologato, banale e sempre uguale, rispetto alla stand-up comedy più “pura”, artigianale e satirica. Abbiamo intervistato uno dei migliori rappresentanti di quest’arte, Luca Ravenna.

Chi è Luca Ravenna?

«Un comico milanese, autore e soprattutto uno splendido ragazzo che si affaccia sui 33 anni».

Quale consiglio daresti ai giovani stand-up comedian che cominciano questo percorso ed impattano con un pubblico difficile?

«Beh, si affronta sempre. Nel momento in cui sali su un palco la prima volta non sai mai come sarà il pubblico, quindi la parte più importante è cominciare a salire, poi preoccuparsi del pubblico viene dopo. Tanto è sempre colpa del comico quindi è sempre difficile».

Vorrei chiederti di parlare di uno dei tuoi progetti più originali, “Non c’è problema”. Quali paure e quali paranoie personali ci sono dietro e quanta voglia di raccontare i problemi del nostro paese attraverso le ansie degli italiani?

«Questo è un lavoro che ho fatto nel 2015 in collaborazione con Repubblica. Ci sono sicuramente un po’ delle mie paure reali tipo la fobia per i piccioni, e un po’ sono spunti che mi sono serviti per raccontare delle storie che speravo fossero divertenti. Questo mi è servito ad osservare dei piccoli spaccati, e ribadisco piccoli, senza troppe pretese, del mondo in cui vivevo allora (nel 2015) e che forse oggi è anche peggiorato».

All’interno dei tuoi spettacoli parli spesso del divario tra la tua città d’origine (Milano) e quella in cui vivi (Roma). Vivi davvero così male questa situazione?

«Una volta Michele Serra ha detto una cosa molto bella su Roma. Ha detto che è una città splendida se stai bene e terribile se stai male, ed effettivamente è vero, nel senso che quando stai bene, sei soddisfatto o fai un lavoro che non ti obbliga a degli orari d’ufficio diventa la città più bella dove tu possa essere. Se invece hai dei problemi pratici o delle questioni personali da risolvere può diventare asfissiante perché è caotica e male organizzata. Come tutte le cose della vita Roma è grigia, non è né bianca né nera. Sul palco ovviamente accentuo perché puntando a far ridere si raccontano gli aspetti più conflittuali, ma ormai vivo a Roma da 15 anni e questa città mi piace tanto».

Com’è il rapporto con gli altri stand-up comedians?

«Penso buono, nel senso che fare squadra è sempre più utile che combattersi (e non sono frasi fatte) ma sul palco poi sei da solo. Aiutarsi in questo ambiente è fondamentale dal momento che in Italia siamo un movimento ancora molto piccolo. Ci sono dei “compari” e delle “compare” che mi piacciono tantissimo e ovviamente altri che per gusto mi piacciono meno, ma in generale chiunque salga sul palco merita sempre attenzione perché non è una cosa facile. Per questo preferisco sempre chi sale sul palco e fa una battuta in confronto a chi la fa su internet. Sul web il rischio è sicuramente minore, la reazione del pubblico dal vivo è molto vera, senza falsità, una cosa o fa ridere o non fa ridere. Per questo è bello, perché è reale».

di Giuseppe Spada

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°210
OTTOBRE 2020

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