Il mondo della Scuola: dal Sud all’Europa

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Il sostantivo «scuola», nella sua etimologia greca skholé, indica e designa un «tempo libero», uno «spazio aperto» attraversato dall’arte del dia-logo. Un «tempo libero», uno «spazio aperto» dedicato tutto alla formazione, alla costruzione, allo svago della mente e del corpo.

Nella nostra civiltà le prime scuole di cui abbiamo notizia sono quelle che, attorno al III millennio a.C. vengono costituite dai Sumeri e chiamate «case delle tavolette» (Eduba o Edubba). La loro fondazione è associata all’amministrazione del Palazzo e del Tempio.

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Nell’Antichità classica greco-romana – a noi più conosciuta e di cui siamo gli eredi – la greca paidéia (ovvero l’educazione che «costruisce» il ragazzo) e l’educazione, l’istruzione per l’antico mondo romano sono componenti fondamentali dell’humanitas. Per gli antichi Romani solo l’istruzione e la cultura possono insegnare a riconoscere il valore della «dignità umana», possono formare il «buon cittadino». Perché come osserva con acume il professore Maurizio Bettini è «dalla conoscenza che inizia il percorso del prendersi cura dell’altro».

Il lento declino del sistema sociale romano e gli insediamenti delle popolazioni barbariche producono una società non più strutturata, frammentata, divisa. Le istituzioni, inesistenti o fragili, non garantiscono un ordine sociale. Si impongono rapporti essenzialmente personali legati al riconoscimento della legge del più forte. Gli unici luoghi, in quasi tutto il Mediterraneo, che svolgono un’iniziativa culturale (nel suo senso e significato più ampio) sono i grandi centri monastici che prendono avvio dall’azione evangelizzatrice di san Benedetto che fonda il monastero di Montecassino nell’anno 530 circa. L’abbazia di Montecassino è il più antico centro monastico della nostra storia nazionale il cui influsso, nell’VIII secolo, si estende alle comunità monastiche tedesche e del nord Europa.

Nel Basso Medioevo (dal Mille alla fine del XV secolo) una delle più complesse e vive esperienze culturali (caratterizzata da un singolare plurilinguismo [arabo, ebraico, antico francese, latino, greco] è quella di Federico II (stupor mundi) che nella prima metà del Duecento realizza i suoi «sogni» di dar vita a forme di sapere ed esperienze di scrittura (legate a diverse lingue e civiltà) che si incastonano nella celebre riforma del tribunale che porta direttamente alla fondazione dell’Università di Napoli (1224), la prima università statale nell’Europa medievale.

Ma non è questo l’unico «primato»! Già nella metà dell’XI secolo nell’Italia meridionale, grazie agli insediamenti primi bizantini e poi normanni, si valorizza la scoperta, o meglio, la riscoperta della scienza e della filosofica greca. In virtù d’una secolare tradizione medica mantenutasi a lungo nel mondo bizantino nasce e si sviluppa la celebre Scuola medica di Salerno, la più antica istituzione medica d’Europa, i cui precetti vengono raccolti, ricopiati nel famoso e illustre poemetto Regimen sanitatis salernitanum (metà XI secolo).

L’odierna istituzione «Scuola» si pone in continuità – nel tempo e nello spazio (territoriale, mentale, culturale, ecc.) – anche con gli scriptoria dell’Alto Medioevo: «luoghi di scrittura/copiatura ma – anche – centri/strumenti di comunicazione ed ancora di più luoghi di passaggio e di soggiorno anche per signori e feudatari laici». (cfr. Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Einaudi).

La valenza fondamentale dell’educazione e dell’istruzione è ben fissata in due testi fondamentali: la nostra Carta costituzionale e la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Nei «Principi fondamentali» (artt. 1-12) la Costituzione dedica alcuni articoli all’istruzione e la considera come uno dei fini di cui ogni Stato deve farsi carico per procurare maggiore benessere alla collettività e per migliorare, elevare le condizioni di vita di tutti i cittadini e tutte le cittadine. In particolare, nella Carta costituzionale, la Scuola è considerata ponte di passaggio tra la famiglia, primigenio nucleo sociale e formativo della persona, e la società, luogo naturale di integrazione con gli altri individui e di sviluppo della propria personalità. A tal proposito, non posso non citare, gli autorevoli studi sulla «storia della famiglia fra società e cultura» dello storico Paolo Macry, Professore emerito di Storia contemporanea dell’Università degli Studi di Napoli «Federico II»: che la famiglia «[…] è un fenomeno storico e, come tale, assai difforme nel tempo e nello spazio.  La famiglia è un prodotto culturale, la sua qualità è relativa. […] Tutti quanti i caratteri dell’istituzione familiare a noi più consueti possono trovarsi, altrove, rovesciati o mancanti. […] Ma neppure è universale l’eterosessualità del nucleo coniugale» (cfr. Paolo Macry, L’età contemporanea, il Mulino, 1995, p. 105).

Al macrocosmo dell’Istruzione e della Scuola gli articoli fondamentali di riferimento della nostra Magna Charta sono il 9, il 33 e il 34. Un ruolo attivo nella stesura di suddetti articoli ebbero personalità profetiche, sagge, di grande acume e di severissima disciplina intellettuale (dei quali sentiamo nostalgia) come Concetto Marchesi, Aldo Moro, Giorgio La Pira. Ma lo spirito vitale e l’azione di tali parole e princìpi furono anticipati dal santo dottore napoletano Giuseppe Moscati nella sua eroica e esemplare azione educativo-sanitaria di fine Ottocento e inizio Novecento. Un’azione che ri-torna e tesse magistralmente un’altra singolare azione educativa quella del maestro napoletano Marcello D’Orta (1953-2013) che nel suo best-seller mondiale Io speriamo che me la cavo Sessanta temi di bambini napoletani (1990) guarda il mondo con gli occhi dei bambini. Il suo insegnamento – all’inizio di questo nuovo anno scolastico 2021/2022 – è «Memoria» etica da riproporre e vivere: «la scuola non è solo scuola d’istruzione, ma maestra di vita». Per il maestro Marcello D’Orta non servivano grandi progetti ma piuttosto che ognuno facesse al meglio il proprio dovere. La sua è una lezione, magistrale e sempre attuale, di stile e di vita. Buon anno scolastico a tutti!

di Pietro Salvatore Reina

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