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Il Monarca: gli intellettuali campani contro il “Sistema De Luca”

Antonio Casaccio 08/09/2023
Updated 2023/09/08 at 12:42 PM
10 Minuti per la lettura

Cosa ci fanno un gruppo di intellettuali riuniti attorno ad un tavolo? Ovvio: parlano di Vincenzo De Luca. Il presidente della Regione Campania è un animale politico che ha incentrato nelle sue forte abilità comunicative la chiave del successo. Per molti è così, ma non per quattordici tra scrittori, giornalisti e intellettuali, che in un libro hanno provato a tracciare le trame di potere di De Luca. “Il Monarca. Vincenzo De Luca una questione meridionale” è il libro edito da PaperFirst, casa editrice della società editoriale “IlFatto”. Il testo vuole tracciare un profilo politico indipendente del presidente De Luca, analizzando “il sistema clientelare” che avrebbe creato, oltre che lo sfruttamento della pandemia per generare consenso e i tanti dubbi inerenti la gestione dei rifiuti in Campania.

LA CRITICA

In Italia quando non si conosce bene qualcosa lo si fa diventare “Sistema”. Questo è un limite di un giornalismo spesso poco specifico, che parte da ottimi spunti, ma che dovrebbe poi finalizzarli con accuse precise e soprattutto documentali. Parlare di “sistema De Luca” è un po’ sensazionalistico per un testo di analisi ben lontano dalla ricostruzione puntuale di trame capaci di creare meccanismi sistematici che portano a storture democratiche. Il merito della pubblicazione è di certo quella di offrire spunti interessanti, oltre che riflessioni di moralità politica che ci fanno interrogare sulle valutazioni dei politici che scegliamo di rappresentarci. Il tutto lo si concentra su un personaggio da studiare: Vincenzo De Luca.

Forse uno degli ultimi veri gestori del potere politico alla vecchia maniera, capace quasi di dominare e orientare il consenso in situazioni catastrofiche. Un gestore capace di tener bravi i sindaci, timorosi di subire ripercussioni regionali che si concretizzano nella destinazione dei fondi. De Luca in Campania è riuscito a costruire un PD parallelo a quello del Nazareno, un fortino che non vuole abbandonare ma che si vede minacciare dall’avvento degli anti-deluchiani inseriti nella segreteria dalla Schlein. D’altronde il governatore campano ha già inviato un messaggio con la buca rifilata al neocommissario del PD Antonio Misiani in quello che avrebbe dovuto essere il loro primo incontro. Per De Luca è stato solo il primo dei tanti segnali da inviare alla segreteria: “In Campania il PD sono io”.

Ma De Luca non è solo uno degli ultimi vertici politici regionali alla vecchia maniera, è anche un abile comunicatore capace di incantare gli spettatori con un linguaggio che bacia perfettamente la comunicazione politica nell’era social. L’inchiesta di Fanpage mostra il figlio di De Luca, Roberto, sedersi a tavolo con Nunzio Perrella per parlare di rifiuti: era il 2018 e il consenso del governatore campano scese ai minimi storici (Roberto De Luca ha ricevuto l’archiviazione nel procedimento penale scaturito dall’inchiesta).

Inizia il 2020 e con lui la tragica pandemia del Covid-19, in questo lasso di tempo il governatore attraverso una comunicazione decisa e di intrattenimento diventa ufficialmente un “meme”. La sua popolarità arriva alle stelle, una sua diretta Facebook supera una conferenza stampa dell’allora Presidente USA Donald Trump. Vincenzo De Luca non solo si getterà alle spalle le critiche a seguito delle ottime inchieste giornalistiche, ma riuscirà in pochi mesi a recuperare consensi e ad essere nuovamente eletto presidente della Regione Campania.

IL MONARCA

A cura di Massimiliano Amato e Luciana Libero, il libro ha all’interno i saggi di: Licia Amarante, Fabio Avallone, Giuseppe Cantillo, Daniela De Crescenzo, Raffaella Di Leo, Vincenzo Iurillo, Paolo Macry, Marco Plutino, Isaia Sales, Aldo Schiavone, Pietro Spirito, Massimo Villone. Con Massimiliano Amato abbiamo parlato del motivo di questo testo e di come effettivamente si sviluppa il gioco di potere messo in atto da Vincenzo De Luca.

Cosa intende per “Sistema De Luca”?

«È un sistema longevo che è riuscito a sopravvivere a tutti i cambi di scenario politico che ci sono stati in Campania e, più in generale, nel Paese. Parliamo di un sistema basato su alcune vecchie tare della politica meridionale, ad esempio il trasformismo».

Attraverso quali metodi si arriva al consenso necessario?

«C’è sempre stata la dinamica del soccorso degli oppositori. Nel De Luchismo c’è un peccato originale che parte dal 1993 e continua ancora oggi. Quando era sindaco di Salerno vinse il ballottaggio sostenuto dal voto del MSI, il leader missino diede indicazione ai suoi di votare per De Luca nonostante fosse il segretario provinciale del PDS, un partito nato dalle ceneri del PCI. Questi patti si sono rinnovati nel 2006 quando, per la prima volta dal ’93, De Luca si trova in difficoltà perché affrontava un altro candidato emerso nel centrosinistra, Alfonso Andria, che riesce a trascinarlo al ballottaggio. Tra il primo e il secondo turno, per mettere al sicuro la vittoria, strinse un patto con Nicola Cosentino, all’epoca coordinatore regionale di Forza Italia».

Nelle ultime elezioni regionali ha riscontrato dinamiche simili?

«Nel Settembre del 2020 si presenta con una vera e propria corazzata che io ho definito “l’Arca di Noè”. C’era Mastella, c’erano pezzi della vecchia DC e molti esponenti del centrodestra che si erano allontanati dai vecchi leader Nicola Cosentino e Luigi Cesaro. Tanti dei loro fedelissimi (di Cosentino e Cesaro .ndr) erano nelle liste a sostegno di De Luca. Il trasformismo è uno dei fondamenti della longevità del potere di Vincenzo De Luca».

Nel testo si definisce questo “sistema” come autocratico. Perché?

«È autocratica perché si basa sul principio dell’uomo solo al comando. De Luca non è abituato ad ascoltare, nella Federazione comunista di Salerno era conosciuto col nomignolo di “Pol Pot”, dittatore cambogiano che si è reso protagonista di svariati crimini contro l’umanità».

Con gli autori del testo lo avete definito anche clientelare, ma in che modo?

«La clientela la si fa attraverso incarichi, consulenze e finanziamenti a pioggia per iniziative senza il minimo lavoro».

Si insiste molto con le manifestazioni, il fatto che la regione si spendi per iniziative culturali dovrebbe essere un bene. Che lettura ne fa nell’attività del presidente De Luca?

«Nel campo della cultura De Luca ha speso tantissimo, ponendo un’attenzione non indifferente. Ha azzerato l’autonomia dei centri culturali attraverso la logica dei finanziamenti a pioggia, questo è capitato ad alcune fondazioni storiche come la Fondazione Ravello che, dall’ingresso di De Luca in Regione, è passata da un ampio bacino di sostenitori privati a dipendere per l’80% dalle risorse economiche stanziate dalla Regione. Ciò ovviamente permette all’ente regionale di influenzare i temi e gli eventi all’interno di manifestazioni e festival».

In quali settori interviene maggiormente il “Sistema De Luca”?

«Il settore strategico è la sanità. De Luca eredita una regione con la sanità commissariata e lui sostituisce il commissariamento deciso dallo Stato centrale con uno scelto da lui stesso. Da 8 anni la Regione Campania non ha un assessore al ramo perché De Luca trattiene la delega per questo settore; siamo stati l’unica regione che durante la pandemia non aveva un assessore alla sanità».

Eppure proprio la sanità rappresenta un settore di vanto nell’attività amministrativa del governatore campano, che spesso rivendica la fuoriuscita da una situazione di indebitamento…

«Mente sapendo di mentire. Bisognerebbe fargli una semplice domanda: come mai ogni mese il tetto per le prestazioni erogate in regime di convenzione pubblica viene sforato dopo il terzo giorno del mese? In questo modo dal quarto giorno in poi un cittadino campano deve pagare anche per farsi l’analisi del sangue, così come qualsiasi altro accertamento strumentale o diagnostico».

Come si sta muovendo il PD per la sua ricandidatura?

«Per il PD è inopportuno candidare nuovamente De Luca, viste le catastrofi create in Campania. Le prime mosse della Schlein hanno creato attorno a De Luca un cordone sanitario, nominando nella sua segreteria esponenti del PD napoletano e campano che sono distanti dall’attuale presidente. Bisogna capire se tuttò ciò si tradurrà in una decisa presa di posizione del partito democratico, la Schlein ancora non si è espressa chiaramente».

Cosa succederà secondo lei?

«Potrebbe far passare all’interno del consiglio regionale una legge che spalanca l’opportunità per il terzo mandato. Io penso che se il PD gli sbarra le porte lui si candiderà con delle liste civiche».

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