Il mito di Maria Maddalena tra misteri e verità

Il mito è alla base delle letterature comparate, capace di essere un ponte tra l’uomo e la trascendenza. Esso rappresenta un desiderio universale, appartenente alla specie umana e dunque condivisibile da tutti. Tra i miti più famosi è impossibile non citare Ulisse, ripreso da Dante fino a Joyce, e Maria Maddalena, importante per numerosi motivi.

All’epoca di questa figura la religione giudaica era fortemente patriarcale, impediva alle donne numerose diritti. Maria Maddalena è una delle prime donne ad aver dialogato con Gesù, testimone della resurrezione, dunque svolge un ruolo non indifferente. Questo figura ci viene presentata per la prima volta nel Vangelo di Luca: Maddalena era conosciuta perché le erano stati esorcizzati sette demoni (ossia infiniti). In realtà non fu davvero posseduta, bensì soffriva di crisi depressive e rabbia, atti volti a ribellarsi contro quella società così patriarcale. In molti credono che lei sia stata una prostituta, in verità questo elemento non è stati mai detto nei testi ma inventato da papa Gregorio I per demonizzare la figura della donna.

È importante sottolineare che nonostante si tratti prettamente di un mito religioso, col tempo è riuscito a diventare una vera e propria realtà storica. A Napoli il culto inizia con gli Angiò, i quali volevano una religione più popolare. Mentre in Francia oggi è ancora molto forte poiché si stima che Maria Maddalena sia arrivata ad Aix-en-Provence, diventando così il simbolo della nazione convertita. Una leggenda la vede come moglie di Cristo e madre dei suo eredi, ma non vi è nessuna prova. Tuttavia, Dan Brown ne ha tratto le basi per il suo best-seller Il Codice da Vinci, testimonianza di come la forza del mito resisti nel tempo.

La sua storia è diventata così forte da permettere alla figura di Maria Maddalena di essere paragonata ad altre donne di altri miti. Prima fra tutte Iside, che con Maddalena ha in comune la stessa volontà di ricerca del corpo dell’amato. Infatti, la storia di Iside e Osiride si basa sulla disperata avventura di lei nel ricomporre letteralmente lui, disparso per l’Egitto. Ciò che le differenzia è ovviamente il tipo di amore: quello di Maddalena è metaforico e metafisico. Altro mito collegabile è quello di Amore e Psiche, narrato da Apuleio. Oltre a presentare il concetto salvifico dell’amore come elemento portante, il tema della caduta e del successivo tentativo di riprendere in mano la propria crescita sono il vero termine di paragone. Possiamo quindi confermare che Maria Maddalena dalla tradizione letteraria medievale a quella di oggi è una riformulazione in chiave cristiana delle favole di Psiche e Iside.

Dopo la fine della sua vita terrena non si hanno più notizie: la Maria Maddalena è avvolta nel mistero. Col passare del tempo, artisti e scrittori hanno cercato di far rivivere questa figura nelle loro opere. Nelle loro testimonianze è semplice notare come la donna sia descritta e presentata sempre alla stessa maniera: capelli lunghi, lacrime agli occhi e un vasetto profumato, suo elemento figurativo. Da Giotto a Caravaggio possiamo ammirare numerosi capolavori artistici che ritraggono la Maddalena in sfumature diverse. Ad esempio Donatello decide di raffigurarla durante il suo periodo di penitenza, riducendo il suo corpo all’osso. Caravaggio invece nella Maddalena Leggente raffigura l’incarnazione della sapienza con l’immancabile vasetto.

Il culto di Maria Maddalena era considerato dalla Chiesa un’eresia, in quanto si basava su scritti non canonici e perpetuava la visione della Maddalena come compagna di Cristo. Tuttavia questo culto ha un’importanza simbolica, in quanto rappresenta una fede in cui la donna è protagonista. Lei è la protagonista dell’amore di Cristo, l’eletta e l’apostolo più importante.

di Iolanda Caserta

 

 

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