Il miracolo di Di Maio e Salvini

52
informareonline-il-miracolo-di-di-maio-esalvini-1

Nelle mani del PD l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica

È stata la più democristiana delle crisi balneari e la politica, nel caso specifico, non ha mai avuto una componente determinante nello scossone del Governo.
Crisi agostana, con tutto il cascame di retorica da spiaggia che le è stato caricato. Minuscolo cabotaggio che, di certo, non rientrerà mai negli annali delle frizioni tra grandi statisti. Chi ne esce rafforzato e, probabilmente, con un’idea più unitaria e spendibile sotto il profilo elettorale, è il Pd di Zingaretti.

Al netto del crollo autodeterminato da Matteo Salvini, per visioni celesti e aspirazioni di sovranismo da braccialetti colorati, nessuno aveva mai pensato all’esistenza di un Ministro dell’Interno capace di mandarsi a quel paese praticamente da solo, di invocare la piazza e la protesta muscolare, pur essendo il primo firmatario di un “Decreto Sicurezza” che impedisce il tipo di manifestazione convocata proprio da Salvini.
Nulla si è mosso negli equilibri governativi scaturiti dalle ultime elezioni politiche, anzi.
La fuoriuscita volontaria della Lega ha solo saldato le sponde dei due partiti che avevano raccolto il numero maggiore di consensi. Quasi un balsamo naturale che oggi prova addirittura a lenire i tagli provocati dall’assurdo “Decreto Sicurezza bis”, ultima nenia leghista prima del tracollo da richiesta di “pieni poteri” di un partito che aveva davvero la certezza di un successo su tutta la linea, persino in ambito internazionale, dove i colonnelli di Salvini rischiavano di sedersi alla vicepresidenza della UE. E invece…

Oggi, sotto gli occhi di un’Italia che ancora fatica a capire bene la stringente fisionomia cartesiana della Repubblica Parlamentare, il Partito Democratico, che era diviso, sembra aver trovato l’innervatura per congiungere la piattaforma di Renzi al nuovo, ma ancora impalpabile, corso di Zingaretti.

A poco sembrano servire le spallate che vengono dalle consultazioni, perché Dem e Grillini sanno bene di giocarsi la partita più importante della loro nuova fase politica: la prossima elezione del Presidente della Repubblica.
E allora, le alchemiche congetture sull’assegnazione di posti da vicepremier e la solita aria da fumisteria dei commentatori politici, sembrano essere solo preludio a una maggioranza che riuscirà a digerire rospi ben più pesanti dei Decreti partoriti dalla Lega in 14 mesi di gialloverdismo.
Inutile, poi, il rumore di contorno scaturito dalle dichiarazioni dello stesso leader del Carroccio, che oggi chiama “inciucio” un Governo legittimo, ma definiva “Governo degli Italiani” la stessa forma di alleanza parlamentare di cui era parte.

Peggio ancora la risalita dal sottoscala di Berlusconi e, soprattutto, di Giorgia Meloni.

Se l’ex premier forzista vaneggia di kafkiane “giustizie giustizialiste”, peggio ha fatto la plenipotenziaria di Fratelli d’Italia, chiedendo al Presidente Sergio Mattarella di “andare subito a nuove elezioni”, dimenticando un vago documento che, in uno Stato di Diritto come l’Italia, si chiama Costituzione. Evidentemente la Meloni ne è venuta a conoscenza solo da qualche settimana.
Un Governo Pd-M5S attaccato con lo sputo che, almeno oggi, cerca nella figura del premier Giuseppe Conte un mastice di più affidabile durata. Difficile fare previsioni, soprattutto se rimaniamo una nazione che la politica se la lascia spiegare da sondaggi e proiezioni, affidabili come il meteo in estate.

Nasca o meno il nuovo Governo giallorosso, il Pd sembra l’unico soggetto politico tornato in pista per rimanerci fino all’elezione del nuovo Capo di Stato (e chissà se magari non abbia già in mente una figura femminile). Nessuno ci avrebbe scommesso, nemmeno il migliore dei politologi.

di Salvatore Minieri

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°197
SETTEMBRE 2019

Print Friendly, PDF & Email