Il miracolo della Santa Piccola alla Biennale di Venezia: intervista a Vincenzo Restivo

83
Informareonline-il-miracolo-della-santa-piccola-alla-biennale-di-venezia-intervista-a-vincenzo-restivo
Pubblicità

Quella della Santa Piccola è una storia di miracoli, nata dal cuore dello scrittore Vincenzo Restivo, docente di lingue e letterature straniere a Firenze. Nato a Caserta, ha all’attivo sette romanzi: narrativa dalle trame crude, sincerità difficili da accettare. Storie di profonda necessità, così come “La Santa Piccola” (Officina Milena, collana Milena Rainbow 2017). Una storia a cui si ispira il film della regista Silvia Brunelli, con la sceneggiatura di Francesca Scanu, prodotto dalla Rain Dogs Production. Ed ecco che il miracolo sbarca alla Biennale College Cinema di Venezia 2021. La Santa Piccola è uno spaccato delle palazzine popolari di Forcella, contagiato da una adolescenza vissuta in un mondo complesso. Le vite sono quelle di Mario, Lino, Assia e della piccola Annaluce, la «santa bambina». Esseri umani incastrati nella realtà di quell’ambiente.

Tutti a loro modo coinvolti ed esposti alle criticità dell’esistenza. Leggendo il libro, mi hanno ricordato i personaggi di Fabrizio De André nella sua “Città Vecchia”. Cambiano le dinamiche, le presunte colpe, il teatro dove cantano il loro personalissimo dramma, ma non il loro destino. De André ci consigliava di non guardarli con pietà borghese, ma di provare a compatirli. Ad accettarli, finalmente. Con Vincenzo Restivo abbiamo percorso i passaggi che hanno trasformato questo libro in un film.

Pubblicità

L’Intervista parte da una premessa molto sentita da parte dell’autore: «Dei quotidiani hanno riportato che il mio libro “La Santa Piccola” è ispirato alla vicenda orribile di Fortuna Loffredo. Non è così. Ho avuto problemi in merito, mi sembrava giusto ribadire questo concetto».

Nel tuo libro parli di miracoli, tocchi temi come l’omosessualità, la violenza e la prostituzione minorile. Come hai fatto ad incastrare le vite dei tuoi personaggi in questo contesto?

«C’è un film di Antonio Capuano, “Pianese Nunzio, 14 anni a Maggio”. È la storia di un ragazzino di Napoli che ha una relazione con un prete.
Questo film mi ha colpito per come è stato girato. Ogni personaggio, in modo omodiegetico, guarda la telecamera e si presenta in prima persona. Allo stesso modo ho voluto che i miei personaggi si presentassero come davanti ad una telecamera, raccontando il loro punto di vista. Leggendo il mio libro, avrai quindi diversi punti di vista della stessa storia. È stato un ottimo spunto per dare una direzione al racconto».

“La Santa Piccola” poi sbarca a Venezia. Come è successo?

«Nel 2017, Marco Luca Cattaneo (produttore della Rain Dogs), mi propose di portare il libro sul grande schermo. Conobbi poi Silvia Brunelli, la futura regista del film. Fu così che decidemmo di intraprendere questo viaggio insieme. Partecipammo al concorso della Biennale di Venezia. Si è puntato in alto ed è andata bene! Nel film ci sono state delle modifiche al testo originale. Penso che il lavoro di sceneggiatura fatto da Francesca Scanu è stato meraviglioso. È stata rispettosa dell’anima, dei personaggi e dell’intenzionalità della storia stessa».

Nel tuo libro si nota un linguaggio non politically correct. Il film ha conservato questo aspetto?

«Assolutamente. Nella narrativa punto a rompere degli equilibri. La lingua serve anche a comunicare il dolore, l’instabilità.
La linearità stanca, certe insofferenze puoi comunicarle solo attraverso il disequilibrio linguistico, mettendo da parte inutili armonizzazioni. Nel libro e nel film, i personaggi sono degli scugnizzi, si esprimono anche in dialetto, non possono avere un linguaggio forbito.
C’è tutta l’anima del sottoproletario, la questione della Napoli degradata. Nel libro, il teatro del racconto è Forcella; nel film invece quello della Sanità. Proprio il Teatro della Sanità, in parte, si è occupato del casting degli attori del film».

di Gianrenzo Orbassano

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°223 – NOVEMBRE 2021

Print Friendly, PDF & Email
Pubblicità