Terre dei fuochi, al plurale sì, perché non più circoscritte ad un’unica regione bensì all’Italia intera. È dalle esperienze però vissute in Campania che il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa è arrivato a definire un decreto legge che prevede «conquiste storiche ed epocali», spiegato dettagliatamente in conferenza stampa presso Casa Don Diana a Casal di Principe. «Il decreto – spiega il ministro – sposta le competenze della legge 6/2014 (recante  disposizioni urgenti dirette a fronteggiare emergenze ambientali e industriali  ed a favorire lo sviluppo delle aree interessate, ndr), la quale ci ha consentito di iniziare a fare il monitoraggio ambientale. Il problema era relativo al fatto che il decreto fosse incardinato al Ministero delle Politiche Agricole. Nelle nostre terre non sussiste alcun problema agricolo e quindi non può rimanere incardinato al suddetto Ministero. Anzi, i nostri produttori producono eccellenze internazionali, prodotti di altissima qualità e controllati, tanto che la filiera del prodotto del “Made in Italy” è la più controllata al mondo, non solo in Europa. E stiamo parlando di controlli costanti e continui. Insomma, sulle nostre tavole non arrivano cose non buone.

Con questo nuovo decreto legge abbiamo chiesto di spostare le competenze nella penna del ministro dell’Ambiente perché lo stesso avrebbe la possibilità di promulgare altre norme».

IL DECRETO LEGGE  “TERRA DEI FUOCHI” IN 4 PUNTI, SPIEGATI DAL MINISTRO COSTA

  1. Il passaggio delle competenze al Ministro dell’Ambiente permette al ministro di proporre al governo e al parlamento una o più norme che riguardano la messa in sicurezza delle aree interessate, tecnicamente tutto ciò che serve a non inquinare, e le bonifiche, da declinare poi in termini tecnici. Così al ministro dell’ambiente rimane la vigilanza, ossia quegli strumenti utili ad evitare che i soldi non vadano più a chi ha inquinato. Ed oggi ci sono dei protocolli di salvaguardia che lo consentono.
  2. Tagliando della legge sugli eco reati del 2015: inserimento del DASPO ambientale, ossia chi inquina deve essere allontanato dai territori che ha inquinato.
  3. L’illecita gestione di rifiuti e traffico non organizzato dei rifiuti sono oggi reati non convenzionali che si prescrivono in 4 anni e mezzo. Questi devono diventare delitti con un termine di prescrizione più ampio ma con una misura afflittiva più consistente, in quanto continui e costanti.
  4. Chi inquina deve pagare. Andiamoci a prendere i beni con sistema del sequestro ai fini di confisca allargato, che oggi si applica solo ai mafiosi ma spero presto anche agli ecomafiosi, ossia a coloro che non sono per forza associati a un clan ma sono coloro che hanno inquinato le nostre terre.

 

Sergio Costa e Luigi Di Maio a Casal di Principe
Sergio Costa a Casal di Principe

 

SERGIO COSTA, UN MINISTRO PLASTIC FREE

Durante la conferenza stampa del vicepremier Luigi Di Maio e del Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, è stato offerto a quest’ultimo dell’acqua in un bicchiere di plastica. Nonostante il forte caldo, il ministro Costa lo ha rifiutato, aprendo un simpatico siparietto con i giornalisti e l’assessore all’Ambiente del Comune di Casal di Principe Letizia Maria, ribadendo però il suo reale impegno per un mondo libero dalle plastiche che inquinano le terre e i mari, ponendo al centro di ogni attenzione la tutela dell’ambiente.Difatti, #IoSonoAmbiente è l’hashtag lanciato dall’ex Comandante della Forestale, il quale punta a rendere il suo Ministero e il Parlamento plastic free.

di Fabio Corsaro

Tratto da Informare n° 184 Agosto 2018