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Il MAV, Museo Archeologico Virtuale, è un museo in cui cultura e tecnologia si incontrano in un connubio unico, uno dei pochi presenti in Italia. È dotato di molteplici installazioni multimediali che ricreano le aree di Pompei, Ercolano, Capri ed attraverso ologrammi e ricostruzioni, lo spettatore riesce quasi ad “entrare” in questi luoghi. Uno dei principali punti di forza del museo è la sua ubicazione, è infatti situato nel cuore di Ercolano, città famosa nel mondo per gli scavi archeologici di origine romana. Abbiamo incontrato il direttore del MAV, Ciro Cacciola al quale abbiamo chiesto alcune curiosità e soprattutto in che modo il museo si è attrezzato in seguito alla pandemia da Covid-19.

Come nasce il MAV e l’idea “rivoluzionaria” di creare un museo virtuale?

«Il MAV è nato da un progetto di riqualificazione urbana, per iniziativa del Comune di Ercolano e della Provincia di Napoli. È ospitato, infatti, in un edificio vicino agli scavi archeologici, che per molti anni è stato abbandonato e che in precedenza ospitava una scuola. Si è trattato allora di un’idea innovativa e particolarmente felice che anticipava quello che sarebbe avvenuto negli anni successivi con l’utilizzo dei linguaggi digitali applicati ai beni culturali».

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Quanto è importante e quanto aiuta il fatto che sia ubicato ad Ercolano? E perché proprio questo luogo?

«La vicinanza agli Scavi è fondamentale. Il MAV è un Museo che ha come obiettivo la valorizzazione e la promozione del patrimonio archeologico dell’area vesuviana attraverso l’utilizzo di linguaggi e tecnologie digitali. Rappresenta una sorta di estensione della visita al Parco Archeologico: uno dei luoghi più importanti dell’archeologia mondiale».

informareonline-il-mav-un-luogo-di-cultura-ed-innovazione-nellantica-herculaneum-2Com’è cambiato nel corso negli anni il museo ed in cosa consiste la creazione di MAV 5.0 e dei laboratori 3D? 

«Il MAV, per sua stessa natura, è un Museo in continua evoluzione e trasformazione. In dieci anni ha avuto cinque upgrade e riallestimenti. Siamo intervenuti sia sui contenuti, arricchendo i contenuti proposti, sia sulle tecnologie. Con l’ultimo aggiornamento, abbiamo introdotto la VR (Virtual Reality), la AR (Augmented Reality), la MR (Mixed Reality). Oltre a questo, il visitatore ha a disposizione un percorso e una guida direttamente sul proprio device mediante un’APP (iMav) scaricabile gratuitamente con la quale può visualizzare contenuti aggiuntivi, filmati in AR, didascalie, guida al percorso, e tanti altri contenuti.

Lungo il percorso vi sono 4 guide virtuali, che compaiono al passaggio del visitatore e che introducono alle rispettive sezioni in cui è suddiviso il Museo. Naturalmente ci sono anche le tecnologie più “tradizionali”: videoproiezioni, touch screen, ologrammi, ecc. Nel corso degli ultimi anni abbiamo cercato di costruire un Museo dove il protagonista fosse il visitatore e la sua esperienza di conoscenza». 

Marzo 2020. Primo lockdown. Da allora come si è evoluta la situazione al museo tra chiusure e riaperture. 

«L’ultimo anno e mezzo è stato durissimo, come del resto per tutti coloro che lavorano nel campo della cultura. Siamo precipitati in una situazione difficile, in cui anche programmare è diventato impossibile. Mostre ed eventi saltati, alcune tecnologie non utilizzabili per motivi sanitari. Insomma, un incubo dal quale speriamo di poter uscire definitivamente grazie alla scienza e ai vaccini». 

Quali sono le previsioni per il futuro, un futuro che appare ancora incerto dal punto di vista dell’evoluzione pandemica. In che modo vi siete organizzati? 

«Abbiamo lavorato anche nei mesi di chiusura per mantenere vivo il rapporto con i nostri visitatori attraverso la fruizione on line di contenuti. Abbiamo progettato e realizzato due tour virtuali che hanno avuto un’ottima accoglienza sia negli appassionati di archeologia che presso le scuole. Abbiamo avuto migliaia di visitatori virtuali, contenti di poter continuare a fruire dei contenuti e delle storie del Museo. Quando le disposizioni sanitarie lo hanno consentito abbiamo riaperto, riorganizzando il percorso, prevedendo visite predefinite negli orari, contingentando gli ingressi. Un lavoro faticoso, ma indispensabile per contribuire alla ripartenza dopo il tunnel della pandemia».

Quali sono le attuali mostre ed eventi presenti al museo? 

«Per il mese di luglio abbiamo organizzato diversi eventi tutti i giovedì del mese in occasione delle aperture serali. Una serie di incontri con libri e autori, musicisti e artisti per festeggiare il ritorno e la ripartenza delle attività del Museo. Incontri all’insegna della parola, della scrittura che si fa corpo nella voce degli attori e degli scrittori. Abbiamo dedicato una serata ad Epicuro ed alla “lettera sulla felicità”, un incontro con lo scrittore Maurizio De Giovanni, una serata speciale dedicata al mito di Ercole ed un evento dedicato a Alessandro Magno, tra storia e teatro». 

Poco tempo fa abbiamo intervistato uno dei vostri fiori all’occhiello, l’artista Nicholas Tolosa, state ancora collaborando? Quali sono i vostri progetti? 

«Abbiamo da qualche giorno chiuso una mostra dell’artista Nicholas Tolosa “Pompei 79 d.c.”, allestita all’interno del percorso museale con opere che dialogavano con gli exibit del Museo e che si ispiravano ai calchi pompeiani. La mostra di Nicholas Tolosa sarà riproposta nelle prossime settimane all’interno del Museo del Parco del Vesuvio a Boscoreale. E pensiamo di lavorare a nuove proposte per il prossimo anno». 

In che modo possiamo supportare il MAV? 

«Il Mav, come tutti i musei, ha necessità di ritrovare il rapporto con i suoi visitatori. E l’informazione svolge un ruolo essenziale per aiutare a far conoscere le nostre iniziative e le nostre proposte. Grazie per il vostro contributo». 

di Ludovica Palumbo

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N° 220 – AGOSTO 2021

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