Il mare nella letteratura: dall’Odissea ai Malavoglia

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Il mare. Solo la parola evoca un mondo indefinito che sa essere culla ma anche tormento.

Presente in molte opere letterarie è riuscito ogni volta ad essere differente, inarrestabile nel movimento di meraviglia che genera nell’anima di scrittori e lettori che spesso l’hanno navigato. L’apice della formalizzazione nonché della diffusione del romanzo marinaro avviene nell’Ottocento perché molti dei suoi elementi si rifanno al nuovo genere di letteratura che sta inondando quel periodo: il romanticismo. Rifacendosi a questo genere sarà inevitabile attingere al bacino delle narrazioni popolari e fiabesca, o dal romanzo antico, greco e alessandrino, attraverso l’epica, i canti e i viaggi medievali fino alle soglie e quindi agli esiti della letteratura moderna: in una prospettiva che viene intesa, nella teoria dell’epos e del romanzo, fondamentalmente unitaria e continua, anche se si evidenzia l’età romantica quale responsabile della sua decisiva fortuna. Diviene a pieno titolo narrativa avventurosa. 

Come tutti i tipi di racconti, anche quello di mare è caratterizzato costantemente da elementi tematici presenti e attivi: in primis risulta ovviamente riconoscibile in base al tema e cioè il mare a cui viene associato l’eroe – navigante; ad essi si aggiunge la nave che risulta imprescindibile in tali tipi di romanzi e che, a prescindere dalla sua tipologia, dimensioni, diventa luogo di infinite possibilità narrative e metaforiche; abbiamo poi l’equipaggio differentemente composto e organizzato a seconda dell’impresa da compiere e, quindi, e variamente composto da pescatori, esperti naviganti, fuggitivi, timonieri, cambusieri; infine altro elemento che compare di sovente ed attraverso il quale si svolge la narrazione è quello della paura e della attrazione verso l’ignoto, i  misteriosi abissi e le lontane isole,  fonte di avventura quasi forzata perché sono l’unico mezzo di sostentamento prima di giungere, tuttavia non sempre, al porto che può essere ambivalente in quanto è sia l’esito compiuto e definitivo del lungo viaggio rendendo risolutive le fasi interne alla navigazione e al suo racconto, oppure assume il significato di conforto momentaneo perché la nave ha necessità delle onde e bisogna inesorabilmente salpare.  

Altri elementi che compongono un racconto di mare sono: la morte, la religione e la superstizione che spesso si intrecciano.  

La morte spesso è connessa alla visione dei vascelli fantasmi, punto di riferimento in tal senso è la leggenda dell’Olandese Volante, vascello maledetto costretto a solcare i mari in eterno senza una meta definita e che raggiunse la celebrità soprattutto per opera del compositore Wagner. L’equipaggio, quindi, si identifica con gli spettri che hanno trovato la loro tomba nel mare. L’atteggiamento superstizioso è intrinseca nella mentalità del marinaio e diviene parte attiva del racconto manifestandosi nelle sembianze di rituali, incantesimi, pozioni che si connettono poi al mondo religioso che, però, è inteso come mondo soprannaturale, divino da invocare nei momenti di difficoltà.  

“Una donna in nave è una sciagura”, frase lette e sentita in ogni racconto del genere. Eppure le donne sono di sovente presenti sotto vari aspetti. Innanzitutto non si può trascurare il tema senza tempo delle sirene, figure affascinanti e tremende il cui canto affascina ogni viaggiatore di mare. Sono descritte in  maniere differenti: talvolta per metà pesce, metà uccelli o come delle ninfe o demoni. Se la loro presenza era certa nei racconti di un tempo, nell’età moderna vengono utilizzate per dare delle sfumature oscure e favolistiche al racconto.  

Non manca la figura della donna che si connette ad una dimensione sentimentale e/o nostalgica. La donna amata alla quale per necessità si è dovuto dire addio; essa diviene pure il motivo per compiere grandi imprese, come è per il Sandokan di Salgari, al fine di avere un ricongiungimento; ed ancora la donna come figura salvifica dell’anima come accade al temibile Corsaro Nero di Salgari. Tutti questi elementi traggono la loro ispirazione e forza dal modelli arcaici che hanno saputo ben influenzare tutta la letteratura del genere anche dal punto di vista psicologico dei protagonisti.  

Il primo mare – universo ad essere raccontato è stato il Mediterraneo. L’Odissea ha rappresentato il precursore ante litteram dei racconti marinareschi, ricca di avventure, luoghi ignoti e che ha affrontato per la prima volta  l’archetipo universale del viaggio, il nostos, il ritorno. Il fascino di questo tema va ricercato nella capacità che esso possiede di rispecchiare la vita dell’uomo è la metafora della vita in quanto fonte inesauribile di conoscenza e di esperienze che l’uomo acquisisce raggiungendo così anche un elevato grado di consapevolezza; ed è questo che rappresenta il viaggio di Ulisse. Ed ancora nel mondo greco il viaggio è predominante nelle Argonautiche il mito di Giasone che parte alla ricerca del vello d’oro compiendo così un viaggio circolare: la sua meta è anche il suo punto di partenza,in un’ottica quasi simile alla concezione dell’eterno ritorno. Il mare diventa strumento del fato nell’Enea di Virgilio, ma qui il viaggio non è avventura spinta dalla curiosità ma sottomissione alla volontà divina di recarsi altrove per fondare una nuova città. Tema del viaggio fatto per volontà divina che vede protoganiti anche Mosè, Abramo, Eva ed Adamo. I tratti del modello omerico, Ulisse che naviga per tornare ma che poi Dante nella Divina Commedia racconterà della sua ripartenza, e di quello virgiliano Enea che mira a una terra promessa per la fondazione di una nuova stirpe si confondono pertanto nella figura moderna del marinaio o per meglio dire del pirata.  

Esso dà vita a un vero e proprio sottoinsieme del racconto di mare e cioè i racconti corsari. Questo motivo si fa conduttore di scene e intrecci sostenuti da eroi che depredano navi di nazionalità nemica ed effettuano scorrerie criminose lungo tutto il litorale. L’isola del tesoro racconta di questo mondo attraverso gli occhi di un ragazzino sfrontato ed audace, il capitano Achab di Melevile che si scaglia in una feroce vendetta dai connotati biblici, ed ancora Gli Ultimi Filibustieri con cui termina il ciclo de I Corsari delle Antille, la filmografia con personaggi celebri come il capitano Jack Sparrow, o di Kabir Bedi nei panni del valoroso Sandokan, ed infine Corto Maltese il quale però, è bene sottolinearlo, è un gentiluomo di fortuna.  

Il mare assume anche diverse prospettive nei romanzi della nostra penisola. Verga con I Malavoglia dimostrò che il mare incute paura e minaccia, è amar, da fatica e insicurezza, il mare è guerra.  Navigando verso altre coste, si arriva in Campania, e cioè a Napoli dove nel Novecento presenta scrittori come Raffaele La Capria, colui che più di frequente e da vicino ha raccontato il mare, un mare addomesticato, splendidamente naturale. La sua narrativa si inserisce totalmente nella tradizione europea di letteratura marina e simbolismo marino dove il mare è inteso soprattutto come condizione esistenziale e destino dell’uomo ma è un luogo felice.  

Borges dice: “il mare è un antico idioma che non riesco a decifrare”. Ed allora mi siedo sulla riva, sospiro ed ho un attimo di quiete; diviene spuma. Ricomincio.  

di Salvatore Sardella

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