«Il mare chiama… chi ama il mare»

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“Un’iniziativa al di sopra del torpore estivo e dell’apatia urbana”

«Il mare chiama… chi ama il mare» è il titolo della mostra d’arte allestita in Casina Pompeiana sul rapporto tra mare e inquinamento che si conclude oggi.
Una collettiva che si è snodata fra opere pittoriche realizzate con differenti tecniche e installazioni di varia tipologia caratterizzate dall’utilizzo di materiali di riuso.

«Il mare attrae chi lo sente, chi lo rispetta, chi non lo inquina» nel commento di Massimo Sepe, artista e curatore della mostra, raccolto da Sara Ramondino nel corso della sua conversazione con l’autore, si racchiude la filosofia di questo personaggio singolare che è Massimo per il quale, come riassume magistralmente Sara “Il mare va inteso non solo come yacht e tintarella, ovvero come luogo di ricreazione, divertimento e piacere ma come parte integrante di tutti noi, quale riserva naturale da salvaguardare e tutelare.

Il mare è fonte di vita e non di morte, anche se negli ultimi decenni la negligenza dell’uomo e gli scarichi abusivi lo hanno trasformato in una discarica a cielo aperto.”

Sara continua il suo commento ricordandoci che “Gli artisti che hanno contribuito alla realizzazione della mostra “Il mare chiama… chi ama il mare” sono la pittrice Belga Isabelle Lemaitre, il mosaicista piacentino Dino Maccini, il pittore di Vigevano Cesare Giardini e Brunello Sepe, fratello di Massimo. E in particolar modo con l’installazione dello squalo di metallo di Brunello Sepe, “Pasqualo”,  che è possibile sintetizzare il contenuto dell’intera mostra: lo squalo è definito dagli studiosi ‘lo spazzino del mare’ dal momento che è in grado di ingerire quantità notevoli di rifiuti.

Non a caso l’artista ha usufruito di lastre di metallo, le ha montate e ha dato forma al corpo di uno squalo con all’interno pezzi di plastica di svariati tipi: da bottiglie a tappi, bicchieri, buste e diversi contenitori; questo ad indicare e sottolineare le numerose problematiche a cui va incontro non solo il mare in sé come oggetto inanimato ma anche numerose specie marine che muoiono soffocati e rischiano l’estinzione a furia di inghiottire plastica e tutti i suoi derivati.”

Anche le opere di Cesare Giardini ci forniscono un’altra chiave di lettura della mostra che nell’uso sapiente delle luci ha saputo ricreare la magica atmosfera dei fondali marini… il viaggio!

Ed ecco che ci viene in soccorso Deborah Di Bernardo che, dopo aver partecipato anche alle attività collaterali svoltesi nell’ambito dell’iniziativa (convegni e presentazioni di libri a tema), raccoglie le sue impressioni durante i suoi spostamenti ferroviari che evidentemente la aiutano a sintetizzare le idee di ciò che osserva da attenta critica d’arte quale è….

“Che caldo! Ma non funziona l’aria condizionata in questo treno!? Pochi minuti e: Non posso resistere alla limpidezza del mare… Mi tuffo… qualche bracciata nelle acque cristalline di Sorrento  nuotando tra i pensieri… Credo che il mare faccia talmente parte di lui che Sepe sembra averli dipinti sul viso il mare ed il sole: il colore della pelle scurita, gli occhi cerulei…

Sembra quasi che si sia impossessato di lui e lui di quanto di meraviglioso può offrire: le sfumature cromatiche, gli elementi, la vita. Il mare gli parla: un’osmosi creativa la loro in cui dare ed avere costituiscono la base di molte sue  creazioni.

Le trasparenze e la spuma dell’acqua come quelle del  vetro,  tornano e ritornano nei suoi percorsi artistici come i flutti dalla terra al mare restituendogli spesso il materiale per costruire le sue sculture.

Così pietre, legni, conchiglie raccolti dalla sua creatività ed assemblate dalla sua fantasia a lampadine, multistrato,  e vetro diventano appliques, gioielli, vetrate e grandi creature marine simili a quelle di un parco di divertimenti… In tutte l’azzurro, il blu del mare, il bianco, il verde delle loro sfumature… E l’arancione, il rosso… quello del sole in piena estate… Come quello di oggi… Sembra di respirarla la leggerezza di questa stagione nelle sue opere… ‘Divertenti’ rilassanti e spensierate ti immergono in un mondo fantastico e gioioso ma che rimanda anche ai valori pieni della vita: la trasparenza all’anima; la profondità degli abissi ai sentimenti.

Qualcosa si avvinghia alla mia caviglia, un sacchetto di plastica: che schifo! E che incivili che siamo!
Continuo a nuotare ma… Ho la pelle d’oca… sto uscendo dall’acqua verso la riva, un’onda mi scuote… Oh no!!!..: è l’aria condizionata del treno, la sua frenata, sono arrivata. Anche per oggi è andata”.

Si… anche per oggi è andata sperando che questo riassunto sia riuscito a rendere al meglio lo spirito di un evento che non ha voluto essere una mostra d’arte fine a se stessa… ma anche e principalmente uno spunto di riflessione su un argomento che sembra essere nei pensieri di tanti ma che però non sembra avere lo stesso effetto nella conseguente azione.

di Bruno Marfè
Sara Ramondino
Deborah Di Bernardo

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