I capelli grigi non sono più un problema estetico da coprire con tinture di svariate sfumature, pur di cancellare ogni traccia che riveli l’anzianità e l’avanzare del tempo.

Il grigio è per Giovanna Aresu argento vivo, un colore di cui andare fiere e da portare a testa alta.
È su questo tema che si è incentrata la mostra fotografica inaugurata nella Casina Pompeiana in occasione del 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Perché la violenza non è soltanto fisica ma è anche estetica; è legata soprattutto all’immagine che il sistema commerciale capitalistico impone. Il concetto di ‘bello’ ancorato all’universo femminile nel sistema odierno è legato a un prototipo di donna con specifici canoni di bellezza, tipici della civiltà dei consumi. Una donna è bella e ‘libera’, insomma, se esprime eterna giovinezza nel corpo e, in special modo, attraverso il taglio e la tintura di capelli.

Il grigio nella società occidentale della nostra epoca sa troppo di “vecchio” ed è correlato alla tristezza, allo spegnimento, a tutti ciò che è prettamente antiestetico.

Aresu con la sua collettiva propone un cambiamento di rotta e di visuale; pertanto una donna è bella, soprattutto, essendo se stessa in modo da esprimere tutto il suo brio e il suo percorso di vita – nonché i suoi anni anagrafici – attraverso la naturalezza e l’anticonformismo dei capelli grigi. Poiché il grigio è ‘punk’ e da questa concezione prende non a caso nome la mostra “Grey is Punk”.
Mostrare tutto l’argenteo vivo dei capelli grigi,attraverso moderne, originali e spettinate acconciature è andare ‘controcorrente’ per sconquassare gli standard estetici imposti dai mass media e dall’industria cosmetica.

«Ho iniziato il mio percorso – ha affermato Aresu – lavorando come forografo di moda.
In seguito, a soli trentasei anni, ho smesso di farmi il colore ai capelli e mi sono resa conto che in Italia il grigio è percepito come tonalità che ‘invecchia’. In Francia, invece, il fenomeno è avvertito di meno. Ma è negli ultimi cinque anni soltanto che il capello grigio è diventato una moda per ragazzine italiane».
Per la fotografa cagliaritana, dunque, le donne francesi sfoggiano con più libertà e benessere le loro grigie chiome, mentre in Italia, e in particolar modo a Napoli, avverte che questa condizione viene vissuta dal mondo femminile con struggente disagio. Alla base, quindi, ci sono fattori culturali che spingono le donne a tingersi i capelli.

Fra le quarantadue fotografie di donne di età compresa tra i diciotto e gli ottant’anni, allestite nella galleria della Casina, non c’è una foto che prevalga su un’altra; o un’immagine che possa risultare più significativa rispetto all’intera collettiva. Aresu ha ideato la mostra in modo da seguire i parametri della complementarità, dove tutte le donne immortalate sono libere di estroflettere se stesse e la loro originale femminilità, con tanto di rughe e rotondità dove la loro vitalità risiede proprio nel prendere coscienza dell’imperfezione della vita, in una società costruita sui falso miti della rimozione della vecchiaia e della morte.

di Sara Ramondino

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