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La pandemia da nuovo coronavirus ha tragicamente stravolto le nostre vite, abitudini, rapporti sociali, programmi, le nostre “certezze”, con un numero di vittime da bollettino di guerra. Una condizione che nella nostra esperienza, per quanto più o meno sia stata finora lunga, non abbiamo mai sperimentato, se non al massimo ci è capitato di essere suggestionati dalle immaginifiche, surreali, narrazioni di qualche film. Anche i paesi “più avanzati” del globo, Europa e Stati Uniti d’America in testa, nonostante potessero disporre di ponderose risorse tecnologiche e avanzate conoscenze scientifiche, sono risultati particolarmente vulnerabili. Le più importanti economie si sono pressoché fermate, i presupposti fondanti della globalizzazione con la limitazione degli scambi e della circolazione delle merci sono venuti meno, le più che consolidate pratiche commerciali sono state di fatto messe all’angolo. 

Gli effetti ambientali

Oltre ai risvolti tragici, ai disagi dell’isolamento, abbiamo percepito che questo evento rappresenta un esperimento globale, un qualcosa di inimmaginabile e irripetibile (almeno si spera), per gli sbalorditivi effetti ambientali. Acque di fiume e di mare limpide come mai viste, aria urbana più pulita, specie animali selvatiche che arrivano in ambiti laddove appena due mesi fa eravamo noi umani in assoluto a dominare. Insomma, una sorta di rivalsa della natura nei confronti della più forte tra le specie viventi, che ha tuttavia indotto a prospettare con ancora maggiore intensità un nuovo modo di agire più rispettoso dell’ambiente e di chi lo vive, più sostenibile, orientato alla riduzione delle tante forme di inquinamento, fisico, chimico, microbiologico, biologico di cui siamo responsabili. 

Il Green Deal

Con consapevolezza e passione, ad ogni scala, nondimeno a quella personale, dovremo dare un ulteriore slancio al “Green Deal” che abbiamo avviato in Europa per affrontare le minacce derivanti dai cambiamenti climatici e dal degrado ambientale, per azzerare le emissioni di gas a effetto serra, per dissociare la crescita economica dall’uso delle risorse, per non trascurare nessuna persona e nessun luogo, ma anche per prevenire ed essere più resilienti a eventi come la pandemia. Le azioni da mettere in campo dovranno essere volte a conseguire un uso efficiente delle risorse ricorrendo a un’economia pulita e circolare, a ripristinare la biodiversità e i servizi ecosistemici che essa è in grado di fornirci, a ridurre l’inquinamento.  

Sul fronte energetico sarà necessario puntare all’efficienza energetica, sia con comportamenti virtuosi che adottando interventi per il contenimento degli sprechi energetici delle nostre dimore, in parallelo agli analoghi impegni da assumere da parte delle istituzioni per le strutture pubbliche e dal settore produttivo per gli impianti e i processi. Insieme, in chiave integrativa, sarà importante la diffusione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, soprattutto quelli decentrati, dove ciascun consumatore, singolo soggetto o comunità, potrà produrre l’energia che gli serve. 

I Criteri Ambientali Minimi

Per l’industria l’obiettivo sarà l’economia circolare, il sistema improntato sulla condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti il più a lungo possibile al fine di ridurre drasticamente l’estrazione di materie prime dall’ambiente. Paradossalmente è proprio in questo settore che si profilano eccezionali margini di esercizio per la mancanza di impianti per la trasformazione dei materiali provenienti dalle raccolte differenziate. Per incrementare la conversione si potrà potenziare lo sviluppo del mercato per prodotti circolari, completando e rendendo più cogenti i cosiddetti Criteri Ambientali Minimi (CAM) negli approvvigionamenti di beni e servizi da parte delle Pubbliche Amministrazioni. 

Il settore edilizio dovrà puntare con decisione sulle ristrutturazioni piuttosto che sulla nuova edificazione, responsabile diretta del consumo di suolo e della perdita dei servizi ecosistemici, migliorando le prestazioni energetiche e la sicurezza sotto i profili strutturali e della salubrità degli ambienti. In particolare si dovranno incentivare gli interventi su scuole, ospedali e alloggi sociali, per aiutare le famiglie a contenere gli oneri energetici. 

Per ridurre il pesante impatto delle emissioni di gas climalteranti e inquinanti connessi alla mobilità, si dovrà profondamente ridimensionare il peso prevalente del trasporto stradale e convertire la parte residuale all’alimentazione da fonti rinnovabili. Nel trasporto aereo e navale si dovrà ottimizzare l’efficienza dei vettori, mentre dovrà essere potenziato il trasporto su ferro. La mobilità, comunque, dovrà essere orientata a privilegiare quella pedonale e ciclabile, in grado tra l’altro di soddisfare meglio le attuali esigenze di distanziamento, adottando misure volte a rendere diffusa, pervasiva e sicura la rete dei percorsi dedicati. 

Cosa succederà?

La tutela della biodiversità dovrà passare per la tutela degli ecosistemi, fonte di cibo, acqua, aria pulita e riparo, in grado di attenuare le catastrofi naturali, contrastare la diffusione di parassiti e malattie e contribuire a regolare il clima. Le produzioni alimentari dovranno garantire cibi sani e di alta qualità, ottenuti nel rispetto della natura, limitando l’uso di pesticidi, concimi di sintesi e antibiotici, contrastando inoltre gli sprechi alimentari. Gli inquinamenti delle matrici aria, acqua e suolo dovranno essere limitati più possibile. 

Da ultimo, ma tutt’altro che ultimo, si dovrà con decisione dare una svolta alla riduzione delle disuguaglianze e delle povertà sociali e culturali, condizioni trasversali indispensabili al perseguimento della sostenibilità. 

 di Giancarlo Chiavazzo

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