Il grande ritorno di Marina Confalone

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L’attrice ripercorre i suoi ultimi anni e svela i progetti futuri

«Io sono un nome, in termini di qualità, ma non sono popolare per il pubblico, perché la televisione non l’ho mai fatta». Invece, Marina Confalone, è stata una delle protagoniste che ha contribuito al successo di “Natale in Casa Cupiello”, in versione televisiva e della fiction “Mina Settembre”. L’attrice partenopea, che ha recitato da giovanissima nella compagnia di Eduardo, ci ha parlato del periodo di assenza dalle scene e dei progetti che l’hanno vista impegnata.

Un ritorno in grande stile con la partecipazione in “Natale in Casa Cupiello” e “Mina Settembre”. Ci vuole raccontare questo periodo di assenza?

«Sono stata ferma per circa 4 anni per ragioni personali. Ho ricominciato grazie ad una scimmia, un monologo di Kafka portato in scena all’Università anni fa, che parla di cambiamento, evoluzione. A quella rappresentazione era presente la regista Antonietta De Lillo che mi propose immediatamente un film. Abbiamo così realizzato un mediometraggio di 37 minuti, arrivato al “Festival di Venezia”, grazie al quale ho ricevuto il “Nastro d’Argento” per l’interpretazione. Da quel momento il lavoro per me è ripreso. Il mio nome è cominciato a circolare. Ho recitato ne “Il vizio della speranza” di De Angelis, grazie al quale ho ricevuto diversi premi, tra cui “Nastro d’Argento”, “David”, “Premio Bifest”, “Premio Ciak d’oro”. Quando noti che ti vengono date delle opportunità, delle persone che credono in te, cresce la considerazione che hai di te stesso. Da quando ho cominciato a praticare il buddismo, la mia esistenza si è rivoluzionata. Lo scorso anno sono arrivati “Natale in Casa Cupiello” e “Mina Settembre”. Il personaggio che interpreto è forse uno dei pochi che avrà delle evoluzioni nel finale. Sono reduce anche da una nuova produzione “Il silenzio grande” di Gassman. Qui ho avuto la sensazione di fare una cosa veramente bella. Attendiamo tutti l’uscita».

Ha lavorato con Serena Rossi ed Edoardo de Angelis, una giovane attrice ed un giovane regista. Com’è stato lavorare con loro?

«Di Serena mi è piaciuto il suo modo di porsi, di rispettare tutti. Ho percepito in lei il senso di condivisione. In questi anni non mi sono mai fermata; ho lavorato, scrivendo, dalla mattinata alla sera. Non ho mai smesso di essere e sentirmi attrice. In questo periodo è come se fosse maturata in me questa possibilità di cambiamento così da risultare, ad esempio, per Edoardo de Angelis un’attrice che andasse già bene per il suo cinema; un cinema molto diverso da quello di De Crescenzo o altri attori e registi del passato con i quali ho lavorato. Sono diventata diversa. Quando ero nella compagnia di Eduardo dovevamo, ad esempio, imparare delle intonazioni; si trattava di un teatro nel quale era difficile avere una metodologia che non fosse quella dell’intonazione che ti suggeriva lui stesso. Adesso sono più dentro i personaggi. Prima eravamo molto più espressivi, caricaturali adesso, invece, più sobri».

Ha preso parte a “Natale in Casa Cupiello”, andato in onda in tv nel mese di dicembre. Ci racconta questa esperienza ed il personaggio interpretato?

«Avevo paura di non riuscire per questioni tempistiche, in quanto non avevo ancora ultimato le riprese della fiction “Mina Settembre”. Ho inviato diverse missive alla Rai chiedendo di fare in modo di essere presente in entrambe le produzioni. Abbiamo girato “Natale in Casa Cupiello” in un appartamento e con dei piani sequenza molto lunghi. Io mi sono subito sentita Concetta. Non ho avuto grandi difficoltà, non perché mi sono ispirata ad un lavoro già visto in compagnia, ma perché ho dovuto solo “reagire”. Una qualità dell’attore, infatti, è proprio questa e, in “Natale in Casa Cupiello”, ho reagito all’irruenza del protagonista, ai problemi della casa, agli incidenti che capitavano in cucina, ai qui pro qui di cui ero vittima. Alla fine, ho avuto il dispiacere di pensare che al personaggio da me interpretato mancava la comicità. Il regista voleva che questo “Natale in Casa Cupiello” si vedesse sui volti, da vicino. Al di là di questo, comunque, mi sono piaciuta molto, soprattutto nell’interazione con gli altri attori, con il protagonista Sergio Castellitto, che ti coinvolge. Mi ha stupito il mio personaggio».

Quanto ha influito l’essere napoletana nella sua carriera artistica?

«Giuseppe Bertolucci, di cui sono stata molto amica, mi definiva una napoletana irrequieta. Napoli è un dono per noi tutti, un tempo era un paese incantato. Occorrerebbe dare ai napoletani maggiori opportunità. La base Nato, ad esempio, sta diventando la nuova Cinecittà; prossimamente ci saranno altri stabilimenti cinematografici; Procida, con l’elezione a Capitale della Cultura, porterà nuove prospettive lavorative».

Quanto agli spettacoli dal vivo, questo periodo di “stallo”, pensa faccia “disabituare” al teatro e al cinema gli spettatori?

«Penso che gli spettatori non vedano l’ora di tornare in teatro e al cinema. Credo, però, che a causa dei tempi molto lunghi per la vaccinazione, non sia possibile un celere ritorno».

di Giovanni Iodice

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE NUMERO 214
FEBBRAIO 2021

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