Il grande inganno della pornografia

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Abbiamo mai ragionato realmente su cosa significhi avere libero accesso alla pornografia? È una benedizione o una maledizione? Quesiti destinati a rimanere insoluti, ma che hanno il compito di farci riflettere.

Oggigiorno il primo incontro degli adolescenti con il sesso è digitale. Basta digitare poche parole per soddisfare i propri desideri.
Si può scegliere età, carnagione, colore dei capelli, dimensioni di seno, pene e la fantasia erotica che si preferisce. Basta avere un dispositivo con accesso ad internet ed un luogo dove rintanarsi senza paura di essere disturbati.
L’autoerotismo è diventato più accessibile rispetto alla generazione che ci ha preceduto. Ed è anche più discreto.

Tutti sanno cosa cercare e come muoversi. Ma insieme alla velocità e alla precocità con cui si può esplorare, in qualità di spettatori, l’intimità del rapporto sessuale, il focus di tali scene, per esigenze di copione, è incentrato sulle mirabolanti prestazioni degli attori.
Sia chiaro, non c’è moralismo in questo discorso. Tuttavia conoscere il sesso attraverso la pornografia, senza avere una psiche pronta a comprenderne il quoziente di finzione che si cela dietro la produzione pornografica, potrebbe creare aspettative difficilmente realizzabili in chi fruisce del servizio online.
Viviamo in una società consumistica in cui anche il sesso viene spesso identificato con una merce di consumo e per questo motivo i soggetti autori di prestazioni non soddisfacenti possono essere rimpiazzati con altri, che seppur nel lungo periodo potrebbero perdere smalto, garantiscono almeno la freschezza di un nuovo inizio.
Anche nelle relazioni amorose a volte il desiderio di essere prestanti genera una serie di ansie che impediscono di godersi il momento e di lasciarsi guidare dalle emozioni. Uno dei motivi per cui si verifica questo fenomeno potrebbe essere ricondotto alla cattiva educazione sessuale.

Se si delega ai siti porno il ruolo di tutori dell’educazione sessuali degli adolescenti, il loro inconscio rischia di formarsi nell’aspettativa di rapporti di tale specie, perfetti, scintillanti, rischiando di rimanere eternamente deluso. Nella realtà i rapporti sessuali sono fatti anche di incertezze, corpi non sempre tonici, stress, stanchezza, a volte anche di veri e propri fallimenti. E se si accetta il criterio di rimpiazzabilità, nella speranza di trovare un soggetto/oggetto sempre più prestante, viene meno l’umanità del più umano dei comportamenti. Un simile pensiero non preclude la libertà dell’atto consumato per puro piacere.
Ma ne profila la deriva patologica che potrebbe scaturire da questo comportamento.
La nostra società dovrebbe lottare per vincere gli imbarazzi e le scuole dovrebbero concedere più spazio all’educazione sessuale, garantendo lezioni e formazione. Alle famiglie il compito di sconfiggere in modo definitivo il tabù che opprime l’argomento.
Solo la conoscenza di esperienze reali nella loro imperfezione, e per questo vere, può restituire il giusto sapore al troppo spesso bistrattato caro vecchio sesso.

 

di Marco Cutillo

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°202 – FEBBRAIO 2020

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