anna grella

“Il Girasole e l’Arcobaleno”: una parrucchiera e la sua storia personale

Fernanda Esposito 26/10/2022
Updated 2022/10/26 at 7:09 PM
6 Minuti per la lettura

Anna Grella decide di raccontarsi durante l’ultimo lockdown legato alla pandemia, non è una scrittrice ma scrive e riscrive, finché non riesce nell’intento e a giugno 2022, il suo memoir viene pubblicato con Europa Edizioni.

Novanta pagine per descrivere la sua vita partendo dall’infanzia per arrivare alla donna che è oggi. Nel libro si parla «delle mie avventure e disavventure, delle mie emozioni e dei miei sentimenti, che non dovrebbero essere dimenticati», afferma l’autrice. Siamo d’accordo con lei, è vero nel libro infatti, tutti questi ricordi si sono trasformati in un vissuto avvincente, che merita di essere condiviso. 

L’intervista ad Anna Grella per Informare: “Un memoir degli eventi che hanno segnato la mia vita”

Partiamo dal titolo, cosa rappresentano “Il girasole e l’arcobaleno”?

«Il girasole è il fiore dell’essere solare, dell’allegria e della vivacità e inoltre, come ben sappiamo, il girasole volge il suo capolino verso il sole seguendolo lungo tutta la giornata da est ad ovest. Come il girasole segue il sole nel suo quotidiano movimento, così io ho fatto durante la mia vita, ho sempre cercato di volgere  lo sguardo verso il sole per scorgere i colori dell’arcobaleno dopo una giornata grigia, piena di pioggia».

Cosa ha scelto di raccontare?

«Gli eventi più significativi che hanno segnato la mia vita nel bene e nel male. Un percorso doloroso ma anche necessario. Il passato  non ci lascia mai andare, ciò che ho vissuto ha determinato la donna che sono diventata».

Come si è ri-scoperta?

«Pensavo di essere una donna fragile, poi mi sono scoperta più forte di quanto immaginassi. Mi sono sempre rialzata dalle cadute e ho vinto la dipendenza che avevo dalle forme di amore sbagliato».

Proviamo a descrivere, per sintetizzare, la sua vita in quattro fasi: l’infanzia, l’adolescenza, la giovinezza, la maturità.

«Da bambina ero triste e bisognosa di amore con i genitori lontani per lavoro, costretta in un ambiente culturale ridotto, con una nonna  molto rigorosa. In adolescenza, sono stata una ragazza ribelle a caccia d’amore, che si è concessa in maniera sbagliata, soprattutto all’uomo sbagliato per inesperienza. Scelte che ho pagato a caro prezzo: l’uomo adulto ha abusato della ragazzina  ingenua che ero, manipolando la mia vita e il mio futuro. Poi la rinascita con il matrimonio e l’arrivo della maturità dopo aver provato molto dolore».

“La mia dignità annullata, ma l’amore sana le ferite sanguinanti”

La parte più difficile è stata proprio l’adolescenza. Ha mai perdonato l’orco cattivo, per il male che le ha fatto? Come è riuscita a raccontare questa parte?

«Mi ha costretta a fare cose che non posso dimenticare e che ho capito solo dopo essere cresciuta. Razionalmente ho superato quei momenti ma, in fondo non l’ho mai perdonato per davvero, il mio cuore me lo impedisce ancora oggi. Mi sono come sdoppiata per scrivere questa prima parte, la cicatrice resta aperta, c’è e si sente. Però sono stata capace di ripartire da quella cicatrice e fermare quella emorragia di sofferenza».

Prova ancora vergogna per quello che ha dovuto subire e che ha fatto? 

«Purtroppo sì, mi indigna ancora oggi pensare all’abuso fisico e alla manipolazione mentale che ho subito. Pur di ottenere affetto, o quello che credevo fosse amore, stima e riconoscimento del proprio valore, ho accettato compromessi indecenti, verso una dimensione che ha annullato la mia dignità».

Qual è stato l’evento che l’ha fatta tornare a vivere?

«Sono cresciuta e ho capito che dovevo allontanarmi per potermi salvare. Ho conosciuto Arturo e me ne sono innamorata. Lui mi ha accolta senza giudicarmi e questo mi ha fatto superare l’imbarazzo e la vergogna di una relazione morbosa e malata con un uomo che mi ha venduta».

Come definirebbe l’amore in questa fase della sua vita?

«L’amore che guarisce e sana le ferite aperte e sanguinanti».

Dove l’ha condotta questa nuova esperienza?

«Dopo le disavventure e le sofferenze legate alla fine del matrimonio e alla morte di  Arturo, è arrivata la maturità. Più consapevolezza ed autostima; indipendenza economica grazie alla mia professione; indipendenza emotiva, da qui la capacità di vivere da sola senza sentirmi più sola».

Il volontariato: salvare la vita degli animali è contribuire alla comunità

Lei si occupa di un’associazione per la protezione dei cani abbandonati. Perchè?

«Amo i cani e il volontariato mi ha aiutato, ha dato un senso alla mia vita e al mio ruolo nel mondo. Salvare la vita agli animali significa salvare me stessa e dare un contributo concreto alla comunità».

Come si vede oggi come donna?

«Ho consapevolezza della mia forza e mi dico brava poiché capace di non inaridire, al contrario, capace di mantenere la mia anima aperta e sensibile, pronta a provare nuove emozioni».

Quali sono le cose nelle quali non ha mai smesso di credere?

«Il mio lavoro che ho sempre amato e che  mi ha reso indipendente. Il valore dell’amicizia: in alcuni momenti sono sopravvissuta grazie alla vicinanza delle amiche che riempiono le parti vuote del mio cuore, come Liliana e Paola.  L’amore, che nonostante le sofferenze, ha riempito la mia vita intensamente e mi piace pensare che ci sia ancora speranza per me».

Condividi questo Articolo
Lascia un Commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *