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“Il figlio di Tarzan” questa sera su Rete4: l'intervista a Giovanni Cupidi

Grazia Sposito
Grazia SpositoRedazione Informare
3 dicembre 20215 min di lettura

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“Il figlio di Tarzan” questa sera su Rete4: l'intervista a Giovanni Cupidi

In occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, oggi 3 dicembre verrà trasmesso alle 19.25 su Rete4 il docufilm “Il Figlio di Tarzan“, scritto da Giovanni Cupidi insieme alla regista Maria Grazia Moncada e a Simona Cocozza, e prodotto da due suoi grandi amici che ha la fortuna di conoscere, Salvo Ficarra e Valentino Picone.

Giovanni, protagonista del docufilm, è un uomo di 44 anni che vive a Misilmeri, in provincia di Palermo, diventato tetraplegico all’età di 13 anni a causa di una malattia sconosciuta. È attivista per i diritti delle persone con disabilità, vicepresidente del comitato “Siamo handicappati no cretini” e autore del libro “Noi siamo immortali”. Quello che racconta “Il figlio di Tarzan” sono le giornate di un uomo che, nonostante le difficoltà legate alla disabilità e a una società non inclusiva, riesce a vivere una vita attiva dedicandosi a numerosi progetti e battaglie, per sé stesso e per chi vive una situazione simile.

Prima di metterci comodi sul nostro divano affianco al nostro caminetto per la visione del docufilm, abbiamo incontrato Giovanni per una piacevole intervista.

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Giovanni, come nasce l’idea del docufilm “Il figlio di Tarzan”?

«L’idea in realtà nasce diversi mesi fa, o forse è meglio dire un paio di anni fa. Ho conosciuto Maria Grazia Moncada, la regista, in altri ambiti, per altre motivazioni e siamo diventati amici, dei buoni amici. E, parlando e confrontandoci, ci è venuta l’idea (soprattutto dopo la pubblicazione del mio libro “Noi siamo immortali”) che potevamo provare ad utilizzare un diverso tipo di linguaggio. Quello appunto della macchina da presa, del cinema per raccontare aspetti che magari io nel libro non ero riuscito ben a raccontare. Cioè dare un’idea completa alle persone del tipo di linguaggio che si usava. E quindi abbiamo pensato che questa poteva essere una buona idea: raccontare i temi della quotidianità non solo mia, ma anche dell’interazione mia con la famiglia, con gli amici, con gli assistenti di cui ho assoluta necessità, che si occupano di me.

Proprio da questo presupposto, ho pensato che questo docufilm potesse essere un buon modo per raccontare la storia di una persona che, nonostante tutte le sue difficoltà, riesce a portare avanti i propri obiettivi, i propri desideri, la propria vita quotidiana, le proprie sofferenze, le proprie gioie, appunto nonostante la propria condizione fisica. Questo deve essere un monitor soprattutto per la società, le amministrazioni e chi ha il dovere di aiutare e garantire i diritti delle persone con disabilità. Perché se questo avvenisse davvero le persone potrebbero essere messe in condizione di esprimere sé stesse e poter affrontare la vita in maniera un po’ più semplice».

Quali sono i temi che affronta?

«Come ho detto anche prima affrontiamo temi del mio quotidiano, delle mie relazioni con il mondo esterno, delle mie necessità primarie. Racconto di come svolgo tutte le mie attività della classica giornata tipo: dalla fisioterapia a come sto fuori, dal bisogno che ho di essere accompagnato alla mancata assistenza che non ho 24h. Diciamo è stato questo il nostro intento ed questo è il progetto che abbiamo scritto».

Qual è stata la tua prima emozione quando hai saputo che il tuo quotidiano sarebbe stato prodotto sullo schermo da Ficarra e Picone?

«Una volta che abbiamo scritto, ho avuto la fortuna di conoscere Valentino Picone e Salvo Ficarra e abbiamo pensato di proporlo proprio a loro. Devo dire che loro hanno accettato con grandissima gioia e anche entusiasmo. Non appena ci sono state le condizioni, visto nel frattempo anche il subentro della pandemia, abbiamo girato in un mese pieno tutto il docufilm. Per me è stato abbastanza stancante tenere questi ritmi, ma poi finalmente lo scorso ottobre, dopo aver aspettato mesi per poterlo presentare rispettando tutte le dovute sicurezze, lo abbiamo fatto al Cinema De Seta dei Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo».

Una storia rappresentativa fatta di battaglie continue per ottenere diritti, attenzione ed inclusione. Secondo te, un giorno una persona con disabilità potrà vivere la sua quotidianità nel vero senso della parola “Libertà”?

«È proprio questo il messaggio principale del docufilm, che rappresenta gli invisibili, cioè tutti loro che giornalmente cercano di portare avanti la propria vita, nonostante tutte le difficoltà e l’abbandono da parte delle istituzioni. Un film che vuole rappresentare anche le difficoltà delle famiglie che vivono la disabilità, quindi dei caregiver ma anche degli shipping. Ho voluto fortemente rappresentare il fatto che se una persona che soffre di una patologia gravissima è attorniato dalle istituzioni, da una società civile attiva, allora la persona può progettare, può pensare di poter vivere una vita attiva, piena ed indipendente più che libera».

I tuoi prossimi progetti?

«Per quanto riguarda i miei futuri progetti, intanto spero di continuare a muovermi nell’ambito della comunicazione, della divulgazione perché è questo che oggi faccio attraverso il blog, che ho fatto attraverso la pubblicazione del libro anche incontrando i ragazzi nelle scuole. E, quello che adesso stiamo facendo attraverso il docufilm che spero che anche le scuole vogliono accogliere. Anche perché come già la produzione ha già più volte espresso il docufilm è in assoluta disposizione delle scuole, per chi volesse appunto proiettarlo e farlo vedere ai propri ragazzi. E poi, spero di poter accedere a un vero lavoro, a un lavoro che mi permetta anche di darmi un vero sostentamento e quindi di poter diventare anch’io da una persona che è assistita dallo stato in qualche maniera, anche se molto ridotta, però posso diventare anch’io un contribuente di questa società».

Tags
  • #disabilità
  • #docufilm
  • #ficarra e picone
  • #Giovanni cupidi
  • #Il figlio di Tarzan
Grazia Sposito
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