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Il fallimento su Case e Ospedali di Comunità nel Mezzogiorno 

Donato Di Stasio 05/04/2024
Updated 2024/04/05 at 12:55 AM
9 Minuti per la lettura

Nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) attuato dal governo targato Mario Draghi, esiste una falla quasi impercettibile ai più, diventata però ben visibile dal giugno del 2023, quando l’Agenas, Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, ha pubblicato il secondo dossier di monitoraggio sulla vicenda. Sul web è praticamente impossibile trovarne notizia o riscontro e, allo stesso tempo, è difficile imbattersi in articoli che denuncino il fatto. Parliamo della Mission 6 del PNRR, quella dedicata alla Salute, alla quale nel 2021 furono destinati 15,63 miliardi di euro, pari all’8,16% del totale dell’investimento. Ma, nello specifico, il focus di riferimento è incentrato sulla sua prima Componente (tutte le missioni del piano sono suddivise in diverse parti), denominata “Reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale”, i cui obiettivi dovevano essere la realizzazione di Case e Ospedali di Comunità e l’attivazione di Centrali Operative Territoriali (COT), con un fondo a disposizione di 7 miliardi. Si tratta, come nella stragrande maggioranza dei programmi dell’intero piano, di una progettualità a medio-lungo termine da completare entro il 2026, di cui oggi è possibile analizzare i primi risultati. Traguardi parziali che però sono stati centrati soltanto da alcune regioni del Nord come la Lombardia, l’Emilia-Romagna e il Piemonte, mentre nel Mezzogiorno si continua a vagare nel nulla, o quasi. Qui, secondo il rapporto dell’agenzia di cui sopra, non è stata costruita nemmeno una Casa di Comunità

Al Sud la Mission 6 del PNRR è ferma al palo 

L’esplosione e la successiva diffusione su scala nazionale della pandemia Covid-19 ha messo alle strette il sistema sanitario italiano, mostrandone lacune e divari abissali tra Nord e Sud sul trattamento dei pazienti. Non solo su quelli affetti o colpiti dal virus, bensì su una grande fetta di persone che nel corso degli ultimi anni ha acceduto negli ospedali per ricevere un determinato servizio. Per mesi, cronaca e prime pagine di quotidiani hanno posto al centro dell’attenzione pubblica i turni infiniti e asfissianti di medici e infermieri, molto spesso costretti ad un lavoro no stop forzato anche di 24 ore per contrastare l’emergenza. Uno dei fini della Mission 6 del PNRR punta proprio su questo: l’introduzione di Case e Ospedali di Comunità, insieme alle COT, dovrebbe servire al potenziamento dell’assistenza sanitaria in ogni singolo territorio del paese, quale soluzione e risposta ai problemi di natura medica, sociosanitaria e sociale dei cittadini. Un mix tra l’implementazione di strutture di prossimità territoriale cui recarsi e il coordinamento tra tutti i presidi presenti, in modo da assicurare una risposta costante ai bisogni della popolazione, ma soprattutto l’uniformità dei livelli di assistenza e una pluralità dell’offerta. 

I nuovi complessi da realizzare dovrebbero inoltre servire a prendersi cura dei pazienti fin dal momento dell’accesso in uno di questi, attraverso l’accoglienza e il lavoro di una équipe di professionisti. Siamo obbligati ad utilizzare il condizionale, poiché degli obiettivi indicati poche righe sopra non si vede lontanamente l’ombra, in particolar modo in Campania e nelle altre regioni del Mezzogiorno, zone nelle quali si può dire e mostrare come la missione numero sei del Piano nazionale di ripresa e resilienza sia quasi del tutto ferma al palo.  

Dopo due anni i numeri su Case e Ospedali di comunità sono ridicoli 

La Mission 6 del piano è partita nel giugno del 2022 tramite l’applicazione del DM 77, il “Regolamento recante la definizione di modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel Servizio Sanitario Nazionale”. Come già ribadito nel paragrafo precedente, il suo fine ultimo consisterebbe nella pianificazione, rafforzamento e valorizzazione dei servizi nelle singole città. Attenzione dunque puntata non solo sulle Case di Comunità, luoghi nei quali potersi recare ed usufruire in maniera gratuita di una serie di trattamenti medici, ma anche su prestazioni domiciliari (in linea con i principi della Commissione Europea per il settore sanità) e sulle relative COT, le quali coordinano l’assistenza nelle abitazioni delle persone con tutti gli altri servizi a sfondo sanitario, oltre a investire su tecnologie avanzate e telemedicina e sulla costruzione di Ospedali di Comunità, altri hub che contribuiscono a migliorare la qualità e l’appropriatezza delle cure. 7 miliardi di euro destinati all’erogazione di attività da distribuire in maniera capillare ed egualitaria dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, rivolti quindi alla diminuzione delle disuguaglianze sanitarie tra le regioni. 

I numeri però non tornano e sono lontani dalle più rosee previsioni del programma iniziale, il quale ha come anno di scadenza il 2026 e che, al momento della pubblicazione di quest’articolo, è andato in porto soltanto al 15% circa degli scopi finali della Mission, una percentuale che interessa quasi esclusivamente il Nord Italia. Siamo ad aprile 2024, a metà strada tra il 2022 e il termine ultimo per il completamento del progetto, ragion per cui ci si sarebbe aspettati un dato perlopiù vicino al 50%.  

Il secondo rapporto Agenas concernente l’attuazione del DM 77, pubblicato nell’estate dello scorso anno, parla abbastanza chiaro. Partendo dalla Campania, si può leggere che le Case di Comunità da attivare complessivamente entro il 2026, sia con fondi del PNRR che con altri esterni ad esso, dovrebbero essere ben 191, ma oggi non se ne contano di già operative. La Lombardia è la regione in assoluto che ha realizzato più CdC, 92 su 213, mentre in Piemonte ed Emilia-Romagna ce ne sono rispettivamente già 38 su 91 e 43 su 92. Per quanto riguarda gli Ospedali di Comunità e le COT, nella nostra regione esiste al momento un solo presidio su 57 da far partire, in funzione a Bacoli da qualche mese, e addirittura zero centrali territoriali su 83. Per queste ultime è sempre la Lombardia il territorio con più strutture (36); il Veneto, invece, è la regione con più OdC (38). Un divario apparentemente incolmabile, ma la situazione è simile in tutto il Sud: in Molise ci sono le 6 uniche Case di Comunità del Mezzogiorno, non ci sono COT, mentre va “leggermente meglio” per gli Ospedali di Comunità (1 in Campania, 3 in Molise e 6 in Puglia). Se non è possibile chiamare fallimento il ritardo accumulato al Sud finora dalla Mission 6 poco ci manca. 

Il settore privato tappa i buchi del pubblico 

Lì dove il sistema nazionale non riesce a fare fronte e a rispondere alle esigenze della popolazione, non di rado è il settore privato ad intervenire, il quale cerca di mettere delle pezze e sopperire alle mancanze del pubblico. Il nostro giornale nasce e si trova all’interno di un territorio particolarmente complesso, costeggiato da eterni problemi e difficoltà in ambito sanitario, in cui operano e lavorano realtà come Emergency, Ong adibita al trattamento e alla cura di chiunque ne faccia richiesta. Ma, lungo il litorale domitiano, i cittadini sono spesso anche costretti a rivolgersi a centri privati, magari quando si rivela la necessità di accedere ad una prestazione medica specifica. Un esempio del genere si trova proprio su questa pagina del magazine: Otofarma è una azienda di Giugliano leader nella costruzione di protesi acustiche che fornisce supporto alle persone con problematicità all’udito. Non è certamente la prima società che funge da alternativa alla sanità statale e, dando un’occhiata al monitoraggio Agenas, la speranza è che non sia l’ultima. Grave ritardo, o fallimento, della Mission Salute del PNRR: decida il lettore.  

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