Il dott. Alfredo Bucciero: un’eccellenza della Sanità campana

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Ph. Antonio Ocone

I malfunzionamenti e le negligenze che affliggono il sistema sanitario campano spingono i cittadini a ricercare lontano strutture più all’avanguardia. Però anche in un contesto così complicato, come quello della sanità, non bisogna mai generalizzare, perché a contrastare gli innumerevoli disagi ci sono eccellenze che non fuggono, ma che nascono, si formano e nei nostri territori restano per migliorarli e darne lustro. Nell’ambito medico e chirurgico la dimostrazione ci è data dal dott. Alfredo Bucciero, primario del reparto di Neurochirurgia presso il presidio ospedaliero Pineta Grande.

Il dott. Alfredo Bucciero è laureato in Medicina e Chirurgia e specializzato in Neurochirurgia presso la Federico II di Napoli, dove ha conseguito anche un dottorato in ricerca sui tumori cerebrali.

Dopo alcune esperienze prima a Lione e poi in Puglia, giunge all’Ospedale di Castel Volturno dove inizia la sua attività come neurochirurgo. Conseguentemente al suo lavoro e alla sua professionalità il reparto ha acquisito risonanza a livello nazionale e la clinica è diventata un polo medico di primissimo livello; un punto di riferimento per le esigenze di salute non soltanto dei campani, ma degli italiani.

Dott. Bucciero, come è iniziata la sua esperienza alla clinica Pineta Grande?

«Ho cominciato a lavorare qui il 2 febbraio 1998, ricordo ancora il giorno. Pineta Grande era una piccolissima clinica e non aveva il reparto di Neurochirurgia. Inizialmente operavo le ernie del disco presso il reparto di Ortopedia. Poi, nel 2000, Pineta Grande è stata accreditata con il servizio sanitario nazionale per la neurochirurgia, quindi è nato il reparto con 10 posti letto. Da lì siamo riusciti a creare prima un gruppo poi un reparto vero e proprio, che nel tempo è cresciuto sia per la quantità che per la qualità degli interventi svolti. Oggi possiamo dire con soddisfazione che nell’ambito della sanità campana siamo un reparto che ha un suo valore e si fa rispettare, riconoscendo sempre anche la qualità degli altri colleghi».

Attualmente come è strutturato il reparto di Neurochirurgia e la sua equipe?

«Il reparto consta di 7 medici. Quelli che mi seguono da tanto tempo e svolgono attività di un certo livello sono il dottore Piscopo, il dottore Zaccariello e il dottore Olindo, mentre gli altri medici ruotano. Insieme a loro posso svolgere la mia attività neurochirurgica che varia dalla patologia vertebrale a quella cerebrale. Queste patologie possono essere di varia natura: innanzitutto traumatologica. Ci troviamo in un territorio dove i traumi non sono solo vertebrali, ma anche cerebrali, e sono molto frequenti in caso di incidenti e cadute. Poi trattiamo la patologia neoplastica, in forte aumento, e quella vertebro-midollare che ritenevo abbastanza limitata, invece stiamo riscontrando una frequente comparsa di tumori al midollo o alla colonna vertebrale.

Ci occupiamo anche di patologie degenerative della colonna vertebrale, di ernie, artrosi, dei restringimenti del canale vertebrale e di patologie di carattere emorragico, come le emorragie cerebrali».

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Ph. Antonio Ocone

Oltre all’attività puramente interventistica, qual è il suo pensiero e la sua posizione in merito alla ricerca?

«Io sono un neurochirurgo, e un neurochirurgo senza ricerca alle spalle può fare poco o niente. L’attività chirurgica manuale nel tempo non cambia molto, a mutare sono gli obiettivi e le possibilità di migliorare i risultati, soprattutto alla luce degli aggiornamenti delle conoscenze e degli approfondimenti dei problemi che conseguono dalla ricerca. Per questo, se la ricerca non va avanti, la chirurgia resta in una situazione di stallo.

La ricerca, d’altra parte, ha sì bisogno di cervelli, e in Campania come in Italia ce ne sono tantissimi, ma necessita soprattutto di fondi. Se non si fa ricorso anche ai privati lo Stato da solo può arrivare fino ad un certo punto, senza riuscire a reggere il confronto con le altre nazioni che sono più avanti nella ricerca. Pineta Grande ha acquisito questa consapevolezza e infatti la struttura si sta adoperando al fine di ingaggiare ricercatori per la ricerca di base in tutti i campi della scienza medica».

È prevista un’estensione dell’ospedale; in cosa consisterà e che riflessi avrà sul reparto di Neurochirurgia?

«Ci sarà un incremento del numero dei posti letto. Aumenterà per me e per i miei collaboratori il lavoro e ci sarà bisogno di nuove risorse umane. Con questo incremento avremo la possibilità di rispondere alle esigenze di salute che ci sono sul territorio e in generale nell’intera Regione. Instaureremo una collaborazione sempre più stretta con le università, perché, tornando al discorso di prima, la medicina senza ricerca non va da nessuna parte. Pineta Grande diventerà un grande ospedale, uno dei più grandi in Italia e sicuramente il più grande del Meridione.

Questo dev’essere motivo di vanto, non solo per noi, ma per tutto il territorio».

La professionalità, il lavoro impeccabile, la consapevolezza dell’importanza degli aggiornamenti, prerogative che caratterizzano l’attività del dottore Bucciero, sono basi che anche in un sistema sanitario pieno di falle riescono ad attecchire. Basi che fanno di un reparto e di un ospedale un fiore all’occhiello di cui possiamo usufruire e vantarci.

Non sempre bisogna andare lontano, anzi, per una volta, sono gli altri a dover venire da noi.

di Angelo Morlando e Mara Parretta
Ph.(Copertina) Francesco Catalano
Ph.(Interne) Antonio Ocone

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°197 – SETTEMBRE 2019

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