Il discorso di Matthew McConaughey alla Casa Bianca, nel ricordo della Strage in Texas

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Lo scorso 7 giugno, il celebre attore americano Matthew McConaughey ha tenuto un lungo discorso alla Casa Bianca nel ricordo delle vittime  della sparatoria dello scorso 24 maggio nella sua città natale Uvalde, nello Stato del Texas.

Ricorderemo tutti quell’episodio: diciannove bambini e due adulti, di cui un insegnante, sono stati uccisi a sangue freddo in classe da un ragazzo di 18 anni con arma da fuoco.

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L’attore premio Oscar, in un mix di rabbia e tenerezza, ha mostrato tutta la sua vicinanza alle vittime ed alle loro famiglie, mostrando foto e disegni di alcuni di quei bambini uccisi.

In particolar modo ha raccontato la commovente storia della piccola Maite Rodriguez, il cui corpo era talmente trasfigurato dai colpi di fucile che è stato possibile riconoscerla solamente grazie alle sue scarpe, un paio di Converse verdi, simbolo del suo amore per la natura. Amore così forte che la madre, alla proposta di lanciare dei palloncini in aria rispose affermando:«No, Maite non avrebbe voluto inquinare».

Ma ecco che la tristezza ed il ricordo lasciano il passo alla rabbia, alla denuncia, all’appello alle istituzioni.

Matthew McConaughey continua infatti il suo discorso invocando una riforma delle leggi sul possesso di armi. Chiede più controlli sugli acquirenti e un innalzamento dell’età minima a 21 anni per l’acquisto dei fucili semiautomatici.

Afferma a gran voce:«Chi detiene armi in maniera responsabile ­ è stufo di vedere che il Secondo emendamento viene puntualmente abusato e distorto da alcuni individui squilibrati. Queste misure non sono un passo indietro, ma un passo in avanti verso una società civile».

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