Il diritto alla d-Istruzione: intervista al prof. Muhammad Ali Salloum

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La Siria nel 2019 si è aggiudicata il primato mondiale come il paese maggiormente colpito da massacri e attacchi aerei alle scuole. I nostri team hanno documentato 113 attacchi alle scuole da parte del regime e del suo alleato russo nel nord della Siria, dal 26 aprile 2019 al 5 marzo 2020. Stragi che hanno portato alla morte di 41 civili, tra cui 17 bambini, e 112 feriti, tra cui 32 bambini. Inoltre, un’altra violenza è data dai programmi educativi adottati dal regime di Assad, i quali producono una generazione sottomessa che manca delle priorità del pensiero critico.

Negli ultimi decenni, la società siriana ha subìto una riorganizzazione molto delicata. Nel momento in cui il giovane lascia la “cerchia familiare”, avviandosi verso una formazione adulta, si ritrova tra le braccia delle “Avanguardie del Ba’ath”, ovvero la prima organizzazione che il governo (Ba’ath Party) ha istituito per i giovani. Già da qui le idee del partito vengono impiantate nelle giovani menti.
Questa fase è seguita dalla “Ba’ath Youth”, che coincide con la seconda e la terza fase dell’istruzione di base.
Dobbiamo tener conto che il nostro sistema educativo inizia con l’imposizione di due nuove materie: la formazione militare e l’educazione nazionalista. Per alcuni parlare di istruzione risulterebbe quasi superfluo, date le condizioni in cui versa il nostro paese, ma abbiamo una civiltà antica da onorare… per i siriani la cultura significa tanto. Vogliamo far luce sul livello di istruzione in Siria e per questo ci siamo rivolti al professor Muhammad Ali Salloum.

Muhammad raccontaci un po’ di te e della condizione degli insegnanti in Siria…

«Prima della guerra lavoravo in una scuola del regime criminale di Bashar al-Assad, ora continuo a svolgere la mia professione da insegnante nelle aree liberate della città di Idlib.
Il regime ha limitato drasticamente la nostra libertà di insegnamento, i professori sono trattati come degli schiavi con ordini ben precisi da eseguire. A questo si aggiunge un grande problema: non veniamo pagati degnamente e regolarmente. Per non rischiare di essere licenziato e per ricevere un compenso mensile regolare, l’insegnante deve appartenere al partito Ba’ath, avere una conoscenza interna al governo, oppure essere parente di uno dei suoi alti funzionari. Il ruolo dell’insegnante in Siria, oggi, è tra i più degradati a causa di uno stipendio statale misero che non ci permette di vivere degnamente nemmeno per una settimana!».

Cos’è “l’educazione nazionalista”?

«Sul nazionalismo il discorso è molto ampio. Gli insegnanti sono costretti a mostrare agli studenti i risultati del partito Ba’ath e le conquiste della famiglia Assad, omettendo ovviamente il grande fenomeno corruttivo di base. A causa di tale privazione, la maggior parte dei professori si è spostata nelle aree liberate».

Quali sono le conseguenze per chi si oppone?

«Con lo scoppio della guerra e della rivoluzione siriana, ci sono stati moltissimi arresti arbitrari ai danni di studenti e insegnanti. Oggi continua ad esserci una forte presenza di studenti e prof. in prigione poiché hanno rifiutato la politica criminale di Bashar al-Assad. Pensiamo a quanti ragazzi è stato negato il diritto all’istruzione a causa di arresti e bombardamenti. È chiaro che la politica bellica di Assad ha come obiettivi le scuole e, infatti, il bilancio delle vittime è estremamente esplicativo; ci sono stati, e continuano ad esserci, ingenti massacri contro studenti ed educatori».

Davanti a questo scenario come hanno reagito gli insegnati siriani?

«Molti hanno lasciato la professione per altre occupazioni che garantiscono uno stile di vita più dignitoso. Alcune organizzazioni sostengono l’istruzione, ma c’è tanto da fare soprattutto a causa dell’abbandono scolastico dovuto alla guerra. L’educazione dovrebbe essere un principio fondamentale per il contrasto dell’ignoranza, un fenomeno molto più pericoloso della povertà. Quando l’ignoranza è diffusa alimenta fenomeni criminali, violenza e furti».

Qual è la condizione delle università siriane?

«L’iscrizione all’università è particolarmente onerosa e questo costituisce un ostacolo importante per il completamento degli studi. Abbiamo studenti eccellenti che hanno, però, le mani legate a causa di una situazione economica disastrosa che avvolge la loro famiglia. Il governo turco ha aiutato molti studenti a completare il proprio percorso formativo grazie a borse di studio gratuite al di fuori delle aree liberate».

Qual è la condizione dell’istruzione ora che si è aggiunta l’emergenza covid-19?

«La Direzione della Pubblica Istruzione e il Governo non dispongono di un bilancio completo che gli consenta di coprire le spese dell’istruzione, c’è una grande carenza nella preparazione dei libri per gli studenti. Il coronavirus poi ha avuto un impatto negativo sugli studenti e sull’istruzione. Abbiamo eseguito un programma di apprendimento a distanza, ma la maggior parte degli studenti non ha un telefono o un computer portatile».

Questo abbandono scolastico di massa cos’altro ha comportato?

«La criminalità illimitata da parte del regime ha causato una notevole migrazione di competenze scientifiche in Europa e in America, e molte università europee hanno aperto le porte a questi studenti. Bisogna registrare, però, un conflitto psicologico tra gli studenti siriani emigrati, dato che lasciano la propria patria per sfuggire alla morte.
La Siria continua a perdere i suoi migliori studiosi, ingeneri e medici».

di Khaled Ahmed Al-Shalah

TRATTO DAL MAGAZINE INFORMARE N° 215
MARZO 2021

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