discriminazione

Il dipendente omofobo può essere licenziato: i chiarimenti

Redazione Informare 03/05/2023
Updated 2023/05/03 at 11:50 PM
4 Minuti per la lettura

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge,
senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche,
di condizioni personali e sociali”
.
Questo è uno dei più importanti principi su cui si dovrebbe fondare l’intera umanità. È uno dei principi fondatori della nostra preziosa Costituzione, e dovrebbe essere il principio cui ognuno dovrebbe ispirarsi. Purtroppo non è così! Difatti, sono di ordine quotidiano i casi di discriminazione di ogni sorta, specie negli ambienti in cui vi sono formazioni sociali, siano esse a scopo sportivo, ludico, di istruzione o lavorativo. Ed è proprio l’ambiente lavorativo che oggi sarà oggetto di analisi, perché spesso e volentieri sui luoghi di lavoro si concretizzano continue discriminazioni che portano finanche al mobbing o ad episodi di suicidio. Si parte, magari, dalla battutina per poi finire alla vera e propria offesa che sfocia nella più bieca violazione dei diritti fondamentali dell’individuo.

L’episodio di discriminazione

Di recente la Corte di Cassazione è stata chiamata ad occuparsi del caso di un’azienda che aveva licenziato un proprio lavoratore per aver pronunciato frasi sconvenienti ed offensive nei confronti di una collega, arrivando a deriderne l’orientamento sessuale. Nella specie, il lavoratore, dopo aver appreso che la collega era madre di due gemelli, aveva proferito nei confronti della stessa le seguenti frasi: “ma perché sei uscita incinta pure tu?!?”; “ma perché non sei lesbica, tu ?!?;” come sei uscita incinta?”. Tali frasi venivano proferite innanzi a degli sconosciuti ad una fermata dell’autobus dove la donna era in attesa di prendere servizio. La Corte d’Appello, in parziale riforma della sentenza di primo grado, dichiarava risolto il rapporto di lavoro, ma riconosceva al lavoratore il diritto a 20 mensilità e, parimenti, declassava il comportamento di quest’ultimo come “mero comportamento inurbano”. Sia il lavoratore che l’azienda ricorrevano per cassazione.

La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 7029/23, ha stabilito che “la valutazione operata dal giudice di merito nel ricondurre a mero comportamento “inurbano” la condotta del lavoratore non è conforme ai valori presenti nella realtà sociale ed ai principi dell’ordinamento…”. Secondo la Corte, “…il contenuto delle espressioni usate e le ulteriori circostanze di fatto nel quale il comportamento del dipendente deve essere contestualizzato si pongono in contrasto con valori ben più pregnanti, ormai radicati nella coscienza generale ed espressione di principi generali dell’ordinamento”.

In conclusione, i giudici hanno affermato che la scelta di orientamento sessuale attiene ad una sfera intima e assolutamente riservata della persona; e l’intrusione in tale sfera, effettuata peraltro con modalità di scherno e senza curarsi della presenza di terze persone, non può pertanto essere considerata come un “mero comportamento inurbano”, “ma deve essere valutata tenendo conto della centralità che nel disegno della Carta costituzionale assumono i diritti inviolabili dell’uomo, il riconoscimento della pari dignità sociale, “senza distinzione di sesso”, il pieno sviluppo della persona umana, il lavoro come ambito di esplicazione della personalità dell’individuo”.

Per tali motivi, la Cassazione, ritenendo giusto il licenziamento del dipendente poiché altamente lesivo dei diritti fondamentali, ha rinviato alla stessa Corte d’Appello, ma in diversa composizione, per la verifica della sussistenza della giusta causa di licenziamento.

Condividi questo Articolo
Lascia un Commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *