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Il Coronavirus ha riportato alla luce un tema, quello del “lavoro a distanza” detto anche “lavoro agile”; ed anche “ smart working”.

Dal 22 maggio del 2017 il lavoro agile, più noto sotto l’etichetta di Smart Working, trova regolamentazione  anche nei rapporti di lavoro subordinato con la legge 81/2017 (art.18 e successivi). Il Decreto-Legge 23 febbraio 2020, n. 6, varato per contenere e gestire il COVID-19 (dove “CO” sta per corona, “VI” per virus, “D” per disease (malattia) e “19” indica l’anno in cui si è manifestata). Prevede che nelle aree in quarantena i lavoratori possano ricorrere da subito al lavoro agile, anche in assenza di accordi azienda-dipendenti. La misura, in verità, era stata già varata in occasione del crollo del Ponte Morandi a Genova e dell’alluvione di Torino. Quindi, dove è possibile, per lo smart working dei lavoratori subordinati nelle Regioni Lombardia e Veneto non è necessario nel periodo del coronavirus il preventivo accordo, come invece stabilisce la legge n.81/2017 che disciplina il lavoro agile. Normalmente non è richiesto alcun accordo sindacale per lo smart working, mentre è necessario almeno un accordo one-to-one, siglato fra azienda e lavoratore, e una comunicazione obbligatoria depositata dal datore di lavoro sul portale istituzionale del Ministero del Lavoro. Così molti lavoratori al Nord possono continuare a lavorare grazie allo smart working ed è anche una buona occasione per testare gli innumerevoli vantaggi del lavoro agile e superare soprattutto gli ostacoli culturali, che impediscono una sua maggiore diffusione in tutta Italia. Lo smart working infatti può essere decisivo per raggiungere due obiettivi: da una parte limitare il contagio da coronavirus, dall’altra non paralizzare l’economie delle zone colpite dalla diffusione del virus, consentendo alle persone di continuare a lavorare e di non bloccare la loro produzione.

Secondo una  ricerca dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, ”i lavoratori dipendenti che godono di flessibilità e autonomia nella scelta dell’orario e del luogo di lavoro, disponendo di strumenti digitali per lavorare in mobilità sono ormai circa 570mila, in crescita del 20% rispetto al 2018, e mediamente presentano un grado di soddisfazione e coinvolgimento nel proprio lavoro molto più elevato di coloro che lavorano in modalità tradizionale: il 76% si dice soddisfatto della sua professione, contro il 55% degli altri dipendenti; uno su tre si sente pienamente coinvolto nella realtà in cui opera e ne condivide valori, obiettivi e priorità, contro il 21% dei colleghi.”

Nel 2019 la percentuale di grandi imprese che ha avviato al suo interno progetti di Smart Working è del 58%, in lieve crescita rispetto al 56% del 2018.

A queste percentuali vanno aggiunte un 7% di imprese che ha già attivato iniziative informali e un 5% che prevede di farlo nei prossimi dodici mesi. Del restante 30%, il 22% dichiara probabile l’introduzione futura e soltanto l’8% non sa se lo introdurrà o non manifesta alcun interesse. A fronte di questa crescita modesta, c’è da registrare un aumento di maturità delle iniziative, che abbandonano lo stato di sperimentazione e vengono estese ad un maggior numero di lavoratori: circa metà dei progetti analizzati è già a regime e la popolazione aziendale media coinvolta passa dal 32% al 48%.

Nel provvedimento italiano non cè un piano per gli studenti che non possono andare a scuola: non possono studiare online, come invece avviene in Cina da quando è esploso il coronavirus. Per  inciso la Cina ha lanciato una piattaforma e-learning sul cloud nazionale e ha iniziato a far tenere dagli insegnanti le lezioni per le scuole primarie: in questo modo 180 milioni di studenti cinesi possano continuare a studiare anche se le scuole sono chiuse, gli studenti delle elementari possono seguire le lezioni su uno dei canali della tv di Stato, mentre quelli delle scuole medie e superiori possono utilizzare una piattaforma online che prevede 169 lezioni di 12 materie, in base al curriculum nazionale e gli insegnanti continueranno ad aggiornare la piattaforma con nuovi materiali, se necessario.  Ho letto anche che “gli studenti possono fare accedere ai corsi in base agli orari delle lezioni forniti dai loro insegnanti, mentre gli insegnanti forniscono indicazioni e requisiti tramite chat di gruppo online, come Wechat.”

Il problema di base per un modello di lavoro agile esteso al Sistema Paese è la mancanza di un adeguato livello di connettività, diffuso ed omogeneo. Le aziende possono anche aumentare la larghezza di banda per agevolare il lavoro del dipendente, ma a pesare è il posto dove si vive. Alcune aree del paese, anche vicine a grandi città, sono limitate in termini di fibra e connettività. Gli strumenti ci sono, manca un adeguato livello di digitalizzazione. Vedremo che tipo di impulso potrà dare il completamento Piano per la banda larga, soprattutto alle aziende, nell’adozione dello smart working, tenuto conto che questa tipologia di lavoro offre grandi vantaggi, sia sul tema ambientale, riducendo le emissioni inquinanti derivanti dall’utilizzo di auto private per recarsi al lavoro, perché i mezzi pubblici non coprono agevolmente tutto il territorio urbano, sia sul tema salute del lavoratore, che ci guadagna in termini di minore stress e migliore gestione del tempo personale.

 

di Nicola Dario

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