L’Agro aversano e la provincia intera di Caserta, un tempo vanto per appellate Terre di Lavoro, si confermano terre di mafia. Lo strapotere del famigerato clan dei casalesi qui è imperante più che mai. A lanciare il grido d’allarme è l’ultima relazione semestrale redatta dalla DIA (Direzione Investigativa Antimafia) e trasmessa alle Camere dal Ministro dell’Interno nel dicembre scorso. “Nonostante i costanti ed incisivi colpi subiti dall’azione di contrasto delle Forze dell’ordine e dell’Autorità giudiziaria” i cartelli criminali casertani hanno ancora il pieno controllo del territorio. Militarmente e imprenditorialmente. Il clan Made in Casal di Principe mantiene incontrastata la supremazia tra le mafie casertane: ha “il controllo del territorio attraverso una coesione interna fondata su solidi vincoli familiari e consenso nel tessuto sociale che permette di cooptare nuovi arruolamenti”. Senza giri di parole gli uomini della direzione investigativa antimafia descrivono a chiare lettere l’azione costante e indisturbata degli uomini dell’esercito del Male che almeno quanto negli anni passati continuano, con la forza dell’intimidazione e della violenza fisica e verbale, nei loro sporchi affari.
Le intramontabili estorsioni e l’usura restano il pezzo forte del clan dei casalesi anche se ormai l’interesse è stato quasi totalmente spostato “nel settore delle forniture di servizi per enti e strutture pubbliche, mutuando il collaudato sistema intimidatorio del vincolo associativo e dell’appartenenza al clan per assicurarsi il totale controllo delle prestazioni”.
Il cartello del Male è il principale fornitore di servizi e prestazioni d’opera, braccio operativo ed anello tra la pubblica amministrazione e il cittadino. Dalle mense scolastiche al settore degli appalti pubblici, passando per le pulizie, il trasporto ospedaliero di degenti, alle nuove frontiere delle scommesse e dei giochi online. Tutto nelle loro mani. Una novità? Nulla di nuovo sotto il cielo.
Le famiglie mafiose dei Bidognetti, Schiavone, Zagaria e Iovine hanno da trent’anni e più il completo controllo di tutta quanta l’economia del territorio. Per non parlare della politica e del controllo del voto. Tutto nelle loro sporche mani.
Questo è il motivo principale della profonda crisi in cui versano interi settori dell’economia provinciale. Il clan dei casalesi ha assoldato nel corso degli ultimi anni numerosi colletti bianchi che “rappresentano il passe-partout dei clan per manipolare e aggiudicarsi le gare di appalto con proprie imprese”. Basta avere dalla propria uno o più dirigenti pubblici col vizietto della bustarella ed è fatta: si spezzetta l’appalto madre in tanti piccoli lavoretti di somma urgenza mediante l’affidamento diretto, lo si rende fruibile a ditte compiacenti e riferibili a prestanome e teste di legno vicine al clan e in violazione delle norme di trasparenza, correttezza e imparzialità diventa un gioco da ragazzi assicurarsi scarsi controlli, l’esecuzione del lavoro e soldi. A palate. A camionate. “I casalesi quindi, confermano due spiccate capacità: infiltrarsi prepotentemente, attraverso sistemi di corruttela, nelle pubbliche amministrazioni e la grande propensione a reinvestire le inerenti somme disponibili in attività lecite, alterando l’economia legale” – scrivono gli uomini della DIA. I mafiosi ex mazzonari sono gli unici che oggi hanno possibilità economiche di reinvestimento dei capitali illecitamente acquisiti. Soprattutto se arrivano dall’economia cosiddetta legale.
Ma l’azione della Magistratura e forze dell’ordine, su questo fronte, non conosce pause: “l’aggressione ai patrimoni continui a rappresentare, nella complessa azione di contrasto, uno degli strumenti essenziali per disgregare la forza dei sodalizi, soprattutto se strutturati e ad altissima vocazione imprenditoriale come quelli casertani”. Nonostante “il cartello dei casalesi sia stato fortemente colpito sul piano militare e patrimoniale, le più recenti risultanze investigative danno comunque conto di una notevole operatività”.
Il clan è vivo e vegeto più che mai. L’azione repressiva deve necessariamente continuare. Parola di DIA.

di Nicola Baldieri

TRATTO DA Magazine Informare N°191
Marzo 2019

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