Analizzare i percorsi del cinema e a volte scavare nella memoria delle proprie visioni giovanili porta al ricordo dei nostri peggiori incubi cinematografici.

Allora si fa la conta di quanto cinema di De Sica uno abbia visto, quanto di Monicelli, quanti film di Fellini, quanti di Antonioni, quanti film di Totò e si arriva schiantandosi come un treno in corsa alla materializzazione dell’ orrido, i film di Albano E Romina.

La televisione di inizio anni ’80 ci ha rovinato. I film di Albano e Romina imperversavano sulle reti private e anche se oggi sono oggetti sconosciuti noi tutti quarantenni conosciamo le vicende Carlo Carrera e Lorena Vivaldi. “Nel sole” è il principio assoluto. Il momento ZERO, la nascita del più grande fenomeno di costume italiano, Albano e Romina.

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Le vicende di un ragazzo di campagna, Albano, che fa il cameriere e lo studente, che si finge ricco per conquistare il cuore dell’altolocata Lorena (Romina). Il processo di crescita di Albano sarà lungo e tortuoso. Il loro cinema è familiare, semplice, sognante.

È la trasposizione della favola innocua in un mondo nuovo, quello del boom economico del 1970. E c’è ogni elemento di questo passaggio, di quell’attualità. Albano è un ragazzo che studierà e diventerà dottore ingegnere, scalerà la società buona, perché rinuncerà a fare il toy boy di una giovane donna ricca ma molto impegnata “altrove” per rifugiare in una ugualmente ricca ma casta, onesta.

Nel frattempo, i suoi amici, Franco e Ciccio, passeranno dal misero impiego di autisti al commercio e all’imprenditoria aprendo un negozio di alimentari, stessa cosa farà l’anziano Taranto che passerà dall’insegnamento alla rivendita di televisori.

Si preparava l’Italia del domani

Tv e cibo in abbondanza. La cultura classica, l’insegnante e il lavoro “sporco” cioè la manovalanza, diventavano piccola borghesia autonoma e consumista che faceva consumare. Preparava il terreno ad una buona borghesia composta dal ragazzo di paese evoluto in dottore e la ragazza di ottima famiglia pronta a fare da sposa. Certo non sarebbero mancati, inganni e tradimenti, ma insieme al reddito pro capite faceva un balzo avanti anche l’ipocrisia diventando appannaggio delle nuove classi sociali.

Il cinema di Albano e Romina, innocuo e perfetto invece ci preparava al disastro futuro. I due sembravano una coppia altrove nello spazio e nel tempo. Ci vengono riproposti in un film in costume in cui Albano interpreta un improbabile Schubert e nel 1984, ci riprovano viaggiando in un futuro che li immagina vecchi che raccontano la loro storia d’amore ai piccoli nipoti.

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Ebbero a che fare in quel periodo anche con una sorta di doppelganger di loro stessi. Albano, passava dal buon ragazzo di campagna a dirigere miniere d’oro in Kenia e senza scrupoli, Romina faceva di più, dato che la sua sincera Lorena si trasformava di notte nell’inquietante serva del marchese de Sade in un film di Jess Franco.

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Alla fine i due si innamorarono davvero, e grazie ad una sorta di porta interdimensionale , il cinema si trasformò in realtà e il ragazzo pugliese sposerà davvero la ragazza ricca. Solo ricca però, perché la famiglia di Romina era alquanto scombinata. Come sia andata a finire lo sanno tutti. Quanto il loro amore abbia prodotto in denaro e quanto quell’illusione creata da un qualche mago davvero molto bravo abbia suggestionato milioni di italiani, anche questo ora lo sanno in tanti. Ma a pensarci bene forse anche loro erano parte di un’illusione più grande che ci ha ingannato tutti. In fondo gli uomini hanno bisogno di illusioni: “come aria che respira” (Woody Allen)

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