Il cinema da ieri a oggi: mille difficoltà per i giovani sognatori

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Intervista a Andrea Cavaliere e Matteo Planeta

È con la nascita di Cinecittà negli anni ’30 che il cinema italiano inizia ad avere una progressiva crescita. La cinematografia da sempre attira numerosi giovani che studiano ardentemente con la speranza di trovare un posto di lavoro degno dell’impegno speso. Molti si arrendono difronte alla sola difficoltà di entrare a far parte di questo mondo, alla quale poi ne seguono altre mille.

Andrea Cavaliere e Matteo Planeta sono due giovani ragazzi di Roma che hanno da poco avviato una propria casa di produzione cinematografica, la Knight Production. Data la giovane età, sono testimoni delle numerose difficoltà che vivono i ragazzi che decidono di percorrere questa strada.

Iniziamo parlando del vostro nuovo cortometraggio. Come sta proseguendo?

M: «Lo abbiamo terminato. “La stanza delle stelle di vetro” è incentrato sulla violenza sulle donne».
A: «Il tentativo è quello di raccontare la quotidianità di un amore malato. Il progetto è nato da un libricino con un racconto di sei pagine scritto da una mia amica, incentrato sulla riflessione personale di una donna che subisce violenza. Sono riuscito a rendere il tutto più corposo e insieme a Matteo e siamo riusciti a dare vita a qualcosa che non pensavo potessimo realizzare e a raccontare il lato psicologico di questa donna».

Per un ragazzo appassionato di regia, come si può iniziare a lavorare nel cinema?

M: «In Italia, oggi, è molto complicato. All’estero, ad esempio in Inghilterra, lo Stato aiuta tantissimo i giovani. Qui ti puoi autofinanziare oppure fare esperienza come assistente e stagista per poi farti strada. Nel nostro paese più che la raccomandazione esterna, molte persone hanno la possibilità di entrare subito a far parte dell’ambiente grazie a parenti che vi lavorano. È davvero complicato, ma non è mai impossibile».
A: «È sicuramente complesso entrare in questo mondo, però io credo fortemente nel fatto che se porti avanti una squadra dai lavori più piccoli a quelli più grandi, puoi riuscire pian piano a farti strada e farti notare in questo settore. L’obbiettivo non deve essere solo “voglio arrivare al cinema”, la qualità deve essere alla base di tutto».

È sempre stato così difficile?

M: «Era sicuramente più facile, prima c’era meno concorrenza. Inoltre negli anni ’80 molta gente usava andare ai festival, come Cannes, dove grazie alle numerose conoscenze che si instauravano nel giro di pochi giorni, si aveva molta più possibilità di iniziare subito un progetto. Adesso è molto più ristretta la cosa. Però qui c’è una cosa che molti non hanno notato: tra gli ultimi film usciti in sala ce ne sono molti girati da registe donne e questa è una novità perché il mondo della regia è molto maschile».

Quale consiglio dareste a coloro che vogliono entrare a far parte di questo settore?

A: «Per quanto possa essere difficile e impegnativo, prendi qualsiasi camera, anche il telefono, e inizia a girare. Sperimenta qualsiasi cosa, che sia regia, fotografia etc. Prova dai piccoli lavori a quelli più grandi che non ti aspetti di riuscire a realizzare. Questo ti porta anche a capire a quale settore sei più interessato».

di Iolanda Caserta

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