Il cielo sopra la Siria: “A meno che tu non muoia”

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Da questo mese siamo onorati di ospitare una nuova rubrica curata da Khaled Abo Ahmad Shallah. Padre, attivista e cittadino siriano che vive sulla sua pelle una terribile guerra. Lo ringraziamo per questa preziosa collaborazione perché nelle sue parole troviamo una spinta vitale necessaria, una nuova visione della vita. Grazie Khaled.

Sono Khaled Abo Ahmad Shallah, vengo dalla città di Maarat al-Numan (governatorato di Idlib, in Siria). Sono sposato e ho quattro figli; vivo con mio padre, mia madre e tre sorelle. Voglio iniziare questa rubrica col dire che qui la guerra è catastrofica: odio le sue vittime, il sangue, le fughe improvvise, la privazione della proprietà, il lavoro disumano, la sofferenza dei miei concittadini e il furto dei loro diritti. Quando guardavo la TV pensavo alla guerra come irreale, attraverso il pc immaginavo come fosse, ma queste cose sono diventate più reali e più catastrofiche di quello che la mia mente immaginava, soprattutto in questi giorni in cui il mio popolo soffre tremendamente.

Prima della guerra vivevamo in uno stato di stabilità, non conoscevamo il suo significato o la sua gravità, se non quando la guardavamo in TV o ne sentivamo parlare. Ma Bashar al-Assad, la Russia, l’Iran e i loro sostenitori stanno conducendo sul nostro territorio un violentissimo conflitto con il pretesto di combattere il terrorismo. Eravamo solo civili comuni che sognavano di vivere in libertà e dignità, come il resto del Mondo. Da parte mia sognavo una piccola casa che ospitasse me, i miei figli e la mia famiglia, un’auto e un lavoro di cui vivere per garantire le esigenze della vita. Avevo molti sogni, ma nessuno potrà essere realizzato a causa del conflitto e delle condizioni in cui viviamo.

In questa guerra ho abbandonato tutti i sogni che volevo realizzare nella mia città di Ma`rat al-Numan. Sono stato sfollato dopo i bombardamenti aerei e gli attacchi con artiglierie pesanti. La maggior parte delle notti non riuscivamo a dormire a causa di barbari bombardamenti, anche durante il giorno c’erano aerei da ricognizione.

Un giorno ero al mercato per portare un po’ di cibo ai miei figli e alla mia famiglia, quando all’improvviso siamo stati attaccati da bombardamenti aerei russi che hanno praticamente condotto la mia vita alla “morte”. Decine di civili, bambini e uomini sono stati uccisi lungo la strada. Fortunatamente non mi sono fatto molto male, tranne alcune ferite e una gamba rotta. La guerra qui è assolutamente tragica. Quando sei seduto in casa con la tua famiglia, i tuoi figli, gli amici o chiunque ti sia caro o vicino, quando si è seduti in sicurezza e non ci sono bombardamenti, improvvisamente arrivano gli aerei e sento il suono delle bombe sganciate. Immaginate i vostri bambini che iniziano a urlare e ad avere facce impolverate, mentre voi non potete fare nulla. La vita qui è tragica e noi viviamo così ormai da nove anni. Immaginate i vostri figli che hanno fame e voi non potete fare niente per loro a causa della vostra condizione finanziaria, segnata dalla perdita del vostro lavoro. Immaginate di non aver soldi per comprare le medicine a vostro padre. Un mese fa mio padre ha avuto un ictus alla testa a causa dell’oppressione, del dolore e della paura in cui viviamo e di cui soffriamo. Qui siete soli e nessuno può aiutarvi.

Sì, signori, sono un essere umano. Vivo in Siria. Nel ventunesimo secolo.

Nella mia patria, ferito e oppresso, nessuno se ne preoccupa. Nessuno si cura dei bombardamenti, della morte, della distruzione, dello sfollamento, del dormire sotto gli alberi, del vivere in campi e case che non sono servite a nulla. Qui ci sono migliaia di feriti, qui le persone muoiono ogni minuto. I miei cittadini stanno osservando e aspettano con impazienza l’apertura delle frontiere per fuggire, oppure aspettano di fermare i bombardamenti e rovesciare il regime di Bashar al-Assad. Siamo costretti a cercare sempre un lavoro e un luogo sicuro per garantire la vita dei nostri figli e della nostra famiglia; a volte lavoro una settimana o meno. È stata distrutta la mia attività locale, la mia terra e la mia casa. Nonostante tutto quello a cui siamo esposti, credo ancora nel mio diritto alla libertà e alla dignità che sognavo quando ero giovane: sogno di vivere come i cittadini degli altri paesi del mondo. Credo ancora in Dio e credo che Lui realizzerà il mio sogno un giorno: la mia libertà, la libertà dei miei figli e del mio popolo e prego affinché si sbarazzi presto di questa tragica vita che viviamo. Ho imparato molto in questa guerra. I sacrifici di un soldato in guerra non fregano a nessuno, sarà sempre la tua famiglia a prendersi cura di te, a meno che tu non muoia.

di Khaled Abo Ahmad Shallah
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°211
NOVEMBRE 2020

 

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