“Il cerchio della vita”: una nuova realtà contro le violenze

290
informareonline-il-cerchio-della-vita-2
informareonline-il-cerchio-della-vita
Simona Di Lucia – Ph. Federica Lamagra

«Bisogna educare alla relazione: è necessario che sussista un’educazione ai sentimenti e ai valori, per smorzare o quantomeno arginare le sempre più diffuse uccisioni di donne, in quanto donne…». A dirlo è la criminologa e sociologa Simona Di Lucia, fondatrice e Presidente dell’associazione antiviolenza “Il cerchio della vita”. Dopo aver seguito numerosi casi anche emblematici (come ad esempio quello di Elisa Claps), si sta occupando di indagini difensive, inerenti ad aspetti di natura investigativa e di analisi dei reati, facendo talvolta da consulente di parte in quelli di natura sessuale. La sua attività comprende, inoltre, l’ascolto di persone vittime di stalking o di violenze a sfondo sessuale, attività che si riflette anche nell’associazione da lei fondata.
Lei è la Presidente dell’Associazione antiviolenza “Il Cerchio Della Vita”, quali sono state le ragioni che l’hanno spinta a fondare l’Associazione?
«L’associazionismo, soprattutto in un ambito nevralgico come quello dei Centri Antiviolenza, rappresenta una “sicura frontiera” a cui guardare, da parte di chi è vittima di violenza. “Il Cerchio Della Vita” si propone di offrire ai soggetti che si avvicinano a noi, e che vogliono iniziare un percorso per uscire dal tunnel della violenza, una serie di tutele modulate sui propri bisogni e sulle proprie aspettative. Questa relazione che intercorre tra chi tutela e chi dev’essere tutelato è il motivo principale del perché ho scelto questo settore professionale: la mia passione per la criminologia, il mio adoperarmi per i soggetti più deboli, il mio essere perennemente tra la gente per cercare di capire l’altro, rappresentano i punti cardine del mio modo di vivere e di essere».
Quali sono le figure presenti all’interno dello staff dell’Associazione?
«La Vicepresidente, Patrizia Perciabosco, che da molti anni è una persona estremamente operativa in ambito associazionistico, tanto da farne una vera e propria missione di vita. L’avvocato Giovanni Basile, specializzato in Diritto di famiglia, esercita la sua attività sia in ambito Penale che in ambito Civile. Infine, c’è l’operatrice antiviolenza, Rosita Serritella che è attiva all’interno dell’Associazione con una serie di incarichi che vanno dall’amministrazione, con compiti burocratici e d’ufficio, a quelli attinenti alla tesoreria, con funzioni di gestione e rendicontazione».
Quali sono le attività proposte dall’Associazione?
«L’Associazione offre tutta una serie di servizi ed attività, a partire da una consulenza per le vittime che può essere sia di natura legale-psicologica che criminologica-investigativa. Si tratta di colloqui in cui si analizza la situazione del caso, così da strutturare il percorso ideale per accompagnare e sostenere il soggetto che sceglie di rivolgersi a noi. Siamo uno sportello d’ascolto per casi di bullismo, cyberbullismo, violenza di genere, a sfondo sessuale, intra ed extra-familiare, contro donne, uomini e minori e forniamo supporto nella ricerca di un’autonomia personale, finalizzato all’inserimento in ambito lavorativo e ad una soluzione abitativa. In sostanza, cerchiamo di combattere la violenza in ogni sua forma».
State girando uno spot-film dal titolo “Salvati”. Può parlarcene meglio?
«“Salvati” è uno spot-film contenente una campagna di sensibilizzazione contro il femminicidio, promossa dalla nostra associazione. In rete è già disponibile il teaser del cortometraggio, con la regia di Giuseppe Iadonisi e la sceneggiatura di Maddalena Orlando, la cui finalità è quella di sintetizzare una tematica così complessa come il femminicidio, ponendo in essere alcune problematiche che si riconnettono a questo crimine. I punti qualificanti della videata in questione si articolano in un continuum di immagini, di voci e di suoni che proiettano in video le angosce e i turbamenti di un soggetto leso e scioccato dalla una violenza. La forza di questo video, dunque, sta nella messa in scena dell’escalation di un femminicidio, che si snoda in tutta la sua drammaticità e potenza visiva, attraverso dei frame molti forti che turbano lo spettatore, lasciandolo riflettere sull’intensità del messaggio».

SFOGLIA QUI L’ULTIMO NUMERO – Informare Magazine Febbraio 2019

Print Friendly, PDF & Email