Il Centro Laila e la vocazione del prendersi cura dei più piccoli anche in piena pandemia

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«Mi dispiace che tanti abbiano pensato avessimo semplicemente chiuso. Siamo stati più attivi che mai! Ci siamo dovuti adattare, ma tutto quello che avevamo lo abbiamo messo a disposizione». La voce positiva, gioiosa e immancabilmente determinata, è quella di Gisele, una delle figlie dei due fondatori del Centro Laila, che da oltre 35 anni aiuta il territorio, soprattutto quando esso si esprime negli occhi dei bambini, dei più fragili, dei dimenticati. L’abbiamo incontrata per la forte amicizia che ci lega e per sapere come avevano e stanno affrontando questo periodo così difficile per tutti. 

La loro è una struttura residenziale che ospita e segue tanti minori figli di immigrati, in difficoltà economiche, ma non solo. Una realtà che aiuta il prossimo, ma che ha dovuto inevitabilmente fare i conti con la pandemia. «Prima facevamo delle attività residenziali e semiresidenziali presso la struttura, poi abbiamo dovuto trasformare la nostra azione, potenziando l’assistenza domiciliare, data l’impossibilità per lunghi periodi di accogliere in sede i bambini».

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Sin dai primi giorni di lockdown, il Centro Laila ha percepito che andava preservato l’obiettivo che dà vita alla sua attività, che bisognava subito correre ai ripari. «Quando ci è arrivata la comunicazione che l’indomani non avremmo potuto svolgere le nostre attività, ci siamo subito adoperati per preparare pacchi alimentari per tutti i nuclei familiari che assistiamo e in più un pacco di prodotti di cancelleria e di uso scolastico per i bambini».

Dalla voce di Gisele si percepisce la fatica di quei momenti, le difficoltà, ma anche e soprattutto la grande positività di chi evidentemente ha una marcia in più.
Gli operatori del centro si sono adoperati anche per seguire i bambini per la DAD, fornendo dispositivi elettronici lì dove mancavano, e per dare supporto alle famiglie.

Il Centro poteva “limitarsi” a questo, poteva continuare a seguire la propria vocazione nelle modalità concessegli. Ma la vera vocazione di questo Centro è la cura del prossimo, qualunque sia la difficoltà che vive, chiunque esso sia, e questa pandemia, purtroppo, ha creato tante nuove povertà, tante nuove difficoltà per famiglie e persone che riuscivano ad andare avanti per il rotto della cuffia.

«Abbiamo rafforzato la distribuzione alimentare, collaborando con il Comune e con la Protezione Civile locale, fornendo alimenti per le persone che si trovavano in disagio economico sul territorio di Castel Volturno, ma anche di Mondragone, Cancello ed Arnone».

La pandemia ha colpito, ha rallentato, ma non ha immobilizzato l’attività del Centro Laila. È cambiata la forma, in base alle nuove esigenze, ma il bene prodotto è stato per certi versi addirittura maggiore. «Ad oggi il Centro Laila non ha ancora ripreso le sue attività al 100%. Il nostro augurio è che per settembre riprenda l’accoglienza anche dei bambini più piccoli perché per adesso abbiamo dato priorità ai bambini in fascia scolastica. Per ora era la cosa più urgente».

Concludendo la nostra chiacchierata, abbiamo chiesto a Gisele come i bambini hanno vissuto questa situazione così particolare e difficile. «I bambini insegnano tanto a noi adulti. Sono molto più forti di noi ed hanno uno spirito di adattamento incredibile. Li abbiamo sentiti tutti i giorni, li seguivamo per la scuola, li bombardavamo di informazioni riguardanti la prevenzione per il Covid e i comportamenti da assumere.

Fortunatamente, ci hanno seguito molto e hanno compreso il problema. È ovvio che la loro sofferenza è stata non poter giocare come erano abituati a fare insieme a tutti gli altri, non poter partecipare alle attività del Centro». È mancata loro la parte più bella del Centro: la condivisione, l’allegria, la gioia dello stare insieme.  

«Quando siamo andati a prenderli per la prima volta e gli abbiamo annunciato che avrebbero potuto giocare all’aperto, hanno fatto salti di gioia. Ne avevano proprio bisogno». E probabilmente è ciò di cui ha bisogno ognuno di noi: ricaricarsi di gioia vedendo l’allegria dello stare insieme dei più piccoli. Grazie anche a chi, come il Centro Laila, non ha mai smesso di prendersi cura di loro.

di Angelo Velardi

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°218 – GIUGNO 2021

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