“È giunta l’ora che questi soprusi vengano riconosciuti come reati veri e propri”, queste le parole di Linda Guerrini che da qualche giorno ha cercato di far luce sulle molestie lanciando una petizione e raccogliendo più di 7 mila firme. Il catcalling è il suo bersaglio, e il renderlo un reato il fine ultimo.

Per “catcalling” si intende l’insieme di tutte quelle molestie verbali che le donne subiscono per strada e nei luoghi pubblici. Molestie che iniziano con un “ciao bella”, e a volte si limitano a tanto, mentre altre continuano con il seguire la vittima, palparla contro la sua volontà o esporsi.

Il governo Macron nel 2018 ha approvato un disegno di legge che multa chi rivolge degli apprezzamenti non richiesti a donne incrociate per strada. Occorreva sottolineare che la molestia non ha nulla a che fare con un consensuale flirtare e, “le donne non devono in alcun modo aver timore di andare in giro” – diceva il presidente Emmanuel Macron, arrivando alla decisione che per chi commette catcalling, ribattezzato street harassment (molestie in strada), non bastava solo un’ammonizione. I cugini francesi si sono quindi mossi con multe, dai 90 fino ai 750 euro a seconda della gravità, per arrivare a un programma di riabilitazione civica obbligatorio per il molestatore.

Secondo una ricerca che il gruppo “Hollaback!” ha condotto insieme alla Cornell University, i numeri di incidenti di catcalling sono altissimi. In Italia il 79% delle donne subisce catcalling già prima dei 17 anni. Nel mondo la maggior parte delle donne ha subito questo tipo di molestia per la prima volta durante la pubertà, a soli 10 o 11 anni.

Le conseguenze del catcalling iniziano a manifestarsi già pochi secondi dopo la molestia, quando una donna è costretta a chiedersi se sia lei il problema, se ha sbagliato qualcosa, se non era il caso di rientrare dopo un certo orario o se il problema è il suo abbigliamento. Per evitare il catcalling, più della metà delle donne dichiara di non essere uscita la sera e di aver cambiato modo di vestirsi, l’88% di aver dovuto cambiare itinerario e il 19% di aver voluto o dovuto cambiare casa o città.

“Se metti una gonna corta stai provocando” si legge in giro sui social, e la falla della società risiede proprio in queste esternazioni: i centimetri di stoffa indossata dovrebbero essere un’arma da usare contro la vittima? Dovrebbero essere l’attenuante per giustificare una violenza?

Il catcalling non può e non deve essere il problema di una sola persona. Subire catcalling rischia di condizionare la vita di una donna. In Italia, una donna su dieci riporta di aver saltato un giorno di lavoro, una su quattro di essere arrivata in ritardo in ufficio o a scuola e il 16% di aver rifiutato un’offerta di lavoro.

La consensualità non può essere un accessorio superfluo, ma il pilastro di ogni approccio. Nessuno pretende di eliminare la libertà di flirtare, tra adulti consenzienti tutto è permesso. Ma se una delle due parti non gradisce, l’altra deve rispettare, punto e basta.

di Rossella Schender

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